Zuppi ricorda le vittime delle migrazioni, "non si può morire di speranza"

Condividi l'articolo sui canali social

"Non dobbiamo mai accettare che sia messa in discussione in nessuna occasione l'umanissima e responsabile legge del mare, regola di umanità per cui chiunque stia in pericolo sia salvato e custodito. E' in pericolo. Si salva". Lo ha affermato il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, nella sua omelia alla veglia di preghiera "Morire di speranza", promossa dalla Comunità di Sant'Egidio nella basilica romana di Santa Maria in Trastevere in memoria dei migranti che perdono la vita nei viaggi verso l'Europa.

"Mai mettere in discussione la legge del mare. Chi è in pericolo si salva"

"Dimenticare è un doppio tradimento della vita, che chiede, sempre, per tutti, di essere difesa e ricordata", ed "è atroce essere 'dimenticati' da vivi", ha detto Zuppi - evocando "l'angoscia" delle telefonate dei naufraghi che chiedono soccorso -, nella chiesa gremita come pure la piazza antistante, anche di tanti migranti e profughi. Sul frontale della basilica che dà sulla piazza, sono state montate alcune gigantografie che riguardano le tragedie del mare. Al centro c'è la foto di tre croci con i giubbotti ripresa sulla spiaggia di Cutro.

"Quando la vita non è custodita è condannata - ha proseguito il presidente della Cei -. Dio risponde alle richieste: non aspetta per vedere come va a finire, se ci può pensare qualcun altro, per stabilire di chi è la competenza. Dio conosce e protegge la fragilità delle persone. Ognuna è sua ed è preziosa.
Ognuna è un mondo, un mondo da salvare. La celebrazione di oggi è di salvati che non possono dimenticare i sommersi".

Secondo Zuppi, "noi siamo salvati. Non dimentichiamo e non smettiamo di ringraziare che siamo sopravvissuti. Alcuni tra noi lo sono fisicamente perché erano esattamente nelle stesse condizioni di chi non ce l'ha fatta e qualcuno porta con sé lo stesso dolore perché qualche amico, qualche fratello, qualche mamma non sono mai arrivati. Che dolore. In realtà tutti siamo salvati dalla tempesta del mare, dalle onde della guerra che quando si alza travolge ogni persona e tutti inghiotte nei suoi flutti di morte".

"Ricorderemo tanti nomi di quanti non sono stati salvati. Ci sono cari, ci diventano cari", ha detto ancora, ricordando poi "la storia di Osama, di 25 anni, e Shawq Muhammad, di 22 anni, siriani, annegati insieme a Moshin, Abdul e Sami, pakistani, la notte tra il 13 e il 14 giugno 2023 davanti a Kalamata, in Grecia, a causa del capovolgimento del barcone dopo un viaggio di 5 giorni iniziato a Tobruk, in Libia. Ricordiamo i 700 passeggeri, di cui molte donne e bambini, provenienti soprattutto da Siria, Egitto e Pakistan. Si sono salvati solo in 108".

"Se non si dà legalità per i migranti si è complici dei traffici"

Il cardinale ha evocato "lo scandalo e la vergona per tanta enorme sofferenza", il fatto di non abituarsi "a questa e farne motivo e urgenza per scegliere, per finalmente scegliere un sistema di protezione e di accoglienza sicuro per tutti, un sistema legale perché solo con la legalità si combatte l'illegalità, e se non si dà la legalità si diventa complici, cioè il criminale lucro di persone".

"E l'Europa, figlia di chi è sopravvissuto alla guerra e che non smette di sentire quelle voci lontane di umili nomi e di quanti ci hanno consegnato questa libertà e questa giustizia, deve garantire i diritti che detiene, garantendo flussi che siano corridoi umanitari e corridoi di lavoro, corridoi universitari, ricongiungimenti familiari che garantiscono futuro e stabilità, l'adozione di persone che cercano solo qualcuno che dia fiducia e opportunità", ha affermato Zuppi nell'omelia.

