La strage di Pasqua nel Mediterraneo. Naufragio in area Sar Libica: oltre 70 migranti dispersi e 32 superstiti

Condividi l'articolo sui canali social

“Siamo partiti in 110”, raccontano alcuni dei sopravvissuti, giunti al molo Favarolo a Lampedusa dopo essere stati soccorsi dalla guardia costiera italiana. Recuperati due cadaveri.

LAMPEDUSA, 6 aprile – Trentadue migranti sono stati salvati ieri, nel giorno di Pasqua, in area Sar Libica dalla Guardia costiera italiana. I militari hanno recuperato anche due cadaveri, riferisce l’ANSA. I Pakistani, bengalesi ed egiziani a bordo sono stati trovati in mare aperto. Il barcone di 12-15 metri con il quale erano salpati da Tripoli, in Libia, si è rovesciato e i profughi sono rimasti in acqua per diverso tempo prima di essere intercettati e soccorsi. Le foto aeree, scattate nel momento in cui è stato dato l’allarme, hanno ripreso il naufragio.

“Siamo partiti in 110”, raccontano alcuni dei 32 sopravvissuti, giunti a molo Favarolo a Lampedusa dopo essere stati soccorsi in acque Sar Libiche. Sarebbero dunque un’ottantina le persone finite in mare e annegate prima che giungessero i militari della motovedetta Cp327 della guardia costiera che è stata affiancata dalle navi a vela Ievoli Grey e Saavedra Tide.

I 32 migranti sopravvissuti al naufragio, sistemati nell’hotspot di Lampedusa, sono tutti in stato di forte choc – spiega ancora l’ANSA -: sono rimasti in mare aperto diverse ore dopo il ribaltamento della barca sulla quale viaggiavano. Sono stati sottoposti a controlli medici e rifocillati, poi sono stati lasciati riposare e saranno ascoltati nelle prossime ore. Il barcone sul quale viaggiavano è stato intercettato e segnalato, subito dopo che si era rovesciato, da un aereo della guardia costiera in ordinario servizio di pattugliamento ed è scattato l’allarme.

Sarebbero partiti circa in 120, nella notte tra venerdì e sabato da Tajoura (Libia), a bordo di un’imbarcazione in legno con due motori. Dopo alcune ore di navigazione, il mare mosso ha causato infiltrazioni d’acqua, fino al ribaltamento dopo circa 15 ore. E’ il bilancio dell’ultima tragedia dell’immigrazione reso noto dall’Oim, l’organizzazione internazionale per le migrazioni. Trentadue i sopravvissuti inizialmente soccorsi in acque Sar Libiche da una nave mercantile e da un rimorchiatore, e successivamente trasbordati dalla Guardia Costiera italiana, che li ha portati a Lampedusa. Tra i superstiti 31 uomini e un minore non accompagnato. Le principali nazionalità dei profughi sono Bangladesh, Pakistan ed Egitto.

Save the Children, “Pasqua di dolore nel Mediterraneo”

Quest’anno 800 vittime in mare, senza vie sicure continueremo a perdere vite.

“Nel giorno di Pasqua, che per molte persone rappresenta un tempo di rinascita e speranza, ci troviamo invece a piangere nuove vite spezzate al largo della Libia. Ancora una volta, uomini, donne e bambini hanno affrontato un viaggio disperato verso l’Europa, e ancora una volta il Mediterraneo si è trasformato in un confine di morte”. Così, in una nota, Save the Children.

Secondo quanto riportato, “non è ancora noto il numero dei dispersi né se tra loro vi siano minori. Il team di Save the Children presente a Lampedusa è operativo per garantire una risposta immediata ai bisogni dei sopravvissuti, tra cui un minore”.

“Dal 2014 sono quasi 34.500 le persone morte o disperse nel Mediterraneo nel tentativo di raggiungere un futuro possibile. Solo quest’anno le vittime sono già più di 800, e tra loro ci sono anche molti bambini: oltre 100 ogni anno negli ultimi tre anni – afferma l’associazione – L’assenza di un meccanismo europeo coordinato di ricerca e soccorso continua a costringere migliaia di persone a intraprendere rotte sempre più pericolose, lasciando il salvataggio al caso o alla buona volontà dei singoli Stati.
Finché non verranno attivate vie sicure e un sistema strutturato di soccorso, continueremo ad assistere a tragedie che potrebbero essere evitate”.

