In Ucraina scatta la tregua per la Pasqua ortodossa. Ma Kiev denuncia 469 violazioni da parte di Mosca

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Zelensky spera in un prolungamento del cessate il fuoco. Mercoledì sarà in Italia.

L’Ucraina denuncia molteplici presunte violazioni da parte delle forze russe della tregua per la Pasqua ortodossa in vigore dalle 16 di ieri: secondo lo Stato maggiore dell’esercito, gli episodi di mancato rispetto dello stop ai combattimenti da parte di Mosca sarebbero stati almeno “469”. Tra questi, si legge in una nota, ci sarebbero stati almeno “153 bombardamenti” e circa 300 attacchi con droni.

In uno di questi attacchi, tre operatori sanitari sono rimasti feriti in un raid con un drone a Hlukhiv (oblast’ di Sumy), vicino alla frontiera russa nel nord, secondo le autorità militari locali citate dal Kiev Independent.

La breve tregua accettata da Mosca e Kiev in occasione della Pasqua ortodossa è comunque ufficialmente scattata. Anche se l’eventualità che venisse effettivamente rispettata fino alla scadenza annunciata (le 23 di questa domenica, ora italiana), e non violata prima, come accaduto anche in numerosi tentativi precedenti, appare già un’ipotesi negata.

Nonostante tra le due parti persista un clima di fortissima diffidenza, il leader ucraino Volodymyr Zelensky spera comunque in “un’estensione” del cessate il fuoco al di là delle 32 ore inizialmente concordate, riferisce l’ANSA sul suo sito. E intanto, dopo aver definito nei giorni scorsi Giorgia Meloni “una leader forte” con una “voce importante” per il suo Paese, si appresta ad incontrare la premier a Roma mercoledì pomeriggio, secondo quanto reso noto da Palazzo Chigi.

Inizialmente annunciata dal presidente russo Vladimir Putin, con il successivo ok di Zelensky, la tregua è partita alle 16 ore locali (le 15 in Italia) del sabato santo ortodosso, la cui data è stabilita dal calendario giuliano e non da quello gregoriano utilizzato dalla Chiesa cattolica latina. Si tratta di un segnale minimo, pur se provvisorio, di distensione tra le parti. Come anche quello, annunciato a poche ore dall’inizio del cessate il fuoco, di uno scambio di 175 prigionieri di guerra ciascuna. Al di là di questo, però, le posizioni di totale sfiducia reciproca restano pressoché invariate.

“Oggi abbiamo definito i parametri della nostra risposta a qualsiasi potenziale violazione del cessate il fuoco da parte dell’esercito russo. Sappiamo tutti con chi abbiamo a che fare”, ammoniva Zelensky in mattinata. Allo stesso tempo, il presidente ucraino ha assicurato di voler lavorare per puntare a scenari più incoraggianti. “Un cessate il fuoco a Pasqua potrebbe anche rappresentare l’inizio di un vero e proprio passo verso la pace: la nostra parte ha avanzato la relativa proposta”, ha detto.

Al momento, spiega sempre l’ANSA, da parte del Cremlino non sono pervenute risposte a questa mossa. Più in generale, non si registrano passi avanti sostanziali in quanto a negoziati per una risoluzione del conflitto. Anzi, sono già arrivate accuse reciproche di possibili violazioni della fragile tregua in vigore: autorità russe e filorusse hanno parlato di due feriti da droni ucraini nella regione di Belgorod e di tre a Nova Kakhovka, nella parte del Kherson occupata, mentre quelle ucraine riferiscono di un raid con droni con un ferito nel Dnipropetrovsk. Anche nelle ore immediatamente precedenti le due parti avevano riportato nuovi episodi di guerra, con almeno sette civili morti (cinque in zone controllate da Kiev) e decine di feriti.

In attesa dell’incontro con Meloni, un attacco al leader ucraino è intanto arrivato dal vicepremier Matteo Salvini, che è tornato sulla controversa battuta con cui Zelensky, riferendosi al premier ungherese Viktor Orbàn, ha detto che avrebbe fornito alle forze armate ucraine “l’indirizzo” della persona che stava bloccando l’erogazione di un grosso prestito Ue a Kiev.

“Minacciare di morte un leader europeo è qualcosa di volgare e disgustoso. Soprattutto da parte di un signore che stiamo riempiendo di miliardi per difendere e ricostruire il suo Paese”, ha polemizzato Salvini.

Oggi intanto proprio in Ungheria si sono aperti i seggi elettorali. Sono chiamati alle urne 8.114.688 cittadini per un’elezione che potrebbe chiudere i sedici anni di governo del populista Viktor Orbàn e aprire la strada all’opposizione guidata da Peter Magyar, con una linea più europeista.

[Fonte: ANSA; Foto: Rawpixel.com/CC0 1.0 Deed]