
Il Papa al Colosseo, “chi decide le guerre ne risponderà a Dio”

Le meditazioni della Via Crucis. “C’è chi crede di avere un’autorità senza limiti e pensa di poterne abusare”.
ROMA – “C’è chi crede di avere ricevuto un’autorità senza limiti e pensa di poterne usare e abusare a proprio piacimento”. E’ quanto si è potuto ascoltare nel testo della Via Crucis (prima stazione) che Leone XIV ha condotto ieri sera al Colosseo, la prima del suo pontificato, portando la croce in tutte le 14 stazioni. L’autore delle meditazioni, il francescano padre Francesco Patton, ex custode di Terra Santa, ricorda che “ogni autorità dovrà rispondere davanti a Dio del proprio modo di esercitare il potere ricevuto: il potere di giudicare, ma anche il potere di avviare una guerra o di terminarla, il potere di educare alla violenza o alla pace, il potere di alimentare il desiderio di vendetta o quello di riconciliazione, il potere di usare l’economia per opprimere i popoli o per liberarli”.
Nell’undicesima stazione della Via Crucis si sottolinea invece quale è il vero potere: “Inchiodato sulla croce come un malfattore, ma con un titolo che rivela la tua regalità, o Gesù, tu ci mostri qual è l’autentico potere. Non quello di chi ritiene di poter disporre della vita altrui nel dare la morte – riportano i testi preparati da padre Francesco Patton per il rito presieduto dal Papa ieri sera al Colosseo -, ma quello di chi realmente può vincere la morte dando la vita e può dare la vita anche accettando la morte. Tu manifesti che il potere autentico non è quello di chi usa la forza e la violenza per imporsi, ma quello di chi è capace di prendere su di sé il male dell’umanità, il nostro, il mio; e annullarlo con la potenza dell’amore che si manifesta nel perdono. Tu sei Re e regni dalla croce: non ti servi dell’apparente potenza degli eserciti, ma dell’apparente impotenza dell’amore, che si lascia inchiodare. Tu sei Re e la tua croce diventa l’asse attorno al quale ruotano la storia e l’intero universo, per non precipitare nell’inferno dell’incapacità di amare”.
I dolori della guerra e il cinismo dei prepotenti della terra sono entrati entrano nelle preghiere della Via Crucis del Papa. “Donaci lacrime, Signore. Per piangere sui disastri delle guerre”, “sui massacri e i genocidi”, “per piangere con le madri e con le mogli”, “per piangere sul cinismo dei prepotenti”, “per piangere sulla nostra indifferenza”, si è ascoltato nelle meditazioni preparate da padre Patton.
Nella decima stazione si sottolinea il dolore per tutte le persone private della dignità. “È un tentativo che si ripete continuamente anche ai nostri giorni. Lo praticano i regimi autoritari quando costringono i prigionieri a rimanere seminudi in una cella spoglia o in un cortile. Lo praticano i torturatori che non si limitano a strappare le vesti, ma strappano anche la pelle e le carni. Lo praticano coloro che autorizzano e utilizzano forme di perquisizione e controllo che non rispettano la dignità della persona. Lo praticano gli stupratori e gli abusatori, che trattano le vittime come cose. Lo pratica l’industria dello spettacolo – si legge ancora nei testi preparati da Patton -, quando ostenta la nudità per guadagnare qualche spettatore in più. Lo pratica il mondo dell’informazione, quando denuda le persone davanti all’opinione pubblica. E talvolta lo facciamo anche noi, con la nostra curiosità che non rispetta né il pudore, né l’intimità, né la riservatezza degli altri”.
“Ricordaci, Signore, che ogni volta che non riconosciamo la dignità altrui – riporta inoltre la preghiera recitata al Colosseo – si offusca la nostra, e ogni volta che approviamo o pratichiamo un comportamento disumano verso qualsiasi essere umano, siamo noi stessi a diventare meno umani”.
Il dolore delle madri che vedono i loro figli arrestati e uccisi è un altro dei temi toccati nella Via Crucis del Papa. Nel testo della quarta stazione, scritto dall’ex Custode di Terra Santa, c’è una preghiera per loro: “O Maria, abbi uno sguardo di tenerezza per ciascuno di noi, ma soprattutto per le tante, troppe madri che ancora oggi, come te, vedono i propri figli arrestati, torturati, condannati, uccisi. Abbi uno sguardo di tenerezza per le madri che vengono svegliate nel cuore della notte da una notizia straziante, e per quelle che vegliano in ospedale un figlio che si sta spegnendo. E a noi dona un cuore materno, per comprendere e condividere la sofferenza altrui, e imparare, anche in questo modo, cosa vuol dire amare”.
Anche nell’ottava stazione lo sguardo è rivolto alla sofferenza delle donne: “Le donne ti hanno preso sul serio; hanno preso sul serio anche queste tue parole dure: da secoli piangono su sé stesse e sui propri figli: portati via e incarcerati durante una manifestazione, deportati da politiche prive di compassione, naufragati in disperati viaggi della speranza, falcidiati nelle zone di guerra, annientati nei campi di sterminio”.
Cristo è “in ogni persona condannata dai pregiudizi”, “nel povero privato della sua dignità”, “nelle donne vittime di tratta e ridotte in schiavitù”, “nei bambini ai quali è stata rubata l’infanzia e compromesso il futuro”, si è ascoltato ancora nelle preghiere della Via Crucis (sesta stazione) condotta dal Papa.
[Foto: Vatican Media]


