Oggi la bilaterale Italia-Santa Sede per l’anniversario dei Patti Lateranensi. Sicurezza, conflitti, istruzione, stretta sui migranti fra i temi al centro del confronto

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ROMA, 17 FEB – Sono fissati per questo pomeriggio a Palazzo Borromeo, all’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede, l’atto celebrativo e la bilaterale Italia-Vaticano in occasione del 97° anniversario dei Patti Lateranensi e del 42° dell’Accordo di modificazione del Concordato. Alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, della presidente del Consiglio dei Ministri Giorgia Meloni, del ministro degli Esteri Antonio Tajani e delle più alte cariche istituzionali della Repubblica italiana e della Santa Sede, le due delegazioni si incontreranno per discutere dei temi d’interesse concordatario e fare il punto dei rapporti tra le due sponde del Tevere alla luce delle principali emergenze in atto. A guidare la delegazione vaticana sarà il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, presente anche il presidente della Cei, cardinale Matteo Zuppi.

Dopo un anno che ha visto grandi rivolgimenti, tra cui la morte di un Papa e l’elezione del successore – si tratta infatti della prima bilaterale nell’era di papa Leone XIV -, e anche la celebrazione di un evento di portata planetaria come il Giubileo della Speranza, i rapporti tra Italia e Santa Sede vivono un momento di grande cordialità, frutto anche della positiva collaborazione sperimentata durante l’Anno Santo, come pure di sintonia su vari temi, per quanto non manchino settori – come la recente stretta governativa sui migranti, di pari passo con quella europea, l’avanzare della povertà, il giro di vite sulla sicurezza – su cui le distanze si sono recentemente allargate.

Fra i temi in agenda per il summit di oggi, il dialogo non può non soffermarsi anche sul quadro internazionale, sui conflitti in atto non solo in Ucraina e nel Medio Oriente, ma anche in molti Stati africani, continente dove la premier Meloni ha appena partecipato al summit Italia-Africa in Etiopia (snobbando invece quello sulla sicurezza europea a Monaca di Baviera). Si misurerà quali sono i rispettivi atteggiamenti su Gaza, dopo che il governo ha accettato un ruolo da “osservatore” dell’Italia nel Board of Peace voluto dal presidente americano Donald Trump: un istituto, però, che da parte della Chiesa cattolica – anche se la Santa Sede non ha ancora risposto all’invito del presidente usa ad aderire – il patriarca latino di Gerusalemme Pierbattista Pizzaballa ha già bollato come “un’operazione colonialista”. E da parte sua la delegazione vaticana non mancherà di sostenere la necessità di non calpestare ulteriormente il ruolo delle organizzazioni multilaterali e, allo stesso tempo, il diritto internazionale.

L’apprezzamento del mondo cattolico e della Conferenza episcopale il governo italiano lo ha recentemente ‘incassato’ sui provvedimenti in manovra finanziaria a favore delle scuole paritarie: in particolare per quanto riguarda il bonus fino a 1.500 euro per le famiglie con Isee entro i 30 mila euro, così come per la norma che chiarisce in via definitiva l’esenzione dell’Imu per le stesse paritarie. Provvedimenti salutati con grande favore dalle organizzazioni cattoliche di settore.

Preoccupazione e allarme, soprattutto in sede Caritas, hanno riguardato invece l’avanzare della povertà in Italia, un campo in cui l’azione del governo viene giudicata insoddisfacente, specie per la forte riduzione della platea di beneficiari che percepiscono l’Assegno di inclusione rispetto a quello che era il Reddito di cittadinanza.

Capitoli che hanno registrato attriti fra la Chiesa e la maggioranza di governo sono invece i progetti di inasprimento delle norme sulla sicurezza, sull’onda dei recenti disordini di piazza, che da parte delle gerarchie cattoliche vengono accolti non senza scetticismo e timori. Ma sono soprattutto le nuove misure di chiusura sull’immigrazione che hanno incontrato nel fronte ecclesiale una vera levata di scudi. Molte le voci che si sono alzate con preoccupazione dinanzi al ddl immigrazione, definito come una stretta inumana, incomprensibile, anticostituzionale e contraria al diritto internazionale e umanitario.

Per monsignor Giancarlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio e presidente della Fondazione Migrantes della Cei, il ddl mette “prima la tutela dei confini e poi la tutela delle persone”. E ne ha rimarcato il profilo anticostituzionale: “è in contraddizione con l’articolo 10 della Costituzione che dice che lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica”.

Per chi ha fatto della frase “no muri, ma ponti” un monito e un impegno del mondo cattolico, è difficile accettare un disegno di legge che “fa del Mediterraneo sostanzialmente un muro, il che è anche per le frontiere terrestri perché ciò che si dice per il Mediterraneo vale anche per le frontiere terrestri”.

A fare eco a Perego anche il card. Zuppi, secondo cui “c’è la necessità della gestione di un fenomeno epocale, gigantesco anche per i numeri, per quello che comporta, e quindi bisogna saperlo gestire insieme. Molte volte non si è gestito, si è soltanto subìto. Bisogna gestirlo guardando avanti, al futuro, mettendo al centro la persona, coniugando la sicurezza con l’accoglienza. Crediamo che le due dimensioni siano complementari, perché c’è sicurezza quando c’è accoglienza”.

Un bel nodo da sciogliere nella bilaterale di oggi. Il governo naturalmente intende andare avanti, confortato anche dalla linea che oggi viene seguita anche in sede europea: vedremo come e in che misura ci sarà spazio perché trovino ascolto le obiezioni della Chiesa.

Sullo sfondo resta la maggiore fonte di scontro politico di queste settimane: la campagna referendaria sulla riforma costituzionale per la separazione delle carriere dei magistrati. Su questa tema, il card. Zuppi in occasione dell’ultimo Consiglio Cei aveva lanciato un appello ad andare al voto, essendo necessario preservare “l’equilibrio tra i poteri dello Stato” e “l’autonomia e l’indipendenza” dei giudici. Ma all’ìndomani, dopo le prime reazioni, i vescovi tramite la loro agenzia Sir hanno ritenuto di dover precisare che quella di Zuppi non era un’indicazione di voto né di orientamenti politici, quindi non certo in favore del No al referendum.

Evidentemente quella precisazione non è bastata, perché ancora venerdì scorso, 13 febbraio, il portavoce della Cei Vincenzo Corrado ha diffuso un comunicato per rispondere alle “richieste di chiarimento” sulla posizione della Conferenza episcopale al prossimo referendum, spiegando che quest’ultima “non è entrata nel merito della questione con indicazioni di voto”, ma “ha espresso un forte invito alla partecipazione, sollecitando una corretta informazione per una scelta consapevole e sempre nel segno del bene comune”.

Richiamandosi quindi sia al Codice di diritto canonico che alla Nota Dottrinale della Congregazione per la Dottrina della Fede circa “alcune questioni riguardanti l’impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica”, si è rimandato “all’unico pronunciamento sulle questioni referendarie: il comunicato finale dell’ultima sessione del Consiglio Episcopale Permanente in cui veniva sottolineata l’importanza di ‘recarsi alle urne, superando il clima di disimpegno e astensionismo’”. Chissà se chi aveva tanto temuto un endorsement della Cei per il No ora sarà più tranquillo.

[Foto: Vatican News]