"L'Italia, l'Europa ritrova sé stessa grazie all'accoglienza"

"E darla ce le fa trovare! Non si può morire di speranza! Chi muore di speranza ci chiede di cercare in fretta perché non accada lo stesso ad altri, per trovare risposte possibili, degne di tanta nostra storia, consapevoli del futuro, della grandezza del nostro continente e della nostra patria", ha proseguito.
"Come vorremmo che nella notte buia in mezzo al mare si accendano cuori che accolgono, attendono, orientano - ha aggiunto -. E' davvero la grande occasione da non fare perdere e da non perdere, per essere quello che siamo. Perché è proprio vero che c'è la banalità del male ma anche quella del bene. E questa celebrazione ce lo mostra in maniera commovente e straordinariamente umana. L'Italia, l'Europa ritrova sé stessa grazie all'accoglienza".

Oltre 65.000 morti e dispersi dal 1990 ad oggi nel tentativo di raggiungere l'Europa

Nella veglia di preghiera, caratterizzata anche da canti evocativi e toccanti, sono stati quindi ricordati "i 3.170 profughi che, da giugno 2022 ad oggi, hanno perso la vita nel Mediterraneo e lungo le vie di terra, cercando di raggiungere l'Europa, alla ricerca di un futuro migliore". Ecco quindi "i quasi 600 profughi che sono drammaticamente annegati nove giorni fa davanti a Kalamata in Grecia. In questo terribile e colpevole naufragio, erano stipati sul peschereccio oltre 700 siriani, pakistani, egiziani, fra cui donne e bambini. Sono sopravvissuti solo in 108. Con loro nell'ultimo anno sono morti nell'Egeo altri 188 profughi".

Poi "i 706 profughi partiti da diversi porti della Libia e morti nell'ultimo anno, poco dopo essersi allontanati dalla costa, di cui 73 annegati il 18 aprile scorso al largo della costa di Sabratah". E ancora "i 18 ragazzi afghani, ritrovati in un camion abbandonato sull'autostrada vicino a Lokorsko, in Bulgaria, il 17 febbraio 2023", e con loro "i 126 migranti afgani, siriani, pakistani e di altre nazionalità che nello scorso anno hanno perso la vita lungo la rotta balcanica".

Quindi il fatto che "nella notte tra il 25 e il 26 febbraio 2023, sulla costa di Steccato di Cutro, in Calabria, la barca su cui viaggiavano in 180, si è arenata in una secca e la forza del mare l'ha distrutta, facendo annegare 98 passeggeri". E con loro ricordati anche "gli altri 180 profughi, annegati intorno alle coste italiane nell'ultimo anno".

Ricordati anche i 210 profughi annegati fra il 18 e il 27 aprile sulla costa tra Sfax e Mahdia, in Tunisia, "e gli oltre 870 profughi dell'Africa subsahariana che hanno perso la vita nel tratto di mare tra le coste della Tunisia e dell'Algeria nell'ultimo anno". Poi quelli morti sul confine tra Bielorussia e Polonia, e quelli che attraversavano il Canale della Manica.

"Facciamo memoria degli oltre 65.000 morti e dispersi dal 1990 ad oggi nel tentativo di raggiungere l'Europa - è stato detto durante la preghiera -. Di questi almeno 24.000 hanno perso la vita dal 2015 ad oggi. Insieme a quanti sono morti nel tratto tra Messico e Stati Uniti, e in altri continenti, ricordiamo tutti coloro i cui nomi e le cui storie sono nel cuore di Dio, anche quando sono ignoti agli uomini".

Appello anche per la pace in Ucraina

Infine, "memori del dolore e dello strazio scritti nella carne dei profughi fuggiti dalle guerre, ci uniamo alla voce e alla preghiera del Papa perché nulla resti intentato nella ricerca di spiragli di speranza per l'Ucraina, straziata da conflitto e distruzione, mentre le vittime innocenti chiedono salvezza e speranza".

(Foto: Vatican News)