Domani il Papa parte per l’Africa: fino al 23 sarà in Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale

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Al Regina Caeli Leone XIV richiama l’attenzione sul Sudan e sul Libano: “all’amato popolo libanese sono più che mai vicino in questi giorni di dolore -. C’è l’obbligo morale di proteggere la popolazione civile dagli atroci effetti della guerra. Faccio appello alle parti in conflitto a cessare il fuoco e a ricercare con urgenza una soluzione pacifica”.

CITTA’ DEL VATICANO, 12 APRILE – Papa Leone XIV parte domani mattina per il suo terzo viaggio apostolico del pontificato che, dopo quelli in Turchia e Libano e nel Principato di Monaco, lo porterà fino al 23 aprile in quattro Stati africani: Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale. Un viaggio lungo e complesso, in realtà fra loto oltremodo diverse nel continente africano.

La tappa in Algeria è dettata primariamente dal desiderio di papa Leone di recarsi nei luoghi d’origine di Sant’Agostino, padre spirituale del suo ordine religioso d’appartenenza. Oltre che ad Algeri, infatti, il Pontefice si recherà anche ad Annaba, l’antica Ippona, dove visiterà il sito archeologico, la casa di accoglienza per anziani delle Piccole sorelle dei poveri, incontrerà in privato i suoi confratelli membri dell’Ordine agostiniano e celebrerà la messa nella Basilica di Sant’Agostino.

Ad Algeri, invece, capitale di uno degli Stati principali del Nordafrica e a grande maggioranza musulmano, il Pontefice visiterà la Grande Moschea e incontrerà le autorità del Paese. Sarà anche nel Centro di accoglienza e di amicizia delle Suore agostiniane missionarie e vedrà la comunità cattolica algerina nella Basilica di Nostra Signora d’Africa. Una visita sarà dedicata anche al Monumento dei martiri Maqam Echahid.

I tanti problemi, come povertà e disuguaglianze, i conflitti, le contraddizioni politiche e sociali del continente africano – oltre agli aspetti pastorali e di ordine ecumenico ed interreligioso – saranno poi al centro delle tappe in Camerun (a Yaoundé, Bamenda e Douala), Angola (a Luanda, Muxima e Saurimo) e Guinea Equatoriale (a Malabo, Mongobo e Bata, dove visiterà la prigione e avrà un momento di preghiera davanti al Monumento commemorativo delle vittime dell’esplosione del 7 marzo 2021).

“Domani partirò per il Viaggio apostolico in Africa, e proprio alcuni Martiri della Chiesa africana dei primi secoli, i Martiri di Abitene, ci hanno lasciato in merito una bellissima testimonianza. Di fronte all’offerta di avere salva la vita a patto che rinunciassero a celebrare l’Eucaristia, hanno risposto di non poter vivere senza celebrare il giorno del Signore”, ha detto il Papa oggi al regina Caeli: “È lì che si nutre e cresce la nostra fede. È lì che i nostri sforzi, pur limitati, per grazia di Dio si fondono come azioni delle membra di un unico corpo – il Corpo di Cristo – nella realizzazione di un unico grande progetto di salvezza che abbraccia tutto il genere umano”.

Di Africa Leone ha parlato anche ricordando che “mercoledì prossimo si compiono tre anni dall’inizio del sanguinoso conflitto in Sudan. Quanto soffre il popolo sudanese, vittima innocente di questo dramma disumano! Rinnovo il mio accorato appello alle parti belligeranti affinché facciano tacere le armi ed inizino, senza precondizioni, un sincero dialogo volto a fermare quanto prima questa guerra fratricida”.

Il Pontefice ha richiamato l’attenzione anche sulla situazione in Libano, e sulla guerra in corso tra Israele e Hezbollah con intensi bombardamenti di Israele non solo nel Sud del Paese ma anche a Beirut. “Anche all’amato popolo libanese sono più che mai vicino in questi giorni di dolore, di paura e di invincibile speranza in Dio – ha affermato -. Il principio di umanità, inscritto nella coscienza di ogni persona e riconosciuto nelle leggi internazionali, comporta l’obbligo morale di proteggere la popolazione civile dagli atroci effetti della guerra. Faccio appello alle parti in conflitto a cessare il fuoco e a ricercare con urgenza una soluzione pacifica”.

