Il Papa alla veglia per la pace, “basta deliri di onnipotenza ed esibizione della forza! Basta trascinare nei discorsi di morte il nome santo di Dio! Governanti fermatevi, mai più la guerra!”

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Leone XIV lancia un vigoroso messaggio di pace durante la recita del Rosario nella Basilica di San Pietro. Mai così dirette e inequivocabili le sue parole. Si rivolge apertamente ai “governanti” scagliandosi contro “l’idolatria di sé stessi e del denaro”, contro ” la demoniaca catena” e la “banalizzazione del male”, contro “l’orrore e la disumanità di azioni che alcuni adulti vantano con orgoglio”, contro “i tavoli dove si pianifica il riarmo e si deliberano azioni di morte”, contro le “continue violazioni del diritto internazionale”. Un vero e proprio manifesto, quello del Papa, contro “la follia della guerra”: un invito ad “affrontare insieme, come umanità e con umanità, quest’ora drammatica della storia”, e a tornare “a credere nell’amore, nella moderazione, nella buona politica”. “Rialziamoci dalle macerie! – esorta il Pontefice – Niente ci può chiudere in un destino già scritto, nemmeno in questo mondo in cui sembrano non bastare i sepolcri, perché si continua a crocifiggere, ad annientare la vita, senza diritto e senza pietà”.

CITTA’ DEL VATICANO, 11 APRILE – “La guerra divide, la speranza unisce. La prepotenza calpesta, l’amore solleva. L’idolatria acceca, il Dio vivente illumina. Basta un poco di fede, una briciola di fede, carissimi, per affrontare insieme, come umanità e con umanità, quest’ora drammatica della storia”. Ha iniziato così, papa Leone XIV, la sua altissima riflessione al termine della recita del Rosario “per invocare il dono della Pace”, da lui presieduta questo pomeriggio nella Basilica di San Pietro in unione con le tante altre realtà della Chiesa che hanno aderito alla veglia di preghiera.

La preghiera, infatti, ha spiegato, “non è rifugio per sottrarci alle nostre responsabilità, non è anestetico per evitare il dolore che tanta ingiustizia scatena. È invece la più gratuita, universale e dirompente risposta alla morte: siamo un popolo che già risorge! In ognuno di noi, in ogni essere umano, il Maestro interiore insegna infatti la pace, sospinge all’incontro, ispira l’invocazione”.

“Alziamo allora lo sguardo! – ha esortato il Pontefice – Rialziamoci dalle macerie! Niente ci può chiudere in un destino già scritto, nemmeno in questo mondo in cui sembrano non bastare i sepolcri, perché si continua a crocifiggere, ad annientare la vita, senza diritto e senza pietà”.

Papa Leone ha voluto ricordare quanto disse “con commozione” San Giovanni Paolo II, “instancabile testimone di pace”, nel contesto della crisi irachena nel 2003: “Io appartengo a quella generazione che ha vissuto la Seconda Guerra Mondiale ed è sopravvissuta. Ho il dovere di dire a tutti i giovani, a quelli più giovani di me, che non hanno avuto quest’esperienza: ‘Mai più la guerra!’, come disse Paolo VI nella sua prima visita alle Nazioni Unite. Dobbiamo fare tutto il possibile! Sappiamo bene che non è possibile la pace ad ogni costo. Ma sappiamo tutti quanto è grande questa responsabilità” (Angelus, 16 marzo 2003).

“Faccio mio questa sera il suo appello, tanto attuale – ha proseguito Prevost -. La preghiera ci educa ad agire. Le limitate possibilità umane si congiungono nella preghiera alle infinite possibilità di Dio. Pensieri, parole e opere infrangono, allora, la demoniaca catena del male e si mettono a servizio del Regno di Dio: un Regno in cui non c’è spada, né drone, né vendetta, né banalizzazione del male, né ingiusto profitto, ma solo dignità, comprensione, perdono”.

Secondo papa Leone, “abbiamo qui un argine a quel delirio di onnipotenza che attorno a noi si fa sempre più imprevedibile e aggressivo. Gli equilibri nella famiglia umana sono gravemente destabilizzati. Viene trascinato nei discorsi di morte persino il Nome santo di Dio, il Dio della vita. Scompare allora un mondo di fratelli e sorelle con un solo Padre nei cieli e, come in un incubo notturno, la realtà si popola di nemici”.

“Ovunque si avvertono minacce, invece di chiamate all’ascolto e all’incontro – ha sottolineato -. Fratelli e sorelle, chi prega ha coscienza del proprio limite, non uccide e non minaccia la morte. Invece, alla morte è asservito chi ha voltato le spalle al Dio vivente, per fare di sé stesso e del proprio potere l’idolo muto, cieco e sordo (cfr Sal 115,4-8), cui sacrificare ogni valore e pretendere che il mondo intero pieghi il ginocchio”.

“Basta con l’idolatria di sé stessi e del denaro! – ha quindi ammonito il Papa – Basta con l’esibizione della forza! Basta con la guerra! La vera forza si manifesta nel servire la vita. San Giovanni XXIII, con semplicità evangelica, scrisse: ‘Dalla pace tutti traggono vantaggi: individui, famiglie, popoli, l’intera famiglia umana’. E ripetendo le parole lapidarie di Pio XII aggiungeva: ‘Nulla è perduto con la pace. Tutto può essere perduto con la guerra’ (Lett. enc. Pacem in terris, 62)”.

