
E’ scontro aperto tra la Casa Bianca e papa Leone. Trump lo attacca, “debole sulla criminalità e pessimo in politica estera”

CITTA’ DEL VATICANO, 13 APRILE – E’ ormai scontro aperto tra la Casa Bianca e papa Leone, il primo Pontefice americano della storia. Con un lungo post su Truth Social, Donald Trump ha sparato a zero su papa Prevost, reagendo duramente alle sue ultime affermazioni contro la guerra in Iran: un attacco senza precedenti, che segna una rottura finora inimmaginabile tra l’amministrazione Usa e la Santa Sede.
Nel durissimo post su Truth, mentre era ancora sull’Air Force One di ritorno dalla Florida, il presidente americano ha definito Leone XIV un “debole sul fronte della criminalità e pessimo in politica estera”, riferisce l’ANSA. “Parla della paura nei confronti dell’amministrazione Trump, ma non menziona la paura che la Chiesa cattolica, e tutte le altre organizzazioni cristiane, hanno provato durante il Covid, quando venivano arrestati sacerdoti, ministri di culto e chiunque altro per aver celebrato funzioni religiose”, ha incalzato il tycoon, riferendosi alle recenti dichiarazioni del pontefice che ha condannato la guerra durante la speciale veglia di preghiera nella basilica di San Pietro nelle stesse ore in cui Stati Uniti e Iran stavano tenendo colloqui di pace, poi falliti, in Pakistan.
“Preferisco di gran lunga suo fratello Louis perché è totalmente MAGA. Lui ha capito tutto”, ha insistito Trump, accusando persino papa Leone di “ritenere accettabile che l’Iran possieda l’arma nucleare”.
“Non voglio un Papa che trovi terribile il fatto che l’America abbia attaccato il Venezuela, un Paese che stava inviando enormi quantità di droga negli Stati Uniti e che, ancor peggio, stava svuotando le proprie carceri riversando nel nostro Paese assassini, spacciatori e criminali violenti”, ha attaccato ancora il tycoon. “E non voglio un Papa che critichi il presidente americano poiché sto facendo esattamente ciò per cui sono stato eletto, con una vittoria schiacciante, vale a dire portare la criminalità ai minimi storici e creare il più grande mercato azionario della storia”.
Il presidente americano ha addirittura rivendicato il merito dell’elezione di Robert Francis Prevost a Pontefice: “Leone dovrebbe essermi grato perché, come tutti sanno, la sua nomina è stata una sorpresa sconcertante. Non figurava in nessuna lista dei papabili ed è stato scelto dalla Chiesa esclusivamente perché americano; si riteneva, infatti, che quello fosse il modo migliore per gestire il rapporto con il presidente Donald J. Trump. Se io non fossi alla Casa Bianca, Leone non sarebbe in Vaticano”.
“Purtroppo”, ha proseguito Trump, “l’atteggiamento di Leone, troppo debole sul fronte della criminalità e su quello delle armi nucleari, non mi va affatto a genio. Né mi piace il fatto che incontri simpatizzanti di Obama come David Axelrod, un fallito della sinistra, uno di coloro che avrebbero voluto vedere arrestati fedeli e membri del clero”. “Leone”, ha incalzato ancora il presidente americano, “dovrebbe darsi una regolata nel suo ruolo di Papa, usare il buon senso, smettere di assecondare la sinistra radicale e concentrarsi sull’essere un Grande Papa, anziché un politico. Questo comportamento gli sta arrecando un danno gravissimo e, cosa ancora più importante, sta danneggiando la Chiesa cattolica!”, ha concluso Trump.
Come detto, l’attacco del presidente Usa, in queste forme, contro il papato non ha precedenti. Finora screzi c’erano stati col predecessore di Leone, papa Francesco, che criticava Trump soprattutto sulla politica migratoria e la costruzione di muri: “chi lo fa non è cristiano”, diceva, ricevendo a sua volta dal tycoon l’etichetta di Papa “politico” e ironie sul fatto che il Vaticano è circondato da mura altissime.
Papa Leone a lungo ha mantenuto il silenzio sulla dura repressione della migrazione clandestina e sulle violente scorribande dei miliziani dell’Ice nelle città americane, in particolare Minneapolis. Ma poi ha avuto posizioni sempre più critiche sulle azioni militari Usa, prima in Venezuela, poi sulle minacce di annessione della Groenlandia, e infine sulla guerra con Israele all’Iran. Si era parlato nei giorni scorsi anche della “lavata di capo” in gennaio al nunzio apostolico al Pentagono, col caldo invito alla Santa Sede a stare “dalla parte giusta” e in cui sarebbe stato perfino evocato lo spettro di Avignone.
Ma è stato il vigoroso discorso papale di sabato nella veglia per la pace in San Pietro, decisamente e apertamente di condanna della guerra, dell’intervento Usa e delle posizioni dell’amministrazione Trump, che ha fatto rompere gli argini, con la decisione del presidente Usa di aprire lo scontro con quello che pensava essere il “suo” Papa: un’iniziativa che non si sa dove potrà portare, anche nell’ambito del cattolicesimo americano che tanto ha sostenuto la rielezione di Trump.
[Foto d’archivio]



