LA TESTIMONIANZA / Missionario in Mozambico, “con le alluvioni una precarietà continua, le calamità si ripetono con vittime, sfollati e grandi dissesti”

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Parla a Tra Cielo e Terra fra’ Luca Santato, cappuccino con dieci anni di permanenza nel Paese africano. “Mi interrogo su come tante famiglie debbano ogni giorno combattere una vera e propria battaglia per garantirsi il minimo necessario per sopravvivere”.

Di Antonella Palermo

Resta ancora di grande emergenza la situazione in Mozambico devastato dalle alluvioni che hanno causato finora 800 mila sfollati e 130 morti. Nella sola provincia di Nampula dilaga il colera, secondo le stime della Direzione nazionale di sanità pubblica, sono stati segnalati oltre un migliaio di casi e 17 vittime. I bacini fluviali permangono al di sopra dei livelli di allerta, e forti piogge continuano in alcune zone. Fra’ Luca Santato, OFMCap, missionario della Provincia Veneta dei Frati Minori Cappuccini, in dieci anni di permanenza nel Paese africano ne ha sperimentate tante di inondazioni: nel 2019 ha vissuto il dramma del ciclone Idai, poi ancora nel 2021 e nel 2023. “Ciclicamente c’è qualche calamità di questo genere che crea grandi dissesti geologici. E la nazione non fa in tempo a rimettersi in sesto che ne arriva un’altra. Una precarietà continua”, racconta a Tra Cielo e Terra.

Da Boane, vicino Maputo, ai confini con il Sudafrica, parla di “situazione ancora molto delicata. Tante famiglie hanno trovato riparo in centri di primo soccorso e ricevono dal governo un po’ di aiuto con un po’ cibo. Si sta aspettando che l’acqua si ritiri. La cosa impegnativa è che la strada principale, che percorre da nord a sud il Paese, è ancora inagibile in diversi punti e ciò rende problematiche le operazioni. L’alluvione ha interessato una regione troppo vasta”. Secondo le stime diffuse dall’Istituto Nazionale per la Gestione e la Riduzione del Rischio di Disastri (INGD) sono 91 i centri di accoglienza attivi che ospitano 94.917 persone.

Danni ingenti interessano l’attività agricola, quasi 60 mila capi di bestiame sono morti. Il sistema scolastico è al collasso, le scuole sono usate per ricoverare gli sfollati, e l’anno scolastico che avrebbe dovuto iniziare il 4 febbraio comincerà a marzo. Fra Luca, che si occupa di monitorare da un anno un progetto multifunzionale (pediatrico, nutrizionale e di alfabetizzazione), gestito da volontari italiani, ha sempre lavorato con bambini e ragazzi orfani e di strada. “Negli ultimi due anni sto accompagnando famiglie profughe che nel 2023 hanno perso la casa sempre a causa dei cicloni. Il 17 gennaio sono stato evacuato perché l’onda a Boane ha reso inagibile anche la nostra struttura. Dai militari abbiamo ricevuto tanta attenzione e carità – racconta -, ci hanno portato in un’altra missione italiana in collina dove siamo stati tratti in salvo. Ora siamo rientrati ma con grande fatica”.

“Ci sono picchi di epidemia, c’è la disidratazione. La salute è molto compromessa”, aggiunge. Il religioso offre anche uno spaccato incoraggiante legato alla capacità di reazione dei più piccoli: “Da una parte c’è grande pena per la gravità del disagio delle famiglie, mancano luce, cibo, medicine. Dall’altra, ci sono i bambini che sanno sempre condividere gioia e allegria. Hanno tirato via il fango dove loro di solito giocano, hanno portato via le foglie. Lo hanno fatto in maniera giocosa. Io cerco di dare loro sempre tanta speranza ma sperimento anch’io la vulnerabilità. Mi interrogo su come tante famiglie debbano ogni giorno combattere una vera e propria battaglia per garantirsi il minimo necessario per sopravvivere”.

La struttura dove ha sede il progetto portato avanti da fra Luca è sorta su un terreno bonificato con sistemi moderni, dove i meccanismi di drenaggio sono stati concepiti in modo da rispondere con maggior efficacia a questo tipo di catastrofi. Ciò nonostante, la fatica di rimettere in sesto tutto è comunque altissima. “Le famiglie autoctone ogni volta vedono distrutte le proprie case e ogni volta devono ricominciare daccapo. È una lotta continua. Il Mozambico è un Paese giovane, ma i bambini hanno una vita da conquistarsi ogni giorno e già in condizioni di normalità per tanti di loro è più urgente lavorare che studiare. Ora la popolazione ha un grande bisogno di aiuto e la comunità internazionale ha le risorse necessarie per farlo. Al centro – è l’appello di Santato – bisogna sempre mettere la persona umana”.

[Foto: L. Santato]