Spadaro, “la pace cristiana non nasce dalla vittoria su qualcuno. Dire che Dio desideri il sangue è una bestemmia”

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“La Pasqua allontana Dio da ogni violenza perché il Risorto non risponde alla violenza; Egli pone fine al ciclo della violenza”. Pubblichiamo la riflessione di padre Antonio Spadaro, sotto-segretario al Dicastero per la Cultura e l’Educazione ed ex direttore di Civiltà Cattolica, uscita col titolo “La Pasqua del Re della Pace” nella rubrica “Vatican Diary” sull’agenzia cattolica asiatica Uca News.

Di p. Antonio Spadaro, SJ, da Uca News

La Pasqua è una confutazione radicale della logica che governa la storia quando è guidata dalla paura: la logica del sangue, del sacrificio dell’altro, della violenza giustificata come necessaria.

La storia della Pasqua inizia all’interno di questa logica. Il condannato viene eliminato “per il bene superiore”. Il conflitto trova la sua soluzione più antica: eliminare il problema. Il tormento della croce è il sigillo di questo meccanismo.

Eppure la Pasqua lo spezza dall’interno. Il Risorto non risponde alla violenza. Non esige vendetta. Non riapre il caso. Ritorna con una semplice parola: pace.

Qui sta il punto decisivo. La Risurrezione non è il trionfo di una forza superiore, ma la fine della spirale della forza. Il Signore Risorto è il Signore della pace perché allontana Dio da ogni uso violento.

Come disse una volta Papa Francesco, usare il nome di Dio per giustificare l’odio e la violenza è “una bestemmia”. Non si tratta di un errore politico, ma di una distorsione del divino.

La Pasqua disarma. Spezza l’idea che il male possa essere sconfitto da un male maggiore. Ci costringe a pensare che la pace non sia semplicemente una pausa tra due guerre, ma una possibilità reale.

Questo è l’appello di Papa Leone XIV, contraddistinto da un chiaro invito alla pace come orizzonte credibile sia per la fede che per la storia. Prevost rifiuta ogni giustificazione religiosa della violenza. Lo ha affermato chiaramente durante questa Settimana Santa, mentre i leader politici di democrazie e teocrazie invocano un Dio sanguinario.

Questo è il nostro Dio, disse Leone: «Gesù, Re della pace. Un Dio che rifiuta la guerra, che nessuno può invocare per giustificare la guerra, che non ascolta la preghiera di coloro che fanno la guerra e la respinge, dicendo: “Anche se moltiplicherete le vostre preghiere, io non vi ascolterò; «Le tue mani sono piene di sangue» (Is 1,15).

Questo passo rappresenta la Pasqua: dalla presunta necessità della guerra alla possibilità della pace. La pace cristiana non nasce dalla vittoria su qualcuno. Affermare che Dio desideri il sangue è una bestemmia. Leone invoca una pace disarmata e disarmante nel nostro tempo, quando il sangue viene ancora versato in nome di una ragione ritenuta assoluta.

[Fonte: Uca News (nostra traduzione); Foto: Il Libraio]