Il Papa alla Sapienza, “ai giovani lasciamo un mondo storpiato dalle guerre. Non si chiami ‘difesa’ un riarmo che aumenta tensioni e insicurezza”

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Nell’incontro con docenti e studenti dell’Ateneo romano, Leone XIV denuncia con forza “l’enorme crescita della spesa militare nel mondo”, a discapito degli “investimenti in educazione e salute”, della “fiducia nella diplomazia”, e arricchendo “élite cui nulla importa del bene comune”. Inoltre, “quanto sta avvenendo in Ucraina, a Gaza e nei territori palestinesi, in Libano, in Iran descrive la disumana evoluzione del rapporto fra guerra e nuove tecnologie in una spirale di annientamento”.

ROMA, 14 MAG – “Quando il desiderio di verità si fa ricerca, la nostra audacia nello studio testimonia la speranza di un mondo nuovo”. Così Leone XIV si è rivolto agli studenti e ai docenti dell’Università La Sapienza durante la sua visita pastorale di stamane all’Ateneo romano, che è il più grande d’Europa. E’ stato il tema della pace a caratterizzare in modo particolare l’incontro del Papa con l’Università di Roma.

Accolto festosamente da tutta la comunità della Sapienza, il Pontefice ha fatto tappa dapprima alla Cappella Universitaria, quindi nello Studio di Rappresentanza del Palazzo del Rettorato, dove ha avuto un colloquio privato con la rettrice Antonella Polimeni. Ha poi visitato la Mostra “La Sapienza e il Papato”, e ha infine raggiunto l’Aula Magna, dove ha avuto luogo l’incontro con docenti e studenti, introdotto dal saluto della rettrice.

“La vostra Università si caratterizza come polo d’eccellenza in diverse discipline e, al contempo, per il suo impegno in favore del diritto allo studio, anche di chi ha minori disponibilità economiche, delle persone con disabilità, dei detenuti e di chi è fuggito da zone di guerra”, ha detto il Papa nel suo discorso. Ad esempio, ha sottolineato, “apprezzo molto che la Diocesi di Roma e la Sapienza abbiano firmato una convenzione per l’apertura di un corridoio umanitario universitario dalla striscia di Gaza”.

Papa Leone ha voluto avvertire come “non dobbiamo nasconderci che molti giovani stanno male. Per tutti ci sono stagioni difficili; qualcuno però può avere l’impressione che non finiscano mai”. A suo avviso, “oggi questo dipende sempre più dal ricatto delle aspettative e dalla pressione delle prestazioni. È la menzogna pervasiva di un sistema distorto, che riduce le persone a numeri esasperando la competitività e abbandonandoci a spirali d’ansia”. Secondo il Pontefice, “proprio questo malessere spirituale di molti giovani ci ricorda che non siamo la somma di quel che abbiamo, né una materia casualmente assemblata di un cosmo muto. Noi siamo un desiderio, non un algoritmo!”.

E “a chi è più adulto – ha proseguito – il malessere giovanile domanda: ‘Che mondo stiamo lasciando?’. Un mondo purtroppo storpiato dalle guerre e dalle parole di guerra. Si tratta di un inquinamento della ragione, che dal piano geopolitico invade ogni relazione sociale”. “La semplificazione che costruisce nemici va allora corretta, specie in università, con la cura per la complessità e il saggio esercizio della memoria”, ha sollecitato il Papa.

In particolare, “il dramma del Novecento non va dimenticato. Il grido ‘mai più la guerra!’ dei miei Predecessori, così consonante al ripudio della guerra sancito nella Costituzione Italiana, ci sprona a un’alleanza spirituale con il senso di giustizia che abita il cuore dei giovani, con la loro vocazione a non chiudersi tra ideologie e confini nazionali”. Ad esempio, ha evidenziato papa Prevost, “nell’ultimo anno la crescita della spesa militare nel mondo, e in particolare in Europa, è stata enorme: non si chiami ‘difesa’ un riarmo che aumenta tensioni e insicurezza, depaupera gli investimenti in educazione e salute, smentisce fiducia nella diplomazia, arricchisce élite cui nulla importa del bene comune”.

Secondo Leone XIV, “occorre inoltre vigilare sullo sviluppo e l’applicazione delle intelligenze artificiali in ambito militare e civile, affinché non de-responsabilizzino le scelte umane e non peggiorino la tragicità dei conflitti”. “Quanto sta avvenendo in Ucraina, a Gaza e nei territori palestinesi, in Libano, in Iran descrive la disumana evoluzione del rapporto fra guerra e nuove tecnologie in una spirale di annientamento”, ha denunciato.

