Repubblica Democratica del Congo: l’intervento del cappellano ha impedito il completo incendio del carcere di Bukavu

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Intanto è stato rapinato il vescovo di Uvira.

Kinshasa – “Se il carcere non è andato completamente a fuoco lo si deve al suo cappellano e ad alcune suore”, dice all’Agenzia Fides una fonte della Chiesa locale da Bukavu, il capoluogo del Sud Kivu, caduto il 16 febbraio nelle mani dei miliziani dell’M23.

Ecco il racconto della fonte locale, che ha chiesto l’anonimato: “Sabato 15 febbraio all’approssimarsi dell’M23, la città è stata saccheggiata dai soldati in fuga delle FARDC (Forze Armate della Repubblica Democratica del Congo), dai miliziani filogovernativi Wazalendo e dai giovani del posto. Anche il carcere è stato saccheggiato non si bene se da gente venuta dall’esterno e/o dagli stessi detenuti. Questi ultimi prima di fuggire hanno dato alle fiamme la prigione. Solo l’intervento del cappellano, aiutato da alcune suore, ha impedito alle fiamme di distruggerla completamente. Anche la cappella del carcere è stata saccheggiata ma il sacerdote è riuscito a impedirne la completa distruzione”.

La fonte riferisce che “Bukavu sta a riprendendo a vivere. La gente è scesa per le strade per ripulirle dai rifiuti lasciati dai saccheggi dei giorni scorsi. Le attività commerciali sono riprese mentre lunedì prossimo dovrebbero riaprire le scuole. Non sappiamo quando se e quando apriranno nuovamente le banche, si attendono istruzioni da Kinshasa. Si spera che queste possano riaprire presto i battenti perché sono fondamentali per i commerci. Attendiamo pure le istruzioni che le “nuove autorità” hanno promesso che daranno alla popolazione nei prossimi giorni”.

“La città ora sembra sicura”, continua la fonte di Fides. “I combattimenti e i saccheggi sono cessati. Visto che il carcere è inagibile sembra esserci un non detto rivolto a potenziali perturbatori dell’ordine pubblico: “attenti che non facciamo prigionieri”. I miliziani dell’M23 sono poco presenti a Bukavu; la maggior parte delle loro truppe si stanno dirigendo verso Uvira, che probabilmente cadrà oggi. I soldati regolari delle FARDC si sono imbarcati ieri e l’hanno abbandonata. A Uvira sono rimasti solo i “patrioti”, i Wazalendo, che nei giorni scorsi si sono scontrati con i militari delle FARDC perché cedessero loro le armi prima di fuggire”.

“Altra direzione di marcia dell’M23 è verso ovest in direzione di Urega, dove fin dai tempi coloniali si estrae l’oro. Sono ancora a circa 80 km dalle miniere aurifere sfruttate artigianalmente, ma è solo questione di tempo e anche quest’area cadrà nelle loro mani”, conclude la fonte di Fides.

Nel frattempo nel Nord Kivu, l’M23 avanza in direzione di Butembo, altro importante centro della provincia dopo Goma, il capoluogo conquistato a fine gennaio.

Rapinato il vescovo di Uvira

E’ stato rapinato ieri, 20 febbraio, il vescovo di Uvira. Lo ha reso noto in un comunicato la diocesi della città del Sud Kivu in corso di conquista da parte dell’M23.

“Noi, Sua Eccellenza monsignor Sébastien Joseph Muyengo Mulombe, vescovo di Uvira, e i sacerdoti don Ricardo Mukuninwa e don Bernard Kalolero, siamo appena scampati alla morte questa mattina alle 8:30 presso la sede vescovile di Uvira”, recita il comunicato firmato da don Ricardo, riportato dall’agenzia vaticana Fides.

“Tre soldati delle FARDC (Forze Armate della Repubblica Democratica del Congo) in uniforme e che parlavano Tshiluba, sono entrati nell’incito della diocesi, minacciando prima il guardiano, il signor Mwamba, e il cuoco, il signor Jean. Sono uscito per incontrarli e chiedere informazioni sulla situazione, ma hanno puntato le armi da fuoco contro tutti noi e ci hanno buttati a terra insieme al Vescovo. Ci hanno rapinato prendendo soldi, telefoni e altri beni. Ci hanno chiuso poi nelle nostre stanze minacciando di ucciderci al minimo gesto, per potere perquisire tutta la casa. Gloria a Dio, se sono andati e le suore missionarie di Gesù Emmanuele sono venute come Magi a casa nostra senza sapere cosa fosse successo ed è così che ve lo comunichiamo. Se ci cercate sui nostri cellulari, non siamo raggiungibili”, conclude la nota indirizzata ai fedeli.

Lo Tshiluba è una lingua parlata nel Kasai occidentale e nel Kasai orientale, due provincie nella parte centro occidentale della RDC. Questo fa pensare che la rapina nei confronti del Vescovo di Uvira, che si trova nell’est della Repubblica Democratica del Congo, sia stata commessa da militari dell’esercito regolare provenienti da quelle provincie. Non si tratta di un caso isolato. Sono segnalati saccheggi da parte di militari a Uvira, dove ormai l’M23 è alle porte, così come nelle città precedentemente conquistate dal gruppo di guerriglia filo ruandese. Ulteriore indice dello sfaldamento dell’esercito regolare di fronte all’avanzata dei ribelli che sembra al momento inarrestabile.

[Fonte: Fides; Foto: Avocats Sans Frontières]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

rattempo nel Nord Kivu, l’M23 avanza in direzione di Butembo, altro importante centro della provincia dopo Goma, il capoluogo conquistato a fine gennaio,