
Il Papa in Angola, “Paese bellissimo e ferito, che ha fame e sete di speranza, di pace e di fraternità”

Nuovo bagno di folla per Leone XIV nel suo viaggio in Africa: in 100 mila alla messa sulla spianata di Kilamba. “Siate protagonisti di una nuova umanità e di una nuova società”. Al Regina Caeli appelli di pace per l’Ucraina, il Libano e per tutto il Medio Oriente. Poi al Rosario al Santuario di ‘Mama Muxima’: “è l’amore che deve trionfare, non la guerra!”.
CITTA’ DEL VATICANO, 19 APRILE – “Questo Paese bellissimo e ferito, che ha fame e sete di speranza, di pace e di fraternità”. Così Leone XIV ha definito l’Angola durante la messa davanti a oltre 100 mila fedeli festanti ed entusiasti sulla spianata di Kilamba, a 20 km dalla capitale Luanda: un nuovo bagno di folla per il Papa, quindi, nel secondo giorno di permanenza nel Paese africano, visitato in questo suo lungo tour dopo Algeria e Camerun, e prima della Guinea Equatoriale dove la prossima settimana concluderà il viaggio apostolico nel continente.
“Quando per lungo tempo si è immersi in una storia così marchiata dal dolore, si corre il rischio dei due discepoli di Emmaus: perdere la speranza e rimanere paralizzati dallo scoraggiamento”, ha detto il Pontefice in portoghese nell’omelia, commentando il Vangelo del giorno. “Restate fedeli a quanto insegna la Chiesa, fidatevi dei vostri Pastori e tenete fisso lo sguardo su Gesù, che si rivela in particolare nella Parola e nell’Eucaristia – ha raccomandato -. In entrambe sperimentiamo che il Signore Risorto cammina accanto a noi e, uniti a Lui, anche noi vinciamo le morti che ci assediano e viviamo da risorti”.
Il Papa ha invitato anche a “vigilare su quelle forme di religiosità tradizionale, che certamente appartengono alle radici della vostra cultura, ma al contempo rischiano di confondere e di mescolare elementi magici e superstiziosi che non aiutano nel cammino spirituale”.
“A questa certezza di non essere soli lungo il cammino si unisce anche un impegno generoso che possa lenire le ferite e riaccendere la speranza”, ha aggiunto: “la storia del vostro Paese, le conseguenze ancora difficili che sopportate, le problematiche sociali ed economiche e le diverse forme di povertà invocano la presenza di una Chiesa che sa affiancarsi nel cammino e sa raccogliere il grido dei suoi figli”. L’Angola “ha bisogno di vescovi, preti, missionari, religiose e religiosi, laiche e laici che abbiano in cuore il desiderio di spezzare la propria vita e donarla gli uni agli altri, di impegnarsi nell’amore e nel perdono vicendevoli, di costruire spazi di fraternità e di pace, di compiere gesti di compassione e di solidarietà verso chi ha più bisogno”.
Ecco allora che, “uniti all’unico Signore, anche noi possiamo e vogliamo costruire un Paese dove siano superate per sempre le vecchie divisioni, dove scompaiano l’odio e la violenza, dove la piaga della corruzione venga guarita da una nuova cultura della giustizia e della condivisione. Solo così sarà possibile un futuro di speranza, soprattutto per i tanti giovani che l’hanno perduta”, ha detto ancora Leone. “Oggi c’è bisogno di guardare al futuro con speranza e di costruire la speranza del futuro. Non abbiate paura di farlo!”, ha concluso, incoraggiando a essere “protagonisti di una nuova umanità e di una nuova società”.
Alla recita del Regina Caeli, al termine della messa, il Papa ha pronunciato appelli di pace sulla situazione in Ucraina, in Libano e in tutto il Medio Oriente. “Mi addolora profondamente il recente intensificarsi degli attacchi contro l’Ucraina, che continuano a colpire anche i civili – ha affermato -. Esprimo la mia vicinanza a quanti soffrono e assicuro la mia preghiera per tutto il popolo ucraino. Rinnovo l’appello perché tacciano le armi e si persegua la via del dialogo”.
“È motivo di speranza, invece, la tregua annunciata in Libano, che rappresenta un germoglio di sollievo per il popolo libanese e per il Levante – ha aggiunto -. Incoraggio coloro che si stanno adoperando per una soluzione diplomatica a proseguire i dialoghi di pace, per rendere permanente la cessazione delle ostilità in tutto il Medio Oriente”.
Nel pomeriggio il Papa è volato in elicottero al Santuario mariano di Nostra Signora di Muxima, la cosiddetta “Mama Muxima”, detta anche dai fedeli la “Madre del cuore”, per la recita del Rosario nella spianata antistante, davanti a 30 mila persone.
Recitare il Rosario, ha detto Leone XIV nel suo discorso, “ci impegna ad amare ogni persona con cuore materno, in modo concreto e generoso, e a spenderci per il bene gli uni degli altri, specialmente dei più poveri. Una mamma ama i suoi figli, pur diversi uno dall’altro, tutti allo stesso modo e con tutto il cuore”.
“Anche noi, davanti alla Madre del cuore, vogliamo promettere di fare lo stesso, adoperandoci senza misura affinché a nessuno manchi l’amore, e con esso il necessario per vivere in modo dignitoso ed essere felice: perché chi ha fame abbia di che sfamarsi, perché tutti i malati possano ricevere le cure necessarie, perché ai bambini sia garantita un’adeguata istruzione, perché gli anziani vivano serenamente gli anni della loro maturità”, ha sollecitato.
Poi, rivolgendosi ancora una volta ai giovani, il Pontefice li ha invitati a essere “operatori di giustizia e portatori di pace”. “Anche a voi, infatti, la Madre del Cielo affida un grande progetto – ha concluso -: quello di costruire un mondo migliore, accogliente, dove non ci siano più guerre, né ingiustizie, né miseria, né disonestà, e dove i principi del Vangelo ispirino e plasmino sempre più i cuori, le strutture e i programmi, per il bene di tutti. È l’amore che deve trionfare, non la guerra!”.
[Foto: Vatican Media]


