
Sfollati: per la prima volta i conflitti spostano più delle catastrofi ambientali

Nuovo rapporto dell’Internal Displacement Monitoring Centre (IDMC). Nel 2025 le guerre hanno allontanato più persone dalle proprie case delle calamità naturali: in totale 82,2 milioni. Con 17,3 milioni di nuovi movimenti, la regione subsahariana pesa per il 45% sul totale globale delle fughe causate da combattimenti. Una concentrazione che non ha precedenti nelle rilevazioni storiche. Il servizio di Nigrizia.
Nel 2025, 32,3 milioni di persone sono state costrette a fuggire all’interno dei propri paesi a causa di guerre e violenze. È la prima volta nella storia che i conflitti armati diventano la causa principale degli sfollamenti interni, superando le catastrofi naturali, le quali hanno spostato 29,9 milioni di persone. Non si tratta di un capovolgimento temporaneo: è il segnale di una crisi strutturale che si sta radicando nel tessuto di decine di paesi.
Il dato emerge dal Rapporto globale sugli sfollamenti interni 2026 dell’Internal Displacement Monitoring Centre (IDMC).
Il numero complessivo di persone che vivono in condizioni di sfollamento interno ha toccato quota 82,2 milioni, la seconda cifra più alta mai registrata, quasi il doppio rispetto ai 38,9 milioni del 2016. Una crescita che non accenna a fermarsi, e che il rapporto IDMC descrive ormai come una crisi sistemica globale.
Scappati dai conflitti
Dietro i numeri ci sono uomini, donne e bambini costretti a fuggire più volte nel corso dello stesso anno, spesso senza sapere dove andare e senza garanzia di non dover ricominciare da capo. I conflitti armati – sia internazionali che interni – si sono intensificati in modo drammatico: rispetto al 2024, gli sfollamenti dovuti a guerre sono aumentati del 60%.
Un balzo che ha due epicentri principali: l’Iran, con 10 milioni di sfollamenti, e la Repubblica democratica del Congo, con 9,7 milioni. Insieme, questi due paesi hanno prodotto i due terzi del totale mondiale.
L’Africa al centro della tempesta
Se il quadro globale è già allarmante, è guardando all’Africa subsahariana che i dati assumono una dimensione ancora più rilevante. Nel 2025, la regione ha registrato 17,3 milioni di nuovi sfollamenti, di cui la stragrande maggioranza – 14,5 milioni, pari all’83% del totale regionale – causati da conflitti e violenze. In termini assoluti, significa che quasi uno sfollamento su due dovuto a conflitti nel mondo intero ha avuto luogo in Africa subsahariana.
Rd Congo e Sudan: i due paesi con i numeri più gravi
La Repubblica democratica del Congo ha vissuto quello che il rapporto definisce un anno senza precedenti: 9,7 milioni di sfollamenti legati al conflitto, il dato più alto mai registrato per il paese. Le offensive del gruppo armato M23 nell’est del territorio hanno scatenato ondate di fuga continue, con oltre 2 milioni di movimenti concentrati nei soli primi due mesi dell’anno. Intere comunità sono state svuotate nel giro di settimane.
Il Sudan ha registrato 1,7 milioni di nuovi sfollamenti, e alla fine del 2025 ospitava 9,1 milioni di sfollati interni, la popolazione più numerosa al mondo, per il terzo anno consecutivo.
Il resto del continente non sta meglio
Il Sud Sudan ha raggiunto quasi 864mila sfollamenti, il dato peggiore dal 2014, l’anno in cui esplose la guerra civile. Nel Sahel, il Burkina Faso ha fatto segnare 316mila movimenti, mentre il Niger ha visto un aumento del 66%, arrivando a 166mila. La Nigeria, con 354mila movimenti, sconta un mix esplosivo di violenza criminale e conflittualità comunitaria.
Meno catastrofi naturali del 2024
A differenza dei conflitti, nel 2025 gli sfollamenti causati da catastrofi naturali in Africa subsahariana sono scesi a 2,9 milioni, quasi tre volte meno rispetto al 2024, anno eccezionalmente colpito da inondazioni. Un dato in calo, quindi, ma che rimane comunque ben al di sopra delle medie storiche. Il Sud Sudan ha registrato oltre 487mila sfollamenti solo per alluvioni, spesso nelle stesse aree già martoriate dai combattimenti, dove la sovrapposizione di crisi rende ogni forma di risposta umanitaria estremamente difficile.
Lungo le coste del Mozambico, i cicloni Dikeledi, Chido e Jude si sono abbattuti in rapida successione, contribuendo agli 826mila sfollamenti da tempeste registrati nell’intera regione. In Etiopia, una serie di terremoti a gennaio – un evento raro per la zona – ha provocato 78mila spostamenti.
Una crisi che non si risolve da sola
Alla fine del 2025, circa 31,7 milioni di persone in Africa subsahariana vivevano ancora lontano dalle proprie case, pari al 39% del totale mondiale degli sfollati interni. Quasi tutti, 29 milioni, fuggiti a causa di conflitti.
Il rapporto IDMC avverte: i ritorni registrati in alcuni paesi, come Sudan e Rd Congo, non equivalgono a soluzioni reali. Spesso le persone tornano in contesti ancora instabili, con infrastrutture distrutte e senza prospettive concrete di sicurezza. Tornare non significa essere salvi.
[Fonte: Nigrizia; Foto: The Conversation]

