Il Papa in Algeria, “Dio straziato dalle guerre, non sta con i prepotenti”

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E all’Accademia delle Scienze Sociali dice, “la democrazia senza legge morale è tirannia”.

CITTA’ DEL VATICANO, 14 APRILE – All’indomani del durissimo scontro con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, papa Leone XIV ha dedicato il suo secondo giorno della visita in Algeria all’attesa tappa nei luoghi del suo padre spirituale, e patrono dell’ordine religioso cui appartiene, Sant’Agostino. Ad Annaba, infatti, l’antica Ippona, il Pontefice – sotto una pioggia battente – ha visitato dapprima, visibilmente commosso, il sito archeologico, quindi la casa di accoglienza per anziani delle Piccole Sorelle dei Poveri. Ha poi incontrato privatamente i confratelli dell’Ordine agostiniano, e infine ha celebrato la messa nella Basilica dedicata al santo di Ippona e padre della Chiesa.

E anche da questi luoghi, oltre a riflettere sul grande messaggio cristiano di unità e comunione di Sant’Agostino, non ha mancato di scagliarsi ancora contro i prepotenti del mondo che decidono le guerre. Dopo la replica di ieri a Donald Trump, oggi Leone ha ribadito che “il cuore di Dio è straziato dalle guerre, dalle violenze, dalle ingiustizie e dalle menzogne. Ma il cuore del nostro Padre non è con i malvagi, con i prepotenti, con i superbi: il cuore di Dio è con i piccoli e gli umili, e con loro porta avanti il suo Regno d’amore e di pace, giorno per giorno”, ha detto lodando quanto si fa invece nella Casa per anziani delle Piccole Sorelle dei Poveri.

Il Papa ha dunque espresso tutto il suo apprezzamento per il Centro retto dalle suore, che accoglie anziani cristiani e musulmani. “Vedendo una casa come questa, dove si cerca di vivere insieme nella fraternità”, Dio può “pensare: allora c’è speranza”. Quindi ha portato questa opera ad esempio perché il “servizio quotidiano” si svolge “nell’amicizia, nel vivere insieme”.

Sempre da Annaba, poi, ha lanciato un messaggio di speranza, nonostante il difficile momento a livello internazionale. “Quando ci chiediamo come sia possibile un futuro di giustizia e di pace, di concordia e di salvezza, ricordiamoci che stiamo facendo a Dio la stessa domanda di Nicodemo: ma davvero la nostra storia può cambiare? Siamo così carichi di problemi, insidie e tribolazioni! Davvero la nostra vita può ricominciare da capo? Sì!”, ha detto nell’omelia della messa pomeridiana nella Basilica di Sant’Agostino. “L’affermazione del Signore, così piena d’amore, riempie i nostri cuori di speranza. Non importa quanto siamo oppressi dal dolore o dal peccato”.

“Dio è Amore, è padre di tutti gli uomini e di tutte le donne. Rivolgiamoci a lui con umiltà, confessiamo che l’attuale situazione del mondo, come una spirale negativa, dipende in fondo dal nostro orgoglio”, ha detto il Papa alla fine della celebrazione ad Annaba. “Abbiamo bisogno di Lui, della sua misericordia. Solo in Lui trova pace il cuore umano e solo con Lui potremo, tutti insieme, riconoscendoci fratelli, camminare su vie di giustizia, di sviluppo integrale e di comunione”, ha concluso.

Domani mattina da Algeri, papa Leone partirà per Yaoundé, capitale del Camerun, secondo dei quattro Stati toccati da questo suo viaggio in Africa. Ma sempre per quanto riguarda il soggiorno in Algeria, e in particolare l’aspetto dialogante sul piano interreligioso, in un Paese per il 99 per cento musulmano, di grande significato è stata la visita di ieri pomeriggio alla Grande Moschea di Algeri, Djamaa el Djazair, capace di ospitare 120.000 fedeli, la terza al mondo dopo quelle dei luoghi santi (dopo la Masjid al-Haram di La Mecca, che può contenere fino a 820.000 fedeli, e la Moschea del Profeta di Medina, che può contenerne fino a mezzo milione di fedeli). Il suo minareto, con 267 metri, è il più alto del mondo.

