
Somalia: lo stato parallelo di al-Shabaab più efficiente di quello federale

The New Humanitarian analizza il sistema di governo nei territori controllati dal gruppo qaedista, considerato dai somali più efficace di quello imposto da Mogadiscio. Ne riferisce Nigrizia.
Si è concluso dopo sei ore di combattimenti l’assalto compiuto lo scorso 4 ottobre da un gruppo di militanti di al-Shabaab al carcere di massima sicurezza di Godka Jilacow, a Mogadiscio, situato vicino al palazzo presidenziale.
Le forze di sicurezza somale hanno dichiarato di aver ucciso tutti i sette terroristi che hanno preso d’assalto il penitenziario indossando divise dell’esercito federale.
Il movimento qaedista ha affermato di aver lanciato l’attacco per liberare “tutti i prigionieri musulmani” detenuti nella struttura, ma secondo il governo nessun carcerato sarebbe riuscito a fuggire.
L’azione è avvenuta poche ore dopo la rimozione di una dozzina di blocchi stradali, in funzione da oltre un decennio per proteggere siti governativi critici della capitale, per “cambiamenti e miglioramenti visibili” nella situazione della sicurezza, secondo quanto dichiarato dal primo ministro Hamza Barre.
L’attacco, compiuto in una delle zone considerate tra le più sicure della capitale, ha invece evidenziato la fragilità del sistema di controllo del territorio da parte del governo e delle forze armate somale.
Uno stato parallelo estremamente efficiente
Una fragilità evidenziata da un’analisi pubblicata lo scorso 25 settembre dal think thank indipendente The New Humanitarian che fa il quadro dell’influenza e dell’elaborato ed efficiente sistema di controllo di al-Shabaab su ampie zone del territorio.
Un’influenza che va ben oltre le roccaforti situate nelle zone rurali e che si basa su un efficace sistema di amministrazione locale.
Il movimento terrorista, si legge, “governa direttamente quasi un quarto di tutti i capoluoghi distrettuali della Somalia e co-governa quasi tutte le aree nominalmente controllate dal governo federale, al di fuori della regione autonoma del Puntland e della repubblica separatista del Somaliland”.
In questi territori ha istituito un sistema di governance considerato dalla popolazione molto più efficiente di quello statale, basato su politiche che nascono dalla comprensione delle esigenze locali, con chiare gerarchie e meccanismi di responsabilità.
Un sistema che, “pur rifiutando le norme democratiche liberali, risponde a molte delle esigenze pratiche che il governo somalo, sostenuto dalla comunità internazionale, non è riuscito a soddisfare”.
L’analisi passa al vaglio i settori chiave dell’impianto di governo locale del gruppo, dalla tassazione alla giustizia, dal controllo della criminalità alla gestione delle risorse.
Tassazione
“Il sistema fiscale di al-Shabaab è prevedibile e trasparente”, rivela a The New Humanitarian il direttore di una ONG con sede a Mogadiscio protetto da anonimato. “Gli importi riscossi sono fissi ed è persino possibile presentare ricorso contro le loro decisioni presso i loro tribunali”, ha spiegato.
Inoltre, “ai posti di blocco sulle strade rurali, al-Shabaab rilascia ricevute che consentono di evitare la doppia imposizione” della tassa a un successivo blocco, cosa che non avviene ai posti di blocco governativi, dove si paga una tangente variabile che viene intascata dagli esattori ad ogni check point.
Molti commercianti e imprenditori preferiscono dunque trattare con i terroristi.
Sistema giudiziario
Citando studi recenti di organizzazioni di ricerca indipendenti come Hiraal Institute, Saferworld e l’International Crisis Group, l’autore dell’analisi, Robert Kluijver, ricercatore presso il Centre for International Studies – Sciences Po di Parigi, specializzato sul Corno d’Africa, fa notare come un altro punto di forza sia l’amministrazione della giustizia, basata sui tribunali islamici.
“Per la prima volta nella storia somala – scrive Kluijver – al-Shabaab ha anteposto la legge islamica (shari’a) alla legge tradizionale dei clan (xeer)”, che hanno dominato per decenni la struttura sociale e politica del paese.
“A differenza dei tribunali federali, dove i casi possono languire per anni e gli esiti spesso dipendono da legami con le élite o da tangenti, i giudici di al-Shabaab operano secondo rigidi standard, mantenendo segrete le appartenenze claniche per garantire imparzialità”.
Un sistema che garantisce parità di trattamento e di mancanza di impunità, processando senza distinzioni cittadini somali e membri anziani del gruppo terrorista accusati di illeciti.
Sistema di sicurezza
Lo studio evidenzia come nei territori controllati da al-Shabaab azioni di criminalità e violenza tra clan siano rari. “Al-Shabaab mantiene il monopolio assoluto sulla violenza, considerando persino il possesso di armi non registrate un reato punibile”. Questo “consente alle normali attività economiche di prosperare e alla popolazione di vivere in pace, a condizione che sia disposta a seguire le rigide regole dei militanti”.
Autosufficienza
Regole che si applicano anche al sistema economico e di produzione alimentare in un’ottica di autosufficienza.
“Al-Shabaab incoraggia il consumo di alimenti prodotti localmente rispetto alle importazioni come riso e pasta, e disapprova alimenti trasformati e bevande analcoliche piene di ‘sostanze chimiche’, in quanto prodotti stranieri nocivi per la salute”.
In agricoltura poi, “regolamenta le esportazioni di colture commerciali per garantire che i mercati interni non vengano indeboliti dalla produzione orientata all’export”. Con “alcuni distretti sotto il loro controllo che hanno registrato una crescita più rapida rispetto alle aree vicine controllate dal governo”.
Tutela ambientale
In quest’ottica “sovranista” rientra anche la tutela dell’ambiente, con accordi con i clan locali, in cui il gruppo indica esplicitamente la tutela ambientale come condizione per consentire il proseguimento dell’autogoverno tradizionale.
Il movimento qaedista ha inoltre “emanato normative ambientali complete, tra cui il divieto di taglio degli alberi, di produzione di carbone vegetale e di utilizzo di sacchetti di plastica”.
Aiuti umanitari
Al-Shabaab considera che gli aiuti alimentari inviati dall’Occidente sconvolgano i mercati locali e disincentivino la produzione agricola interna.
Per questo controlla rigorosamente le operazioni umanitarie sul suo territorio con un approccio critico agli aiuti internazionali, considerati strumenti occidentali per aumentare la dipendenza della società.
Al contempo, “ha sviluppato notevoli capacità umanitarie che operano indipendentemente dai sistemi di aiuti internazionali”, anche se “gli interventi umanitari e di sviluppo dei militanti rimangono insufficienti rispetto alle esigenze locali”.
Le organizzazioni internazionali e per lo sviluppo evitano dunque di collaborare con il gruppo terrorista, anche se “in privato, i loro rappresentanti spesso confidano che al-Shabaab sarebbe un partner più efficiente del governo federale per raggiungere la sicurezza alimentare, creare strutture sanitarie, mitigare gli effetti del cambiamento climatico e migliorare le infrastrutture fisiche”.
Tutto questo, conclude l’analisi, “pone interrogativi scomodi sull’approccio della comunità internazionale alla Somalia”.
[Fonte e Foto: Nigrizia]