Save the Children ribadisce “la necessità di aprire canali regolari e sicuri verso l’Europa, nel pieno rispetto dei diritti umani, attivare un sistema coordinato e strutturato di ricerca e soccorso nel Mediterraneo e garantire che le imbarcazioni impegnate nel salvare vite, siano esse Ong o mercantili, non vengano ostacolate”. 

Sant’Egidio: appello a Italia ed Europa per intensificare i salvataggi in mare

Cordoglio ai familiari delle vittime. Incentivare vie di ingresso regolari.

La Comunità di Sant’Egidio esprime il suo profondo cordoglio ai familiari delle vittime del naufragio di una barca nel Mediterraneo, avvenuto nella notte di Pasqua, ma di cui si è avuta notizia solo ieri a seguito del salvataggio di alcuni sopravvissuti. “Di fronte alla morte di oltre 70 persone, a cui si aggiungono le vittime nei naufragi dei giorni scorsi nel canale di Sicilia e nel mar Egeo, non si può rimanere insensibili, limitandosi ad aggiornare le statistiche sulle tragedie dei viaggi nel Mediterraneo – si legge in una nota -. Rivolgiamo un forte appello a tutte le istituzioni, a livello nazionale ed europeo, perché riprendano con più impegno le operazioni di soccorso in mare, per salvare la vita di chi è in pericolo”. 

“È necessario poi incentivare vie di ingresso regolari, anche per motivi di lavoro, di cui l’Italia ha estremamente bisogno – aggiunge la nota -. E per chi fugge dai paesi in guerra attivare modelli che favoriscono l’integrazione, come i corridoi umanitari, che Sant’Egidio porta avanti insieme a diverse realtà da dieci anni e che hanno consentito di far giungere in sicurezza in Europa oltre 8.500 persone”.

Mons. Perego (Migrantes), “l’Italia e l’Europa incapaci di tutelare i migranti in fuga. Una vergogna”

“Anche a Pasqua ci raggiunge la notizia di dispersi e morti nel centro del Mediterraneo. Uomini, donne e bambini per i quali la Pasqua non ha significato vita, ma morte”. L’arcivescovo Gian Carlo Perego, presidente della Commissione Cei sull’immigrazione nonché della Fondazione Migrantes, parlando all’Adnkronos, ha denunciato il nuovo naufragio in mare. “Si pensa a tutto in questa Pasqua tranne a loro, alle persone in fuga dalle guerre combattute anche con le nostre armi. Alcuni si meravigliano e si irritano perché parliamo di morte, di diritti negati in questa Pasqua. Sono gli Erode della comunicazione e della politica’”, è l’accusa. “Speriamo che l’Europa alzi gli occhi sul Mediterraneo e finalmente – ha affermato – tuteli chi richiede asilo, con una missione europea nel Mediterraneo e la cessazione degli accordi con la Libia, dove, gli stessi che fermano e trasportano nei campi le persone in fuga nel Mediterraneo sono gli stessi che lucrano mettendoli in mare. Il caso Almasri lo dimostra. L’Italia e l’Europa sono incapaci di tutelare invece gli interessi dei migranti in fuga, sempre più numerosi da dieci anni a questa parte e sempre più soli. Una vergogna”, ha attaccato. (da L’Osservatore Romano del 7 aprile 2026).

“È una crisi strutturale che non si sta affrontando, quando invece sarebbe necessario un corridoio umanitario nel Mediterraneo per salvare le persone. Si pensa a un corridoio umanitario nello stretto di Hormuz per far passare le merci, non si pensa alla tutela invece delle persone. Molte persone arrivano anche sui gommoni, tante volte ferite, picchiate dai libici, dai tunisini. Al tempo stesso sappiamo come chi viene fermato in mare e ritorna in Libia, tante volte subisce veramente violenze forti nei campi. Occorre tagliare i legami con questi paesi (Libia e Tunisia) e lavorare con l’UNHCR per tutelare nei campi profughi le persone”, ha detto a Radio Vaticana mons. Giancarlo Perego, presidente della Fondazione Migrantes.

[Foto: Collettiva]