
Madagascar: il monito dei vescovi, “il governo non replichi gli schemi corrotti del passato”

Il presidente annuncia una Consultazione nazionale guidata dalla Confederazione delle Chiese cristiane e una road map per nuove elezioni entro due anni. Ne riferisce Nigrizia.
Nell’assemblea della Conferenza plenaria dei vescovi cattolici del Madagascar, svoltasi dal 15 al 17 novembre ad Antananarivo, i 31 prelati hanno espresso la loro preoccupazione in merito al processo di transizione del paese, a poche settimane dalla rivolta popolare guidata dai giovani della Generazione Z.
I vescovi hanno evidenziato il rischio che il nuovo governo del colonnello Michael Randrianirina possa “deviare dalle aspirazioni profonde dei giovani e della nazione”, con un ritorno alle vecchie pratiche e ai precedenti attori corrotti di governo, che avevano condotto la nazione alla crisi totale.
Ricordando ai nuovi governanti che la popolazione, e soprattutto i giovani, aveva chiesto una rottura con il passato dopo anni di interruzioni idriche, scarsità di energia elettrica, abusi di potere e corruzione sistemica, hanno denunciato l’azione di “persone pagate per sabotare il cambiamento”, che seminano disordine e minacciano di cancellare lo slancio di novità generato dal movimento popolare.
Incoraggiando il ripristino della giustizia dopo anni di impunità, i vescovi tuttavia scrivono: “Rendere giustizia per crimini commessi, furti o atti di corruzione non deve in alcun modo essere confuso con uno spirito di vendetta politica”.
Questo in seguito all’emergere in questi giorni di casi legali che coinvolgono numerose personalità del precedente regime.
Il messaggio da un lato insiste che le riforme sociali ed economiche promosse dai giovani devono essere poste al centro del progetto nazionale e raggiungere tutto il paese, non solo poche grandi città, rompendo inoltre con il grande numero di “privilegi di cui godevano gli agenti del vecchio regime”; dall’altro sottolineando che “non è giusto aspettarsi tutto dai leader” dato che “molte cose dipendono da noi e sono alla nostra portata”, scrivono. E aggiungono “Dobbiamo cambiare mentalità e convertirci”.
Intanto il nuovo presidente malgascio Randrianirina, che aveva prestato giuramento lo scorso 17 ottobre rimpiazzando il destituito presidente Andry Rajoelina, ha formato il nuovo governo di transizione.
L’esecutivo, composto da 29 ministri, avrà il compito di “far uscire il paese dalla crisi” e include figure già note della politica malgascia con nuovi volti provenienti dal mondo accademico e imprenditoriale.
In replica alle preoccupazioni dei vescovi, Randrianirina, ai giornalisti che lo hanno interpellato in merito a sospetti di vendette politiche contro membri del precedente regime, ha risposto: “La giustizia si occupa di eventuali indagini, ma questo non ha nulla a che fare con la vendetta. Ho giurato, tuttavia, di perseguire i grandi saccheggiatori del nostro paese”.
“Organizzeremo una consultazione nazionale per gettare le basi di un nuovo sistema di governance – ha proseguito il capo di stato ad interim -. Questa consultazione sarà guidata dalla Confederazione delle Chiese cristiane del Madagascar (FFKM). Indiremo poi un referendum per determinare se questo sia accettabile per la popolazione e, infine, ci sarà l’elezione del nuovo presidente della Repubblica; il tutto entro due anni”.
E ha aggiunto di aver scelto la FFKM per guidare le discussioni “perché è l’unica organizzazione in grado di colmare il divario tra le istituzioni e tutte le forze vitali del paese, comprese quelle dell’opposizione”.
Dopo il drammatico colpo di stato del 2009, il Madagascar aveva faticato, negli ultimi anni, a trovare una nuova stabilità politica e istituzionale, restando ai margini della recente crescita economica dell’Africa orientale, e subendo una forte dipendenza finanziaria e commerciale dalla Cina.
Pechino, infatti, secondo gli esperti, ha attuato un’ampia politica di land-grabbing per coltivazioni intensive, del pescato e del legname, generando una crescente ostilità della popolazione locale.
Pur essendo ricco di risorse, di fatto, il Madagascar resta uno dei paesi più poveri del mondo: i dati della Banca Mondiale dicono che, nel 2022, il 75% della popolazione di 32 milioni di persone, viveva al di sotto della soglia di povertà.
Attraverso varie piattaforme social i giovani erano scesi in piazza e presto le proteste si erano trasformate in manifestazioni generali contro i servizi di base carenti, le infrastrutture al collasso, la dilagante corruzione nelle alte sfere dello stato e la spinta per maggiore democrazia.
[Fonte e Foto: Nigrizia]


