
Repubblica Democratica del Congo: omicidi, sparizioni, lavori forzati a Kamanyola sotto il controllo dell’M23

Kinshasa – Omicidi, sparizioni, lavori forzati. È quanto sta accadendo a Kamanyola, il villaggio della Piana di Ruzizi (nel sud Kivu nell’est della Repubblica Democratica del Congo) che si trova sulla linea del fronte tra i guerriglieri filo ruandesi dell’M23, che la controllano, e i miliziani filogovernativi Wazalendo (o Bazalendo).
Secondo un nuovo rapporto inviato all’Agenzia Fides dell’associazione della società civile locale ACMEJ (Associazione contro il Male e per l’inquadramento della Gioventù), il 1° marzo un giovane sospettato di appartenere ai Bazalendo è stato ucciso dall’M23 con un colpo a bruciapelo nel quartiere Busama di Kamanyola.
Il corpo di un altro giovane rapito il 1° marzo nel quartiere di Rubimba è stato ritrovato il 3 marzo in un canale.
Sempre il 3 marzo l’M23 ha imposto il lavoro forzato ai giovani di Kamanyola per pulire la strada nazionale n. 5. Chi si rifiutava è stato frustato duramente.
Sono segnalate pesanti intimidazioni nei confronti di esponenti politici e della società civile del villaggio di Katogota con pattuglie di miliziani M23 che stazionano nei pressi delle loro abitazioni. “Questo inquietante fenomeno dimostra che i miliziani avrebbero una lista di persone da terrorizzare o uccidere a causa delle loro opinioni” afferma la nota.
Sull’altro lato del fronte, il 3 marzo i Bazalendo hanno effettuato attacchi contro gli elementi dell’M23 di stanza nella città di Bukavu, il capoluogo del Sud Kivu conquistato dall’M23 il 16 febbraio.
“Infine, segnaliamo che i rifugiati congolesi provenienti da alcuni villaggi della pianura di Ruzizi, in particolare quelli dei villaggi di Katogota, Kamanyola e Luvungi che si sono rifugiati nella provincia di Cibitoke in Burundi, sono in situazione difficile. Benché ben accolti dalle autorità e dalle popolazioni burundesi sono fuggiti a mani vuote senza niente, a causa dell’attacco a sorpresa dell’M23 ai loro villaggi” afferma la nota.
Secondo ACMEJ il pretesto per l’intervento del Ruanda nel Nord e Sud Kivu, ovvero la difesa della comunità Banyamulenge (congolesi di origine ruandese), è falso. “In realtà i Banyamulenge fanno parte di una comunità riconosciuta come congolese e accettata dalle altre comunità congolesi; tra i figli e le figlie congolesi Banyamulenge, ci sono leader politici Banyamulenge, tra cui deputati, ministri, comandanti militari di alto rango delle forze armate (maggiori, colonnelli e generali) e alti dirigenti di aziende pubbliche congolesi”.
Sud Kivu: la linea del fronte tra M23 e Wazalendo passa nella Piana di Ruzizi
Passa per la Piana di Ruzizi (nel sud Kivu nell’est della Repubblica Democratica del Congo) la linea del fronte tra i guerriglieri dell’M23 e i miliziani Wazalendo che sbarrano loro il passo. Secondo quanto riporta una relazione dell’associazione della società civile locale ACMEJ (Associazione contro il Male e per l’inquadramento della Gioventù), pervenuta all’Agenzia Fides, l’M23 controlla la località di Kamanyola mentre Katogota sarebbe controllata dai Wazalendo” (nella nota chiamati Bazalendo”).
Questi ultimi controllano il ponte di Katogota. “Questo crea nelle popolazioni dei due villaggi forti timori, perché sono diventati la prima linea su cui i due elefanti aspettano di incontrarsi e finiranno come l’erba calpestata dai pachidermi” afferma la nota.
Il controllo della Piana di Ruzizi è un elemento strategico perché costituisce un confine naturale tra la RDC e il Burundi da una parte, e la RDC e il Ruanda dall’altra. Il suo controllo permetterebbe all’M23 di avvicinarsi ad entrambi i confini, minacciando il Burundi (alleato del governo di Kinshasa) e aprendo un’ulteriore via per far giungere gli aiuti forniti al movimento dall’esercito ruandese. E soprattutto per esportare in Ruanda i minerali strategici estratti illegalmente nella RDC.
Nelle precedenti guerre che hanno segnato l’est della RDC il villaggio di Katogota era stato teatro di un massacro, che ha lasciato un ricordo indelebile nei suoi abitanti. “All’epoca dell’RCD/Goma, i soldati di questo movimento perpetrarono a Katogota un massacro contro la popolazione civile il 14 maggio 2000, con la morte di 375 civili, accompagnata dal saccheggio sistematico delle proprietà delle popolazioni civili” afferma la nota. RCD (Rassemblement Congolais pour la Démocratie) è solo una delle tante sigle di un gruppo di guerriglie filoruandese che è poi diventato l’M23.
La nota della ACMEJ conclude rivolgendo “un nuovo appello alla comunità internazionale, al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, all’Unione europea, alla Francia e altre grandi potenze del mondo ad assumersi il dovere di salvare la Repubblica Democratica del Congo in questo momento difficile in cui si trovano la sua popolazione civile. Per ottenere i minerali strategici che cercano, invece di passare attraverso il Ruanda, questi paesi dovrebbero fornirsi direttamente dalla Repubblica Democratica del Congo, che ne è il legittimo proprietario”.
[Fonte e Foto: Fides]


