Spadaro, la cura del creato e la questione della guerra

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Il messaggio di Papa Leone XIV per la Giornata mondiale di preghiera per la cura del creato collega il degrado ambientale alla guerra, esortando a reindirizzare le energie attualmente assorbite dal riarmo verso lo sviluppo umano. Il commento di p. Antonio Spadaro nella sua rubrica ‘Vatican Diary’ su Global Catholic.

Di p. Antonio Spadaro, SJ, da Global Catholic

L’undicesima Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato si è celebrata il 1° settembre.

Il messaggio di Papa Leone XIV per l’occasione è datato 15 agosto, festa dell’Assunzione, ed è stato diffuso dalla Sala Stampa vaticana cinque giorni dopo.

Il tema è tratto dal profeta Isaia: “Trasformeranno le loro spade in vomeri e le loro lance in falci”.

La scelta del versetto annuncia immediatamente la direzione che Leone XIV intende dare al lettore. La cura del creato è legata alla questione della guerra, e non per mera convenienza retorica.

Le crisi umane e il crollo dell’equilibrio del creato, che sembra accelerare, non sono fenomeni scollegati; costituiscono un unico appello alla guarigione che si leva da un mondo ferito.

I conflitti armati e il degrado ambientale si alimentano a vicenda. La guerra distrugge gli ecosistemi, contamina l’aria e l’acqua, mina la sicurezza alimentare; da ciò derivano povertà, disuguaglianza e le tensioni sociali che preparano il terreno per ulteriori conflitti. Il cerchio si chiude e ricomincia.

Chiunque legga il messaggio come un testo devozionale sull’ambiente non coglierà la parte più politica.

Verso la fine, Leone estende il significato del termine “ecosistema” oltre la biologia. Gli ecosistemi affidati alla nostra custodia, scrive, sono quelli “del creato, delle relazioni umane e del cuore umano stesso”.

Il cuore, precisa, è il centro della persona e non semplicemente la sede delle emozioni: ragione, desiderio, volontà e coscienza convergono in esso.

Leone richiama Benedetto XVI, per il quale i deserti fuori di noi si estendono in proporzione ai deserti interiori. Qui il messaggio riprende la Laudato Si’ di Papa Francesco, con un esplicito riferimento al paragrafo 217.

Il rischio che Leone individua oggi è una pace affidata unicamente alle strutture: senza una trasformazione interiore, avverte, essa rimane fragile e di breve durata. Le strutture vanno riformate, i cuori rinnovati.

La radice del conflitto e dello sfruttamento del creato risiede in una crisi etica e culturale: la perdita di ogni senso del limite, la brama di dominio, la ricerca del profitto immediato, l’incapacità di riconoscere la dignità che Dio ha donato a ogni persona.

L’attualità del testo risiede in una richiesta. Leone ci invita a immaginare le energie ora assorbite dalla guerra reindirizzate verso lo sviluppo umano integrale, la lotta alla povertà, la difesa della dignità umana, la riconciliazione dei popoli divisi.

In un periodo in cui i bilanci della difesa sono in aumento in molti Paesi e il riarmo viene presentato come una necessità indiscutibile, la frase chiede un cambiamento nella destinazione di questi fondi. La richiesta è rivolta alla politica.

I veri strumenti di pace, scrive il Papa, sono la verità e il dialogo, la pazienza, la giustizia, la misericordia, la cura.

Il messaggio si conclude con un’immagine di passaggio: il deserto che diventa giardino, la divisione che diventa comunione. Giunta all’undicesima edizione, la Giornata del Creato si presenta anche come una giornata sulla guerra.

[Fonte: Global Catholic (nostra traduzione); Foto: www.losservatorio.org]

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