India: l’incitamento all’odio religioso alimenta la violenza in Manipur

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Una intensa preghiera e una capillare opera di sensibilizzazione sulla situazione in Manipur, stato dell'India nordorientale teatro di scontri interetnici, percorre le comunità cattoliche in India. A due mesi dallo scoppio della violenza - riferisce da New Delhi l'agenzia vaticana Fides -, le comunità dei credenti hanno vissuto, il 2 luglio scorso, una speciale giornata di preghiera per le persone sofferenti del Manipur.

Il presidente della Conferenza episcopale dell’India (CBCI), mons. Andrews Thazhath, arcivescovo di Trichur, ha espresso, a nome della Chiesa indiana, profondo rammarico perché "violenze e instabilità senza precedenti abbiano dominato la regione in tutti questi giorni", mentre "atti violenza e incendi dolosi continuano senza sosta, in particolare nelle zone periferiche della regione". Case e villaggi sono stati dati alle fiamme, proseguono saccheggi e ruberie, luoghi di culto sono stati profanati e dati alle fiamme, e oltre 100 persone sono morte.

“Più di 50.000 persone sono sfollate, senzatetto e stanno soffrendo in vari campi di soccorso e residenze private. Molte persone sono fuggite dalla capitale Imphal e dallo stato per località più sicure", nota il messaggio dei Vescovi indiani, che invitano i fedeli a rivolgere a Dio "intenzioni speciali per la pace e l'armonia”, nelle e preghiere dei fedeli delle messe e a organizzare un'ora di adorazione in tutte le parrocchie, per intercedere per la gente del Manipur. La Conferenza episcopale invita le comunità a organizzare processioni, veglie di preghiera e manifestazioni per la pace in solidarietà con il popolo del Manipur, al fine di approfondire la consapevolezza della gente sulla situazione.

Inoltre, si incoraggiano associazioni, movimenti e Ong a trasmettere la loro preoccupazione al governo federale. D’altro canto si esortano le comunità cattoliche in tutta la nazione ad “accogliere generosamente” le persone provenienti dal Manipur e fornire strutture educative e di accoglienza per gli studenti migranti, mentre la Caritas India ha messo sin campo risposte e iniziative solidali per oltre 14mila sfollati.

"Su una violenza che infuria da due mesi, perché la sordità delle istituzioni?", si chiede padre George Mutholil SJ, ex provinciale gesuita del Kerala, ora nuovo Assistente regionale dei Gesuiti per l'Asia del Sud, notando il vasto movimento della società civile che sta diffondendo appelli e organizzando manifestazioni su tutto il territorio nazionale. "Sembra che la sordità sia intenzionale. Semplicemente non si vuote ascoltare il grido della gente a Manipur", mentre la polarizzazione e il fenomeno del “comunitarismo” acuiscono le ferite nella società.

Nel corso degli anni - nota il gesuita - in particolare nel nord dell'India, l'incitamento all'odio religioso ha riempito gli animi, non solo durante le elezioni, notando la diffusione di video che, sui social media, invitano gli indù “ad armarsi per combattere cristiani e musulmani".

"Nessuno sembra preoccuparsi di tali discorsi di odio", rileva padre George Mutholil. L'organizzazione paramilitare nazionalista indù “Rashtriya Swayamsevak Sangh” (RSS) ha affermato in un editoriale che “lo spargimento di sangue nel Manipur è stato compiuto con il sostegno della Chiesa, cercando di aizzare l'odio religioso”, denuncia il gesuita, affermando che “la violenza in Manipur è il risultato di anni di incitamento all'odio e di politiche che dividono".

E ribadisce: "Le risposte ispirate da un'autentica carità cristiana dovrebbero smascherare l'incitamento all'odio e la politica di divisione. Discorsi di odio ritraggono cristiani e musulmani come i principali nemici del popolo indiano”. In tale contesto, tra la sordità dei governanti e l'impotenza delle comunità locali, la via d'uscita è la preghiera accompagnata dall’azione, il che significa "fermare l'incitamento all'odio e denunciare la politica di divisione propagata dal partito al governo". Papa Francesco, conclude il gesuita, ha ricordato: "Da una crisi non si esce da soli: bisogna rischiare e darsi la mano".

(Fonte: Fides; Foto: Caritas India)