Qui il Papa, naturalmente a piedi scalzi, ha avuto un momento di riflessione silenziosa, pronunciando poi delle parole ‘a braccio’, in risposta al benvenuto del Rettore della Grande Moschea, Mohamed Mamoun Al Qasimi. “Cercare Dio – ha detto – è riconoscere anche l’immagine di Dio in ogni creatura, nei figli di Dio, in ogni uomo e donna creati ad immagine e somiglianza di Dio. Questo per noi significa che è molto importante imparare a vivere insieme con rispetto per la dignità di ogni persona umana”.

“Con lo spirito, con questo luogo di preghiera, con la ricerca della verità, anche attraverso lo studio, e con la capacità di riconoscere la dignità di ogni essere umano, noi sappiamo – e oggi questo incontro ne è la prova – che possiamo imparare a rispettarci mutuamente, vivere in armonia e costruire un mondo di pace”, ha aggiunto Leone. “Questo pomeriggio prego per voi, per il popolo di Algeria, per tutti i popoli della terra, affinché la pace e la giustizia del Regno di Dio si faccia presente anche in mezzo a noi, e perché siamo tutti sempre più convinti della necessità di essere promotori di pace, di riconciliazione, di perdono e di ciò che è davvero la mente di Dio per tutta la sua creazione”, ha concluso.

Infine, come altro momento cruciale della giornata di oggi, il messaggio inviato dal Pontefice alla Plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, sul tema “Gli usi del potere: legittimità, democrazia e riscrittura dell’ordine internazionale”. “La concezione del potere legittimo trova una delle sue massime espressioni nell’autentica democrazia”, “lungi dall’essere una mera procedura, la democrazia riconosce la dignità di ogni persona”, vi afferma. “Tuttavia, rimane sana solo quando è radicata nella legge morale e in una vera visione della persona umana. In mancanza di questo fondamento, rischia di trasformarsi in una tirannia maggioritaria o in una maschera per il dominio delle élite economiche e tecnologiche”.

Prevost definisce l’esercizio del potere “elemento cruciale per la costruzione della pace all’interno e tra le nazioni in questo momento di profondo cambiamento globale”. “La dottrina sociale cattolica – prosegue – considera il potere non come un fine in sé, ma come un mezzo orientato al bene comune. Ciò implica che la legittimità dell’autorità non dipende dall’accumulo di forza economica o tecnologica, ma dalla saggezza e dalla virtù con cui viene esercitata”, aggiunge citando il Catechismo. “La saggezza – scrive ancora Leone – ci permette di discernere e perseguire il vero e il bene, piuttosto che i beni apparenti e la vanagloria, nelle circostanze della vita quotidiana. Questa saggezza è inseparabile dalle virtù morali, che rafforzano il nostro desiderio di promuovere il bene comune”.

“In particolare – continua -, sappiamo che la giustizia e la fortezza sono indispensabili per prendere decisioni ponderate e per metterle in pratica. Anche la temperanza si rivela essenziale per l’uso legittimo dell’autorità, poiché la vera temperanza frena l’eccessiva autoesaltazione e funge da baluardo contro l’abuso di potere. Questa concezione del potere legittimo trova una delle sue più alte espressioni nell’autentica democrazia”.

“Gli stessi principi che guidano l’esercizio dell’autorità all’interno delle nazioni – afferma ancora papa Leone – devono ugualmente informare l’ordine internazionale, una verità particolarmente importante da ricordare in un momento in cui rivalità strategiche e alleanze mutevoli stanno rimodellando le relazioni globali. Dobbiamo ricordare che un ordine internazionale giusto e stabile non può nascere dal mero equilibrio di potere o da una logica puramente tecnocratica”. E “la concentrazione del potere tecnologico, economico e militare nelle mani di pochi minaccia sia la partecipazione democratica dei popoli sia la concordia internazionale”.

[Foto: Vatican Media]