
MED 2025: il “Mediterraneo globale” oltre le crisi

Si è conclusa oggi a Napoli la Conferenza MED – Mediterranean Dialogues. La premier Meloni: “Mediterraneo Globale, da sempre crocevia di popoli e culture, torni a svolgere un ruolo di primo piano sulla scena mondiale”. Il focus di Alessia De Luca per l’ISPI.
Un auspicio di pace, sicurezza e prosperità per il Mediterraneo Allargato, pur nelle inevitabili diversità di prospettive. È il passaggio centrale della Dichiarazione di Napoli diffusa nell’ambito della undicesima edizione di MED – Mediterranean Dialogues, organizzata dal Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale in collaborazione con ISPI – conclusasi oggi nel capoluogo campano. “È emersa con forza – si legge nella dichiarazione – la consapevolezza che la stabilità e la prosperità dell’area passano anche attraverso una rinnovata cooperazione economica. Occorre favorire investimenti sostenibili, infrastrutture condivise e partenariati, per creare occupazione, opportunità e sviluppo diffuso, soprattutto a beneficio delle giovani generazioni”. I tre giorni di lavori hanno riportato al centro del dialogo la necessità di un rilancio della regione: come spazio di crescita e sviluppo per i suoi popoli, oltre che cerniera di congiunzione tra Europa, Africa e Asia. Senza dialogo, “non c’è possibilità di costruire nulla. La pace è la precondizione per costruire insieme, per riconoscersi a vicenda. Il dialogo interculturale riguarda scambi e interazioni tangibili” – osserva Josep Ferré, Direttore esecutivo della Anna Lindh Foundation. Un auspicio condiviso dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella che nel messaggio inviato alla Conferenza ha sottolineato come “nei 22 Paesi che affacciano sul Mare nostrum vive una popolazione di oltre mezzo miliardo di persone, in continua crescita demografica”. In questo “spazio plurale” ha osserva, “pace e stabilità debbono poter poggiare su percorsi di crescita e sviluppo economico, nella consapevolezza che benessere e sicurezza non possono essere coltivati in una dimensione solitaria”. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha inviato un messaggio in occasione della cerimonia di chiusura, evidenziando che il Mediterraneo “è tornato a svolgere un ruolo di primo piano sulla scena mondiale”.
Oltre Sharm El-Sheikh?
Dopo due anni di guerra in Medio Oriente – consumati nel quotidiano stillicidio di vite umane – i MED Dialogues si sono tenuti in un clima ravvivato dalla speranza del cessate il fuoco e dall’impegno per una de-escalaton sancito la scorsa settimana a Sharm El-Sheikh. Intervenendo alla conferenza, la ministra degli Esteri palestinese Varsen Aghabekian Shahin ha indicato nel piano di ricostruzione di Gaza un progetto da 67 miliardi di dollari, “probabilmente destinato a crescere, vista la portata della devastazione”. “Serve un cessate il fuoco sostenibile – ha aggiunto – che consenta all’Autorità nazionale palestinese di realizzare il piano, con il sostegno dei Paesi arabi e della comunità internazionale”. Secondo la ministra, “nessuna pace sarà possibile senza un coinvolgimento diretto degli Stati Uniti: il presidente Trump è un interlocutore che agisce e che può far muovere le cose”. Uno spirito di comune impegno condiviso dallo scrittore israeliano Eshkol Nevo, secondo cui “perché la pace sia possibile, i palestinesi devono avere una casa e un’identità indipendente, mentre gli israeliani devono potersi sentire al sicuro nelle proprie. Raggiungere queste due condizioni può aprire la strada alla pace”.
Per un Mediterraneo globale?
È a questi spiragli che la presidente del Consiglio Meloni ha fatto riferimento nel suo messaggio alla conferenza di Napoli, sottolineando che “dobbiamo continuare a lavorare affinché questa preziosa e fragile occasione abbia il successo sperato”. L’Italia, ha ricordato Meloni “non si è mai tirata indietro e continuerà a fare la propria parte a tutti i livelli, secondo quelle che saranno le necessità per sostenere il processo di pace e la ricostruzione della Striscia di Gaza”. La credibilità e l’autorevolezza che ci vengono riconosciute da tutte le parti nella regione, “e che si somma alla storica capacità della nostra Nazione di dialogare e confrontarsi con tutti, ci attribuiscono una responsabilità a cui non intendiamo venire meno” ha evidenziato la presidente del Consiglio, che ribadisce: “il Mediterraneo è la nostra casa, e il suo futuro dipende solo dalle scelte che faremo oggi”. Nel contesto attuale, pur segnato da guerre e conflitto, Meloni parla della necessità di pensare ad un “Mediterraneo Globale”. Perché – sottolinea – “questo spazio geografico, che è cerniera di comunicazione tra l’Atlantico e l’Indo-pacifico e che da sempre crocevia di popoli e culture, è tornato a svolgere un ruolo di primo piano sulla scena mondiale. La sua dimensione supera i suoi confini, e proietta la sua influenza ben oltre la sua tradizionale collocazione”.
Crisi intrecciate?
Il quadro geopolitico resta tuttavia complesso. Mentre la tregua in Medio Oriente alimenta un cauto ottimismo, Washington e Mosca tornano a parlarsi sul fronte ucraino. Dopo una lunga conversazione telefonica, l’ottava negli ultimi otto mesi, il presidente Usa accoglie alla Casa Bianca la controparte ucraina Volodymyr Zelensky, per discutere un possibile percorso di de-escalation. Secondo fonti russe, il colloquio con Putin è stato “positivo e costruttivo”, ma – riferisce la CNN – Mosca avrebbe tentato di ottenere un blocco all’ultimo minuto delle forniture di missili da crociera statunitensi all’Ucraina. Una crisi, dunque, si sospende mentre un’altra rimane aperta. Al termine della conferenza, il messaggio comune dei MED Dialogues è chiaro: nessuna pace può reggere senza cooperazione, sviluppo e inclusione. In un mondo frammentato da conflitti e rivalità, il Mediterraneo torna a proporsi come spazio di connessione – e come banco di prova per un nuovo multilateralismo.
[Fonte e Foto: ISPI]



