
Alluvioni in Sri Lanka: l’appello dei Gesuiti, “aiutateci a ricostruire le case, ma anche i fragili fili della resilienza”

Di Antonella Palermo
È stata tempestiva e complessa la risposta dei Gesuiti locali alle inondazioni e alle frane che hanno colpito lo Sri Lanka e che finora hanno causato qui quasi 500 morti su 1.400 considerando anche le vittime in Indonesia e Thailandia. Una risposta, quella messa in campo dalla congregazione, che si sta articolando su più fronti data la portata straordinaria dei danni.
Padre Roy Fernando SJ, missionario nella comunità di Mullaitivu, al nord, riferisce a Tra Cielo e Terra dell’impegno nelle operazioni di soccorso negli altopiani centrali dove vivono le comunità tamil delle piantagioni, già storicamente emarginate. Le piogge continue hanno provocato frane catastrofiche e “i fragili insediamenti sono crollati, le strade di accesso sono state distrutte e interi distretti sono rimasti isolati. Eppure, in mezzo alla devastazione, si manifestano anche straordinario coraggio e solidarietà”.
Nel giro di poche ore, i centri dei Gesuiti sono stati trasformati in strutture di coordinamento. L’aiuto nelle tenute e nei distretti circostanti ha potuto raggiungere oltre 1.800 famiglie (circa 7.200 persone). Sono state distribuite razioni secche e generi non alimentari: 15 tonnellate nelle prime 48 ore.
In Sri Lanka, stimano le autorità locali, sarebbero circa 45.000 le case distrutte, mentre le acque contaminate e il fango ricoprono vaste aree del Paese e le autorità sanitarie hanno avvertito di un aumento del rischio di contrarre dengue, diarrea e leptospirosi. Padre Fernando riporta la testimonianza di Selvi, madre di tre figli che ha perso la sua casa in una frana notturna: “Ho portato con me solo i miei figli, nient’altro. I padri ci hanno dato luce, cibo, un posto dove dormire e coraggio”. Il tratto costiero da Kokkilai a Mulliyawalai è tra i più colpiti. Si tratta di villaggi che stanno ancora riprendendosi dal conflitto civile e che ora devono affrontare nuovi sfollamenti, la perdita dei mezzi di sussistenza e gravi traumi. I padri gesuiti hanno aiutato 3.200 famiglie che è stato possibile raggiungere offrendo cibo, kit igienici e acqua potabile.
Tra le priorità immediate, spiega il gesuita, c’è la ricostruzione delle abitazioni delle comunità agricole e delle famiglie di pescatori costieri, il riipristino dei mezzi di sussistenza: reti da pesca, attrezzature agricole, piccoli utensili. Da non trascurare l’assistenza psicologica e pastorale per bambini, vedove e famiglie colpite da traumi. “Le nostre case e le nostre istituzioni sono diventate rifugi, luoghi di accoglienza dove la paura viene alleviata e la dignità umana viene ripristinata. Le vittime delle inondazioni nel nord e le famiglie colpite dalle frane negli altopiani centrali – sottolinea il religioso – portano il peso di generazioni di vulnerabilità diventata strutturale. In questi giorni, siamo stati al loro fianco, abbiamo camminato con loro e abbiamo aiutato migliaia di persone attraverso soccorsi di emergenza, assistenza medica e assistenza psicosociale. Ma questo viaggio è solo all’inizio. La ripresa è una maratona, non uno sprint”.
La Compagnia di Gesù srilankese lancia un accorato appello: “Aiutateci a ricostruire non solo le case danneggiate, ma anche i fragili fili del sostentamento, della resilienza e della speranza. La Compagnia di Gesù in Sri Lanka rimane salda nella sua missione di accompagnare il nostro popolo nella sua sofferenza e nella sua rinascita”.
[Foto: Roy Fernando]