“Lo studio, la ricerca, gli investimenti vadano nella direzione opposta – ha quindi esortato il Papa -: siano un radicale ‘sì’ alla vita! Sì alla vita innocente, sì alla vita giovane, sì alla vita dei popoli che invocano pace e giustizia!”. Poi “un secondo fronte d’impegno comune riguarda l’ecologia – ha detto ancora -. Come ci ha detto Papa Francesco nell’Enciclica Laudato si’, ‘esiste un consenso scientifico molto consistente che indica che siamo in presenza di un preoccupante riscaldamento del sistema climatico’ (n. 23). Da allora è trascorso oltre un decennio e, al di là dei buoni propositi e di alcuni sforzi orientati in tale direzione, la situazione non sembra essere migliorata”.

In questo scenario “incoraggio soprattutto voi, cari giovani, a non cedere alla rassegnazione, trasformando invece l’inquietudine in profezia. Specialmente chi crede sa che la storia non piomba senza scampo nelle mani della morte”. “Studiate, coltivate, custodite la giustizia! – ha spronato il Papa – Insieme a me e a tanti fratelli e sorelle, siate artigiani della pace vera: pace disarmata e disarmante, umile e perseverante, lavorando alla concordia tra i popoli e alla custodia della Terra. C’è bisogno di tutta la vostra intelligenza e audacia”. E “occorre passare dall’ermeneutica all’azione: così poco considerati da una società con sempre meno figli, testimoniate che l’umanità è capace di futuro, quando lo costruisce con sapienza”.

Rivolgendosi poi ai docenti, Leone ha rimarcato che “insegnare è una forma di carità quanto deve esserlo soccorrere un migrante in mare, un povero per la strada, una coscienza disperata. Si tratta di amare sempre e comunque la vita umana, di stimarne le possibilità, così da parlare al cuore dei giovani, senza puntare solo alle loro cognizioni”. “Insegnare diventa allora testimoniare valori con la vita – ha aggiunto -: è cura per la realtà, è senso di accoglienza verso ciò che non si comprende ancora, è dire la verità”.

A conclusione del discorso, interrotto più volte dagli applausi, il Pontefice ha affermato che la sua “visita vuole essere segno di una nuova alleanza educativa tra la Chiesa che è in Roma e la vostra prestigiosa Università, che proprio in seno alla Chiesa è nata e cresciuta”.

Nel saluto finale sul piazzale dell’Ateneo, prima di ripartire per il Vaticano, Leone XIV ha lanciato “un invito a tutti voi: collaboriamo insieme, siamo tutti costruttori di pace nel mondo, lavoriamo, studiamo, facciamo tutto, dai rapporti fra gli amici, le nostre parole, il nostro modo di pensare, per costruire la pace nel mondo. Abbiate sempre speranza nella possibilità di costruire un mondo nuovo!”.

Un'”alleanza” – e un contesto di rapporti -, quella sancita oggi, che assume un particolare significato a distanza di 18 anni dall”incidente’ del gennaio 2008, quando papa Benedetto XVI rinunciò a intervenire all’inaugurazione dell’Anno accademico della Sapienza, cui era stato invitato, a causa delle proteste e delle contrarietà manifestate in una lettera ad uso interno indirizzata all’allora rettore e firmata da 67 docenti (su circa 4 500) dell’Università. Lettera sottoscritta successivamente da altri 700 tra professori e scienziati, italiani e non.

All’origine del dissenso, esplicitato nella lettera, sia il discorso di papa Ratzinger nel 2006 all’Università di Ratisbona, sia il suo precedente intervento da cardinale, nel 1990, proprio alla Sapienza, quando le sue parole avevano sollevato forti polemiche nel mondo scientifico, in particolare per la citazione del filosofo della scienza Paul Feyerabend al quale era parso venisse attribuito un giudizio positivo dell’operato della Chiesa relativamente al processo a Galileo.

Oggi, a scanso di equivoci sul piano scientifico o accademico, papa Leone ha messo subito in chiaro che la sua era una “visita pastorale”. E il suo richiamo a un'”alleanza” in cui lavorare tutti e insieme per la pace non poteva certo trovare opposizioni.

[Foto: Vatican Media]