
Repubblica Democratica del Congo: l’inganno della guerra, soldati ruandesi e miliziani dell’M23 travestiti da militari congolesi

Intanto Acs riferisce di 70 cristiani massacrati in una chiesa protestante nel Nord Kivu
Kinshasa – “I disordini che precedono le occupazioni delle città da parte dell’M23 sono una costante”, spiega all’Agenzia Fides una fonte locale da Bukavu, commentando quello che è accaduto al vescovo di Uvira, mons. Sébastien Joseph Muyengo Mulombe, rapinato il 20 febbraio insieme a due suoi collaboratori, da presunti soldati delle FARDC (Forze Armate della Repubblica Democratica del Congo, l’esercito regolare).
La fonte di Fides fa comunque notare che non sempre la divisa indossata corrisponde a una vera appartenenza all’esercito regolare. “A Kamanyola, secondo le testimonianza da noi raccolte, era arrivato un folto gruppo di soldati che indossavano le uniformi delle FARDC. Poi quando sono arrivati alcuni comandanti dell’M23, questi militari hanno tolto le uniformi dell’esercito congolese mostrando che sotto a queste indossavano quelle dell’M23 o addirittura dell’esercito ruandese (Rwanda Defence Force-RDF)”.
Per quanto riguarda la situazione di Uvira, la fonte afferma che “l’M23 è ormai entrato in città, si sono viste le loro camionette”. Il conflitto vede il reclutamento forzato di bambini e ragazzi. “Abbiamo ricevuto notizia che un gruppo armato, non sappiamo quale, è entrato in una scuola di Uvira per prendere gli studenti per poi arruolarli nelle loro file” riferisce la fonte. Proprio ad Uvira all’avvicinarsi delle forze filo ruandesi sono scoppiati disordini e incidenti tra i soldati delle FARDC in fuga e i gruppi di autodifesa “Wazalendo” che hanno provocato morti e feriti.
“Questi ultimi – prosegue la fonte locale – volevano costringere i soldati fuggiaschi delle FARDC se non di rimanere a combattere insieme a loro, almeno a cedere le armi. Ne sono nati scontri a fuoco con quelli che si sono opposti a consegnare le armi. C’è il sospetto che questi ultimi in realtà erano degli infiltrati che indossavano sotto la divisa dell’esercito congolese quella dell’M23 o dell’RDF”.
“L’avanzata dunque continua e il Burundi è in massima allerta, perché Uvira è al proprio confine con la RDC. A meno che non accada qualcosa a livello internazionale le forze ruandesi e i loro alleati locali continueranno ad avanzare, perché le istituzioni congolesi civili e militari sono troppo fragili e infiltrate da quelle avversarie, o per lo meno incompetenti”, riferisce la fonte di Fides.
“Infine le popolazioni civili sono stanche di questa guerra, e forse non sono poi così ostili a una cambiamento” dice la fonte. In effetti l’M23 si presenta come una forza stabilizzatrice nei territori da loro conquistati, ma avverte la fonte “siamo ancora alla fase dello “charme”; abbiamo visto nelle guerre precedenti i comportamenti di queste forze che cambiano sigla ma che sono sostanzialmente le stesse”.
“Mi viene in mente la lettera di Quaresima 1999 dell’allora arcivescovo di Bukavu, mons. Emmanuel Kataliko, nella quale si parla del Servo sofferente che porta salvezza al mondo. Mons. Kataliko si rivolgeva ai fedeli sofferenti dicendo loro che Dio non è lontano perché Gesù Cristo è questo popolo in sofferenza, è nel cuore del popolo che vive dolori atroci. Un popolo oltretutto ingannato perché questa guerra- conclude la fonte- si accompagna a un grande inganno”.
Acs: 70 cristiani massacrati in una chiesa protestante a Maiba, nel Nord Kivu
Secondo fonti locali di Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS), in una chiesa protestante di Maiba, vicino a Lubero, nel Nord Kivu, Repubblica Democratica del Congo, sono stati ritrovati oltre 70 cadaveri. Gli omicidi sono avvenuti tra il 12 e il 15 febbraio scorso per mano dei ribelli delle Allied Democratic Forces (ADF), un gruppo terroristico islamista, originario dell’Uganda, i quali sono entrati nel villaggio e hanno preso in ostaggio circa 100 persone. «Molti di loro erano stati legati e alcuni decapitati. Tra le vittime c’erano donne, bambini e anziani», ha riferito la fonte, la cui identità è riservata per ragioni di sicurezza.
Per quanto riguarda il motivo del massacro e il modus operandi del gruppo, la fonte ha aggiunto: «È probabile che queste vittime non siano state in grado di resistere o sopportare la marcia forzata, perché quando i ribelli prendono ostaggi li fanno viaggiare con loro, sia come rinforzi per il loro gruppo, sia come lavoratori forzati a supporto dello sforzo bellico. Quando c’è un bottino, hanno bisogno di persone che lo trasportino. Se ti stanchi lungo la strada, sei finito. Credo che sia quello che è successo a queste 70 persone. I gruppi islamici – ha proseguito la fonte – hanno intensificato i loro attacchi e le loro incursioni nei villaggi remoti, uccidendo migliaia di civili congolesi. Prima erano in altre zone, ma ora è Lubero ad essere attaccata. Si pensa che i terroristi abbiano dei collaboratori locali che facilitano le loro operazioni, e questo è ciò che fa davvero paura».
Questo massacro arriva in un momento molto delicato per la regione, dato il peggioramento della situazione umanitaria nelle province del Nord Kivu e del Sud Kivu, che hanno visto pesanti combattimenti tra un altro gruppo armato, l’M23, sostenuto dal vicino Ruanda, e le forze armate congolesi. L’M23 ha conquistato importanti città e avamposti nella regione, come Goma e Bukavu, e dal 24 dicembre sono in corso pesanti combattimenti che secondo i dati dell’UNHCR hanno costretto mezzo milione di civili congolesi del Nord Kivu a fuggire dalle proprie case.
Oltre alla preoccupazione per le attività delle ADF, la fonte locale di ACS ha espresso il timore che nei prossimi giorni l’M23 possa conquistare Butembo, la seconda città più grande del Nord Kivu, come ha fatto con Goma, il capoluogo di provincia, e Bukavu, capoluogo del Sud Kivu. «Ci aspettiamo che i ribelli entrino in città da un momento all’altro, dato che sono a soli 70 km da qui. C’è molta sofferenza psicologica a Butembo, perché la guerra è letteralmente alle nostre porte. Abbiamo visto come altre regioni sono state travolte dal caos, e ora sembra che sia il nostro turno».
[Fonti: Fides, Aiuto alla Chiesa che soffre; Foto: Fides]


