Il Papa, “mitragliati tanti innocenti, cosa c’entrano nella guerra i bambini?”

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Papa Francesco chiede ancora di pregare incessantemente per la pace. “La guerra cresce! Pensiamo ai Paesi che soffrono tanto: la martoriata Ucraina, la Palestina, Israele, il Myanmar, Nord Kivu e tanti Paesi che sono in guerra”, ha detto ieri al termine dell’udienza generale in Piazza San Pietro.

“Preghiamo per la pace!”, ha ribadito: “La pace è un dono dello Spirito Santo e la guerra sempre – sempre, sempre, sempre – è una sconfitta. Nella guerra nessuno vince; tutti perdono. Preghiamo per la pace, fratelli e sorelle”.

“Ieri – ha detto ancora il Papa – ho visto che sono state mitragliate 150 persone innocenti: cosa c’entrano nella guerra i bambini? Le famiglie? Sono le prime vittime. Preghiamo per la pace”. Il Papa non ha specificato a quale situazione di guerra facesse riferimento con questa sua ultima considerazione, né la Sala stampa vaticana ha ritenuto di dover dare “indicazioni in proposito”.

I più hanno pensato, però, all’ultimo massacro perpetrato nella Striscia di Gaza. A tale proposito, Ong attiviste, comunità internazionale e il governo statunitense hanno chiesto spiegazioni a Israele per il “terribile” raid aereo della sera del 28 ottobre a nord di Gaza, in cui sono morti un centinaio di civili, fra i quali 20 bambini, dice AsiaNews. L’Onu si dice “inorridito per le conseguenze di uno degli attacchi più mortali degli ultimi tre mesi e chiede un’indagine trasparente.

L’esercito israeliano non commenta, ma come in passato sembra non credere alle stime fornite dalle autorità sanitarie di Hamas. Intanto il World Food Programme chiede azioni immediate perché la crisi alimentare nella Striscia non si trasformi in carestia, rischio reale dopo la messa al bando di Unrwa di Israele.

Altri osservatori hanno invece ritenuto che il Papa parlasse del fatto che tra domenica 6 e martedì 8 ottobre 2024 nella città di Manni, nella regione orientale del Burkina Faso, si sono verificati una serie di attacchi terroristici che, secondo fonti locali contattate da Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS), hanno causato almeno 150 vittime. Tra di loro ci sono sia membri della numerosa comunità cattolica della città, sia musulmani.

I terroristi prima hanno tagliato le comunicazioni della città e poi hanno attaccato il mercato locale, dove le persone si erano recate dopo la messa. Lì hanno aperto il fuoco in maniera indiscriminata e hanno dato a fuoco a diversi edifici. Alcune vittime sono state bruciate vive. Il giorno successivo gli stessi gruppi terroristi hanno attaccato i feriti e il personale medico intervenuto per curarli. Infine, nel terzo giorno di attacchi, gli assalitori hanno preso di mira esclusivamente gli uomini della città, massacrando quelli che riuscivano a trovare nelle strade. Molte delle vittime erano sfollati provenienti dai villaggi già colpiti negli scorsi anni dai terroristi.

In un messaggio del 9 ottobre scorso mons. Pierre Claver Malgo, vescovo della diocesi di Fada N’Gourma, capoluogo della regione, ha definito l’attacco “barbaro” e ha espresso la sua «sincera compassione per tutte le famiglie in lutto».

In Burkina Faso, nazione in cui si contano oltre due milioni di sfollati, rappresenta il secondo attacco di questa intensità in poco tempo: nel mese di agosto un episodio analogo per numero di vittime accertate è avvenuto a Barsalogho, nella regione del centro-nord, non lontano da Manni.

Secondo le informazioni raccolte da ACS, da quel momento in tutto il Paese ci sono state almeno 400 vittime dovute ad aggressioni di gruppi terroristici. L’aumento di questo tipo di violenza è alla base del deterioramento della sicurezza nel paese, uno dei “punti caldi” del Sahel e dell’Africa in generale per quanto riguarda l’attività di gruppi terroristici e islamisti.

[Foto: Vatican Media]