Sempre al Regina Caeli, papa Leone ha ricordato che “oggi molte Chiese orientali celebrano la Pasqua secondo il calendario giuliano. A tutte quelle comunità rivolgo il mio più cordiale augurio di pace, in comunione di fede nel Signore Risorto”. “Lo accompagno con più intensa preghiera per quanti soffrono a causa della guerra, in modo particolare per il caro popolo ucraino – ha aggiunto -. La luce di Cristo porti conforto ai cuori afflitti e rafforzi la speranza di pace. Non venga meno l’attenzione della comunità internazionale verso il dramma di questa guerra!”.

“Domani partirò per un viaggio apostolico di dieci giorni in quattro Paesi africani: Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale. Vi chiedo per favore di accompagnarmi con le vostre preghiere. Grazie!”, ha concluso.

Un viaggio di grande portata, quello che porterà domani il Pontefice in Africa, che avviene comunque in un momento in cui l’attenzione internazionale è rivolta sicuramente altrove più che al continente africano, ai conflitti in corso appunto in Medio Oriente tra Usa-Israele e Iran, tra Israele e Libano, e in Europa tra Russia e Ucraina. A tale proposito, non si attenuano gli echi del grande discorso pronunciato dal Pontefice ieri durante la veglia di preghiera per la pace nella Basilica di San Pietro in cui ha lanciato un fortissimo messaggio ai “governanti” – “fermatevi! Basta con la guerra!” – e si è scagliato contro i “deliri di onnipotenza” e “l’esibizione della forza”, contro “l’idolatria di sé stessi e del denaro”, contro ” la demoniaca catena del male” e la sua “banalizzazione”, contro “l’orrore e la disumanità di azioni che alcuni vantano con orgoglio”, contro “i tavoli dove si pianifica il riarmo e si deliberano azioni di morte”, contro le “continue violazioni del diritto internazionale”. In definitiva contro “la follia della guerra”, con l’invito ad “affrontare insieme, come umanità e con umanità, quest’ora drammatica della storia”, e a tornare “a credere nell’amore, nella moderazione, nella buona politica”. E in più, oltremodo importante, il forte richiamo a smetterla di trascinare “nei discorsi di morte persino il Nome santo di Dio”.

Messaggi di condanna della guerra diretti da papa Prevost con estrema chiarezza verso l’attuale politica degli Stati Uniti, suo Paese d’origine, politica finora molto sostenuta dal cattolicesimo d’Oltreoceano. Ed è estremamente significativo che proprio dagli Stati Uniti arrivi, anche via social, la notizia che il cardinale di Washington Robert McElroy (nella foto), stretto alleato di papa Leone, ha ricevuto una standing ovation al termine della sua omelia, in cui ha invitato i cattolici a intraprendere azioni civiche per aiutare a porre fine alla guerra “immorale” contro l’Iran. “Quando usciremo da questa chiesa stasera, dobbiamo andare oltre la preghiera. In quanto cittadini e credenti in questa democrazia che amiamo così profondamente, dobbiamo batterci per la pace con i nostri rappresentanti e leader”, ha affermato. “Non è sufficiente dire che abbiamo pregato. Dobbiamo anche agire. Perché è molto possibile che i negoziati falliscano a causa della testardaggine da entrambe le parti, e il presidente decida di rientrare in questa guerra immorale”. “In quel momento critico, in quanto discepoli di Gesù Cristo chiamati a essere artefici di pace nel mondo, dobbiamo rispondere con una sola voce e all’unisono: “No. Non nel nostro nome. Non in questo momento. Non con il nostro Paese.”

[Foto: Vatican Media, Sacred Heart University]