
Congo RD: stranieri in fuga da Bukavu; si teme l’avanzata dell’M23 sul capoluogo del Sud Kivu

KINSHASA, 30 GEN – “A Bukavu gli stranieri stanno scappando”, riferiscono all’agenzia vaticana Fides fonti missionarie dal capoluogo del Sud Kivu. “Le diverse ambasciate a Kinshasa hanno diramato l’ordine ai loro concittadini di lasciare la città perché si teme che l’M23 possa conquistarla, dopo aver preso il controllo di Goma e del Nord Kivu”, affermano le fonti localiu. “A Bukavu hanno sede importanti distaccamenti di organizzazioni internazionali legate all’ONU e di diverse ONG internazionali. Ora il personale straniero di questi organismi viene evacuato via il Ruanda”.
“Attualmente le truppe ribelli si trovano a Nyabibwe, nel territorio di Kalehe, nel Sud Kivu”, dicono le fonti missionarie. “Si tratta di un picco montuoso e una volta disceso verso sud ci si ritrova a 25 km dalle rive del lago Kivu; da lì in poi si può raggiungere facilmente Bukavu”. “I movimenti dell’M23 sono agevolati dai mezzi che sono stati dati loro dall’esercito ruandese che ha trasportato con delle chiatte a Goma dei nuovi automezzi fuoristrada poi consegnati ai ribelli”, continuano le fonti di Fides.
Si noti che Nyabibwe ospita un sito minerario dove vengono estratti coltan e cassiterite, due dei minerali strategici che sono oggetto della guerra in corso, che vede convolti attori locali e regionali con alle loro spalle potenze mondiali e multinazionali minerarie.
Nel frattempo si sta stabilizzando la situazione a Goma, conquistata dalle truppe ruandesi e dai ribelli dell’M23 da loro appoggiati. L’ M23 ha organizzato i primi pattugliamenti nella città, per rassicurare la popolazione e combattere le sacche di resistenza dei militari dell’esercito congolese e dei miliziani filogovernativi Wazalendo.
“I ribelli cercano di presentarsi come i ‘liberatori’ contro quello che definiscono ‘il regime oppressivo di Kinshasa’: per questo stanno cercando di assicurare un minimo di ordine e di servizi alla popolazione della città da loro conquistata”, commentano le fonti di Fides. Come affermato da Corneille Nangaa il leader dell’Alleanza del Fiume Congo, l’ala politica dell’M23, l’obiettivo della guerriglia è quello di marciare sulla capitale Kinshasa (distante in linea d’aria da Goma circa 1.600 km ma la distanza stradale è di oltre 2.500 km) per rovesciare il presidente Félix Tshisekedi.
“Sembra di essere ritornati indietro di una trentina di anni quando alla fine del 1996 la guerriglia avviò la marcia trionfale che partendo sempre dall’est del Paese arrivò nella primavera del 1997 a rovesciare Mobutu a Kinshasa. Ma all’epoca i guerriglieri sostenuti da Ruanda e Uganda erano ben appoggiati da potenze straniere. Ora bisogna vedere quali sono gli interessi internazionali che si stanno muovendo in questa situazione”, commentano le fonti locali.
Il presidente Tshisekedi per contrastare l’avanzata ribelle ha lanciato l’ordine alla mobilitazione generale facendo appello agli ex combattenti e ai giovani perché si arruolino nelle file dell’esercito.
ACS: crisi nella R. D. del Congo, le voci della Chiesa
Willy Ngumbi Ngengele, vescovo di Goma, nell’est della Repubblica Democratica del Congo, con un messaggio inviato ad Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS) è intervento sulla situazione della città, mentre infuriano i combattimenti tra i ribelli del gruppo M23 e le truppe governative. Il presule ha chiesto «l’assoluto rispetto da parte di tutte le parti, e in ogni circostanza, per la vita umana e per le infrastrutture private e pubbliche, in conformità con la dignità umana e il diritto internazionale», e ha sottolineato la necessità di garantire l’accesso ai servizi di base per la popolazione ed evitare il flagello della violenza sessuale, che così spesso accompagna i conflitti armati. Mons. Ngumbi Ngengele ha ricordato anche, fra i diversi incidenti, il bombardamento dell’ospedale General Charity, che ha causato la morte di neonati.
Padre Marcelo Oliveira, missionario comboniano nella Repubblica Democratica del Congo da molti anni, ha parlato di «attacchi continui» nella regione, aggiungendo che la situazione umanitaria è grave e tenderà a peggiorare man mano che la popolazione civile cercherà di fuggire dai combattimenti: «Attualmente ci sono oltre 2,5 milioni di sfollati interni a causa della guerra intorno a Goma». Secondo il comboniano i ribelli sperano di costringere il governo a negoziare, ma c’è anche il rischio che la situazione possa sfociare in una vera e propria guerra tra la R. D. del Congo e il Ruanda.
Nel contesto di un Paese con più di 7 milioni di sfollati interni, Mons. Francois Xavier Maroy, arcivescovo di Bukavo, ha lamentato che «da due anni, molti dei nostri fratelli e sorelle non hanno altro che gli occhi per piangere e i piedi per fuggire, a volte senza una destinazione, e anche i campi per gli sfollati non sono sicuri, diversi villaggi sono saturi e altri svuotati della loro popolazione». L’arcivescovo ha anche insistito sul fatto che «nessuna posizione politica o vantaggio economico può essere negoziato sui cadaveri dei propri compatrioti».
[Fonti: Fides, ACS; Foto: FMT/CC BY 4.0 Deed]


