
Congo RD: nulla di fatto a Doha sull’accordo di pace tra governo di Kinshasa e i ribelli dell’M23

Kinshasa – Nulla di fatto nei colloqui di Doha (Qatar) che dovevano sfociare ieri, 18 agosto, in un’intesa tra il governo della Repubblica Democratica del Congo e il gruppo di guerriglia M23/Alleanza del Fiume Congo (AFC). Sono stati proprio i rappresentati dei guerriglieri a non presentarsi al tavolo negoziale affermando che non sono state pienamente attuate le disposizioni della dichiarazione di principi firmata a Doha il 19 luglio.
Il Qatar che media tra le due parti ha però assicurato che le discussioni stanno proseguendo, riferisce l’agenzia vaticana Fides. “Sebbene la scadenza del 18 agosto non sia stata rispettata, entrambe le parti hanno risposto positivamente al facilitatore e hanno espresso la loro disponibilità a proseguire i negoziati”, ha dichiarato un rappresentate del governo qatariano.
Il punto che ha bloccato la firma dell’intesa è quello del rilascio di centinaia di detenuti da parte delle autorità di Kinshasa, considerato una priorità dall’M23/AFC. Il rilascio dei prigionieri è una delle “misure di fiducia” previste dalla dichiarazione di principi del 19 luglio. Ma il governo congolese ha rifiutato di ottemperare a questa disposizione fino a quando l’accordo definitivo non verrà firmato.
La bozza dell’intesa che doveva essere firmata ieri prevede una risoluzione del conflitto in tre fasi, che dovrebbe durare almeno sette mesi dalla firma dell’accordo. La prima stabilisce la formazione, sotto l’autorità del Ministero dell’Interno, di una “forza speciale ad interim“, composta al 50% da membri “idonei” della ribellione, con il compito di collaborare con la polizia e l’esercito nazionale. Il suo raggio d’intervento sarebbe limitato alle aree attualmente in mano all’M23 nelle province del Nord e del Sud Kivu, dove sarebbe l’unica forza autorizzata a intervenire. Al termine del suo mandato (cinque anni, rinnovabile), i suoi elementi verrebbero integrati nell’esercito e nella polizia.
L’intesa inoltre stabilisce il ritorno delle autorità statali in queste aree, con la nomina da parte del governo congolese di autorità ad interim a livello locale, senza escludere potenziali candidati suggeriti dall’AFC/M23. Il mandato ad interim di queste autorità transitorie terminerebbe con l’organizzazione delle elezioni nella zona, previste per il 2027.
Allo stesso tempo, l’accordo proposto prevede l’organizzazione di un dialogo nazionale nel 2026. Richiesto all’unanimità dall’opposizione congolese, questo progetto, sostenuto da diversi mesi dalla Conferenza Episcopale Nazionale del Congo (CENCO) e dalla Chiesa di Cristo in Congo, ha faticato a decollare. Si prevede infine un Meccanismo di Monitoraggio Multilaterale, co-gestito dalla RDC e dall’M23, con la partecipazione – in qualità di osservatori – del Qatar e dell’Unione Africana (UA), per garantire l’attuazione dell’accordo.
[Fonte e Foto: Fides]


