Madagascar: ancora proteste di piazza contro il governo. Missionario, “troppe ingiustizie, i giovani non ne possono più”

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Di Antonella Palermo

Migliaia di manifestanti hanno nuovamente sfilato ieri in diverse grandi città del Madagascar in attesa dell’eventuale nomina di un nuovo primo ministro, dopo che lunedì scorso il presidente si era concesso 72 ore di tempo per ricevere le candidature in modo da poter ricostituire un nuovo governo. Secondo l’ONU gli scontri con la Polizia avrebbero causato almeno 22 morti e centinaia di feriti, cifre smentite dal ministero degli Affari esteri malgascio.

Le proteste di piazza vanno avanti dal 25 settembre nel Paese – ai primi posti per indice di povertà – e sono partite da Ankatso, dove ha sede l’Università della capitale Antananarivo. Altri capoluoghi di provincia interessati ancora da queste forme di malcontento soprattutto giovanile sono Antsirabe, Tamatava, Tulear, Mahajanga. A innescarle le continue interruzioni di acqua ed elettricità che ormai rendono impraticabili le più basilari attività per una stragrande parte della popolazione sempre più indigente. “L’erogazione è molto intermittente e spesso è interrotta anche per dieci ore consecutive. Noi siamo fortunati perché abbiamo i pannelli fotovoltaici, e almeno la corrente è assicurata”, spiega a Tra Cielo e Terra padre Luciano Mariani, missionario orionino ad Anatihazo, uno dei quartieri più poveri di Antananarivo dove gestisce una scuola (dalla materna al liceo, con 1.600 alunni).

La cosiddetta ‘generazione Zeta’ che manifesta si oppone a un altro mandato di Andry Rajoelina, al potere dal 2009 dopo un colpo di stato. “I giovani non ne possono più – scandisce il religioso -, e ora la situazione è arrivata a un livello di gravità sensibile. Fanno bene a far sentire la propria voce perché qui le ingiustizie sono evidenti e durano da troppo tempo. Qui c’è una ristretta élite che ha beni rifugio alle Mauritius oppure in altri luoghi simili per ricchezza, ma il resto della popolazione vive una miseria che non si può nemmeno raccontare”. E racconta dei lavori precarissimi delle donne che possono sperare di vendere un po’ di merce lungo le strade e che “stentano a pagare una piccola partecipazione per la scuola”.

“La gente ha paura a uscire, temono le degenerazioni della protesta – spiega padre Luciano -, con le macchine distrutte, date alle fiamme. Dalle 12 in poi in giro non vedi più nessuno. Non era mai accaduto negli ultimi tempi. Poi, dalle 20 alle 4 di notte c’è proprio il coprifuoco. La pioggia, assolutamente eccezionale da noi in questo periodo, ha impedito alcune mobilitazioni ma i giovani sono intenzionati a continuare. Intanto il turismo è fermo. Del resto, chi mai può voler venire in queste condizioni?”.

“Si dice che dietro l’intermittenza con cui viene fornita acqua e luce ci sia la stessa presidenza”, riferisce ancora padre Luciano, facendo ipotizzare che siano i vertici di governo a voler tenere sotto scacco una popolazione oltremodo stremata, salvaguardando i propri privilegi. “Di certo, è la rete sia idrica che elettrica a mostrare i segni del tempo, per cui avrebbe bisogno di investimenti per renderla più efficiente”. Insomma, un cane che si morde la coda.   

E mentre risuona la preghiera di Leone XIV, che all’inizio del mese ha esortato a pregare “affinché si eviti sempre ogni forma di violenza e si favorisca la costante ricerca dell’armonia sociale attraverso la promozione della giustizia e del bene comune”, sei Paesi (Germania, Corea, Francia, Giappone, Regno Unito e Svizzera) hanno invitato a un “dialogo costruttivo”.

“Non sappiamo da chi siano sostenuti i manifestanti – conclude Mariani -, ma trovo legittime le loro istanze che non riguardano solo l’approvvigionamento dell’acqua e dell’elettricità, ma anche l’accesso alle borse di studio e, soprattutto, una gestione trasparente dell’amministrazione pubblica”. È infatti tristemente noto l’alto tasso di corruzione nel Paese che, secondo l’indice dell’organizzazione Transparency International, si colloca solo al 140mo posto su 180. “Pare che il presidente voglia tener conto del parere delle Chiese. I vescovi locali, che mesi fa hanno denunciato le ingiustizie in Madagascar, pare vogliano essere coinvolti dalla presidenza nella definizione di un nuovo assetto politico. Staremo a vedere”.

[Foto: MarketScreener]