Naufragio al largo della Tunisia: Forti (Caritas Italiana), “rafforzare i presidi di salvataggio nel Mediterraneo centrale e investire per consentire alle persone di raggiungere l’Europa in sicurezza”

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“Apprendiamo sgomenti dell’ennesimo naufragio al largo delle coste tunisine. Purtroppo continua questa mattanza che ormai da oltre un decennio sta interessando un numero crescente di migranti, soprattutto dell’Africa subsahariana, che cercano di raggiungere l’Europa”. Così Oliviero Forti, responsabile Ufficio Immigrazione di Caritas Italiana, commenta al Sir l’ennesimo naufragio di migranti. Questa volta al largo della Tunisia con 40 morti: tra questi anche alcuni bambini come ha riferito un portavoce della magistratura tunisina. Trenta persone presenti sull’imbarcazione sono state salvate.

Per la Caritas, che ancora una volta si schiera a favore dei migranti, “non sono serviti gli accordi con la Tunisia. Non sono serviti – spiega Forti – neanche gli accordi con la Libia, peraltro recentemente rinnovati dal Governo italiano per trovare una soluzione all’apertura di vie legali e sicure di ingresso”. Per questo è necessario “urgentemente” rafforzare i presidi di salvataggio nel Mediterraneo centrale e “al tempo stesso investire risorse per consentire a queste persone di raggiungere l’Europa in sicurezza. Diversamente, conclude Forti, dovremo assistere ancora una volta a quello che è accaduto oggi di fronte alle coste tunisine”.

Almeno quaranta i migranti subsahariani morti, tra cui diversi neonati

Nella nuova tragedia del mare, al largo delle coste della Tunisia, sarebbero almeno quaranta i migranti subsahariani, tra cui diversi neonati, che hanno perso la vita annegando dopo che la loro imbarcazione di fortuna si è capovolta al largo della costa di Salakta, nel governatorato di Mahdia. Lo riferisce l’ANSA. Si tratta dell’ennesimo dramma avvenuto nella rotta del Mediterraneo centrale, a quasi una settimana da un’altra tragedia con oltre una decina di vittime, in questo tratto di mare considerato particolarmente pericoloso. Dal 2014 ad oggi proprio in queste acque si contano almeno 32.803 morti o dispersi stando ai dati forniti dall’Oim, l’Organizzazione internazionale per le migrazioni.

A bordo della piccola imbarcazione sovraffollata erano stipate una settantina di persone. A riferirlo è stata la radio locale Mosaique citando il portavoce del tribunale di Mahdia, Walid Chatrbi, secondo il quale una trentina di migranti sono stati tratti in salvo dalle unità della guardia costiera locale. La Procura della Repubblica tunisina ha aperto un’indagine su quanto accaduto.

Mons. Perego, “nessuno ha accompagnato questo pellegrinaggio, forse nessuno conoscerà i loro nomi”

«Ancora un naufragio, ancora morti al largo delle coste della Tunisia. Persone in fuga, persone disperate, persone sfruttate hanno trovato la morte nel viaggio della speranza, il loro viaggio giubilare. Nessuno ha accompagnato questo pellegrinaggio, forse nessuno conoscerà i loro nomi». Il commento amaro sull’ennesima tragedia nel Mediterraneo di monsignor Gian Carlo Perego, presidente della commissione Cei che si occupa di immigrazione nonché presidente della Fondazione Migrantes, è stato ripreso tra gli altri anche dal quotidiano Avvenire.

«Nessuno ancora ha pensato – continua mons. Perego – di tracciare un canale umanitario e assistito nel Mediterraneo. Ci scandalizziamo dei muri e delle barriere che fermano gli aiuti umanitari e l’Europa – ha aggiunto – non offre nessun aiuto concreto a questi profughi».

[Fonti: Sir, ANSA, Avvenire; Foto: In Terris]