Migranti morti nel Mediterraneo: don Mattia Ferrari, messa e preghiere in mare per le vittime dei naufragi

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“Davanti ai recenti naufragi, che hanno segnato la strage più grande nel Mediterraneo di questi anni, c’è stato silenzio e indifferenza. Chi ha parlato di loro? Chi ha pianto per loro? Questo ha segnato un’ulteriore ferita alla loro dignità calpestata”. E’ quanto afferma sui suoi profili social don Mattia Ferrari, cappellano di bordo di Mediterranea Saving Humans, che ieri ha pregato in mare, celebrando anche una messa, per le vittime dei recenti naufragi in Mediterraneo: le Ong parlano di almeno mille vittime nei giorni del ciclone Harry, i cui corpi vengono mano a mano restituiti dal mare sulle rive di Sicilia e Calabria.

“Siamo in contatto con i familiari e gli amici di molte vittime: ci hanno chiesto di non dimenticarli, di pregare per loro, di restituire loro la dignità di fratelli e sorelle”, spiega il sacerdote.

Per questo motivo con @mediterranearescue e @refugeesinlibya e con le Chiese della Sicilia “abbiamo deciso fare un gesto semplice e umile: andare in mare con la barca a vela Safira, già usata in missioni di soccorso e lì pregare per loro, con la S. Messa, una preghiera musulmana e un’orazione civile. Abbiamo pregato per le vittime e per i loro familiari e amici, abbiamo chiesto perdono a Dio e a loro per la nostra indifferenza e la nostra chiusura, e abbiamo invocato il dono della conversione dei cuori”.

Don Mattia ringrazia “per i tanti messaggi arrivati: dai vescovi siciliani e da vescovi, preti, suore e laici dell’Italia, di tutto il Mediterraneo, dei Paesi dell’Africa subsahariana da cui provenivano le vittime, degli USA, dell’America Latina, delle Filippine”. “Tutti loro, in tutto il mondo, ci hanno detto che oggi si sono uniti spiritualmente alla nostra preghiera. Sulla barca c’era una delegazione, ma in comunione con noi c’era una moltitudine enorme della Chiesa e di persone di buona volontà”, sottolinea.

“Nel mistero pasquale anche il dolore di queste ingiustizie viene riscattato – aggiunge don Ferrari -: quell’amore che Cristo ci ha donato riscatta gli esclusi e gli oppressi, li eleva nella gloria del Cielo e dà a noi che ancora siamo sulla Terra la forza di lottare e di servire, donando noi stessi”. “La salvezza non viene dalla gloria di questo mondo che il diavolo offre a Gesù nelle letture di oggi, ma dalla Croce di Cristo, dall’amore viscerale (splagchnizomai), che viene da Dio ed è presente in ogni persona che dona se stessa, come Cristo ha fatto nella Sua Pasqua, il cui memoriale perenne ci ha donato nell’Eucaristia – conclude -. Ecco perché abbiamo voluto che l’Eucaristia fosse celebrata lì, in mare, perché sappiamo che Dio é con loro e che solo se con umiltà saremo con loro ci salveremo”.

Insieme a Luca Casarini, co-fondatore e capomissione di Mediterranea Saving Humans, sabato don Mattia Ferrari ha diffuso un comunicato stampa, prima della partenza dell’indomani dal porto di Trapani e della messa e della preghiera in mare. Lo pubblichiamo integralmente.

Partenza della barca del soccorso civile Safira in servizio con Mediterranea Saving Humans

Commemorazione per i fratelli e sorelle migranti morti nel Mediterraneo durante i giorni del ciclone Harry

S. Messa. Preghiera islamica. Orazione civile

Davanti alla grande strage avvenuta nel Mediterraneo centrale nel mese di gennaio hanno prevalso il silenzio e l’indifferenza. Quella che papa Francesco chiamava la “globalizzazione dell’indifferenza”. A questi nostri fratelli e sorelle, lasciati morire, a queste vittime dell’ingiustizia, é stata negata qualsiasi dignità.

Mediterranea e Refugees in Libya sono in contatto con i familiari e amici di molte vittime. Chiedono di non dimenticare i loro cari dispersi in mare, di pregare per loro, di restituire loro dignità, di far risuonare il loro grido.

Papa Francesco a Lampedusa aveva denunciato: “Chi di noi ha pianto per questo fatto e per fatti come questo?”. Questa domanda ritorna oggi in relazione ai recenti naufragi. Papa Leone nella “Dilexi te” ha riaffermato il valore dell’amore verso i poveri ripercorrendone la storia attraverso i secoli. In nome di quell’amore e di quella storia, vogliamo continuare ad amare. Vincendo l’odio, l’intolleranza, il respingimento, il rifiuto verso chi bussa alla nostra porta, che cercano di dominare nel nostro mondo.

Domenica mattina partiremo con una barca a vela, Safira, che opera con Mediterranea il soccorso civile in mare. E in mare, con il mare che in questi giorni, restituendo i corpi dei nostri fratelli e sorelle, ci ha chiamato a farlo, celebreremo il ricordo per questi nostri fratelli e sorelle. Depositeremo in mare fiori, per accarezzare con dolcezza chi giace in fondo, per accogliere con compassione e rispetto chi arriverà sulle nostre coste senza più vita. Per chiedere a Dio, e al mare, di perdonarci per questo abominio. Con questo gesto vogliamo anche dire ai familiari delle persone che sono morte e disperse che siamo con loro. Che condividiamo il loro dolore. Solo la fraternità ci salverà da questo inferno che abbiamo creato con le nostre mani, che hanno creato sistemi che non hanno alcun rispetto per la vita dei poveri e degli esclusi.

Saremo accompagnati da rappresentanti delle Chiese siciliane, che in questi giorni stanno denunciando l’arrivo dei corpi senza vita delle vittime sulle coste e stanno svolgendo un prezioso servizio di testimonianza e denuncia. Saremo in comunione anche con le Chiese e i movimenti popolari che negli USA stanno facendo tanto per essere accanto alle persone migranti che stanno subendo violenze e deportazioni, dando carne alla fraternità.

Invitiamo tutte le persone e tutte le comunità del Mediterraneo a unirsi alla nostra preghiera. Ciascuno nella propria religione, preghiamo per i nostri fratelli e sorelle dispersi in mare e preghiamo per noi, perché possiamo guarire dall’indifferenza e dalla complicità con l’ingiustizia, perché possiamo avere il coraggio di agire, che nasce dall’amore e dare carne alla solidarietà e alla fraternità.

[Foto: Facebook/Mattia Ferrari]