“Uniamo, dunque, le energie morali e spirituali di milioni, miliardi di uomini e donne, di anziani e di giovani che oggi credono nella pace, che oggi scelgono la pace, che curano le ferite e riparano i danni lasciati dalla follia della guerra”, ha incoraggiato Leone XIV. “Ricevo tante lettere di bambini dalle zone di conflitto: leggendole si percepisce, con la verità dell’innocenza, tutto l’orrore e la disumanità di azioni che alcuni adulti vantano con orgoglio. Ascoltiamo la voce dei bambini!”

“Cari fratelli e sorelle – ha proseguito -, certo vi sono inderogabili responsabilità dei governanti delle Nazioni. A loro gridiamo: fermatevi! È il tempo della pace! Sedete ai tavoli del dialogo e della mediazione, non ai tavoli dove si pianifica il riarmo e si deliberano azioni di morte! Vi è però, non meno grande, la responsabilità di tutti noi, uomini e donne di tanti Paesi diversi: un’immensa moltitudine che ripudia la guerra, coi fatti, non solo a parole”.

Secondo il Papa, “la preghiera ci impegna a convertire ciò che resta di violento nei nostri cuori e nelle nostre menti: convertiamoci a un Regno di pace che si edifica giorno per giorno, nelle case, nelle scuole, nei quartieri, nelle comunità civili e religiose, rubando terreno alla polemica e alla rassegnazione con l’amicizia e la cultura dell’incontro. Torniamo a credere nell’amore, nella moderazione, nella buona politica. Formiamoci e giochiamoci in prima persona, ciascuno rispondendo alla propria vocazione. Ognuno ha il suo posto nel mosaico della pace!”.

Parlando della cadenza costante e regolare del Rosario, il Papa ha commentato che “abbiamo bisogno di non farci travolgere dall’accelerazione di un mondo che non sa cosa rincorre, per tornare a servire il ritmo della vita, l’armonia della creazione, e curarne le ferite. Come ci ha insegnato Papa Francesco, ‘c’è bisogno di artigiani di pace disposti ad avviare processi di guarigione e di rinnovato incontro con ingegno e audacia’ (Lett. enc. Fratelli tutti, 225). C’è infatti ‘una ‘architettura’ della pace, nella quale intervengono le varie istituzioni della società, ciascuna secondo la propria competenza, però c’è anche un ‘artigianato’ della pace che ci coinvolge tutti’ (ibid., 231)”.

L’invito di Leone XIV è stato a tornare “a casa con questo impegno di pregare sempre, senza stancarci, e di profonda conversione del cuore. La Chiesa è un grande popolo a servizio della riconciliazione e della pace, che avanza senza tentennamenti, anche quando il rifiuto della logica bellica può costarle incomprensione e disprezzo. Essa annuncia il Vangelo della pace ed educa a obbedire a Dio piuttosto che agli uomini, specie quando si tratta dell’infinita dignità di altri esseri umani, messa a repentaglio dalle continue violazioni del diritto internazionale. ‘In tutto il mondo è auspicabile che ogni comunità diventi una ‘casa della pace’, dove si impara a disinnescare l’ostilità attraverso il dialogo, dove si pratica la giustizia e si custodisce il perdono. Oggi più che mai, infatti, occorre mostrare che la pace non è un’utopia’ (Messaggio per la LIX Giornata mondiale della pace, 1° gennaio 2026)”.

“Fratelli e sorelle di ogni lingua, popolo e nazione: siamo una sola famiglia che piange, che spera e che si rialza. ‘Mai più la guerra, avventura senza ritorno, mai più la guerra, spirale di lutti e di violenza’ (S. GIOVANNI PAOLO II, Preghiera per la pace, 2 febbraio 1991)”, ha concluso il Papa, prima della sua supplica finale: “Signore Gesù, / tu hai vinto la morte senza armi né violenza: / hai dissolto il suo potere con la forza della pace. / Donaci la tua pace, / come alle donne incerte nel mattino di Pasqua, / come ai discepoli nascosti e spaventati. / Manda il tuo Spirito, / respiro che dà vita, che riconcilia, / che rende fratelli e sorelle gli avversari e i nemici. / Ispiraci la fiducia di Maria, tua madre, / che col cuore straziato stava sotto la tua croce, / salda nella fede che saresti risorto. / La follia della guerra abbia termine / e la Terra sia curata e coltivata da chi ancora / sa generare, sa custodire, sa amare la vita. / Ascoltaci, Signore della vita!”

Prima della recita del Rosario in Basilica, Leone XIV si è presentato a sorpresa sul sagrato di piazza San Pietro dove una grande folla si era radunata per partecipare alla veglia di preghiera. “Vogliamo dire a tutto il mondo che è possibile costruire una pace nuova, con tutti i popoli di tutte le religioni, di tutte le razze, uniti come fratelli e sorelle in un mondo di pace”, ha affermato il Papa. “Vi do da qui la benedizione, poi preghiamo insieme dalla basilica”, ha aggiunto prima di rientrare per presiedere la veglia.

[Foto: Vatican Media]