
Inchiesta di Lavialibera: 60 questure in Italia utilizzano camere di sicurezza e altri “locali idonei” per trattenere i cittadini stranieri in attesa di rimpatrio

“Stanze segrete”. Dal 2023 al 2025 vi hanno transitato 2.440 persone. I numeri più alti a Milano (765), Brescia (235) e Napoli (231). Don Luigi Ciotti: “leggete cosa accade nei Cpr o nei luoghi informali ‘di transito’ dei migranti irregolari. Chiedetevi se sono più irregolari loro, o il trattamento che noi gli riserviamo”.
In Italia esistono stanze in cui i cittadini stranieri per cui è stata decisa l’espulsione vengono rinchiusi, senza aver commesso alcun reato, prima di essere caricati su un aereo. Il governo li chiama “luoghi idonei”, ma di idoneo hanno poco: in alcuni non c’è la doccia, le coperte non vengono cambiate, i servizi non vengono igienizzati e non è possibile comunicare con l’esterno.Lavialibera, periodico di Libera e Gruppo Abele, li ha mappati per la prima volta grazie a dati e documenti inediti ottenuti dalle questure. “Stanze segrete”, è l’inchiesta pubblicata sul numero della rivista disponibile su lavialibera.it
Secondo le informazioni ottenute da lavialibera, 50 questure in Italia dispongono di “luoghi idonei”, ovvero stanze utilizzate per trattenere i cittadini stranieri prima del rimpatrio, mentre 10 impiegano a questo scopo le camere di sicurezza, destinate di norma a chi è sottoposto a fermo o arresto. A Milano vengono utilizzati sia luoghi idonei che camere di sicurezza. Da gennaio 2023 a ottobre 2025 sono state trattenute almeno 2.440 persone, aumentate di anno in anno (309 nel 2023, 906 nel 2024, 1.125 nei primi dieci mesi del 2025). I numeri più alti a Milano (765), Brescia (235) e Napoli (231). Nel capoluogo lombardo, le camere di sicurezza sono in condizioni “degradate”, come ha testimoniato il garante dei detenuti: non c’è la doccia, gli spazi vengono raramente igienizzati e le coperte non vengono cambiate. Il ministero dell’Interno ha stanziato 11,5 milioni per ristrutturare o realizzare nuovi “luoghi idonei” nelle questure e negli aeroporti entro il 2027.
“Le persone migranti – scrive nel suo editoriale Luigi Ciotti – sono oggi viste da molti come non-persone. È disumano lasciare morire le persone durante viaggi che, con leggi diverse, potrebbero intraprendere in modo sicuro. Ancora più disumano il modo in cui trattiamo chi a quei viaggi sopravvive. Le analisi che trovate in questo numero della rivista mostrano che non esiste più argine politico e neppure giuridico al razzismo imperante. Leggete cosa accade nei Cpr o nei luoghi informali ‘di transito’ dei migranti irregolari. Chiedetevi se sono più irregolari loro, o il trattamento che noi gli riserviamo”.
Intervistato da lavialibera, l’ex garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà Mauro Palma spiega perché le autorità facciano ricorso ai locali idonei quando i centri di permanenza per il rimpatrio (cpr) hanno posti liberi: “È una scelta giustificata dalla comodità delle questure o da esigenze di minore visibilità, perché tenere le persone in più luoghi, distribuiti e non aggregati, espone meno ed è più controllabile. Parlare di ‘luoghi idonei’ lascia passare il messaggio che è accettabile trattenere delle persone, in modo opaco e invisibile all’opinione pubblica, senza controllo effettivo sulle garanzie per i loro diritti”.
Commenta la direttrice de lavialibera Elena Ciccarello: “Il trucco è vecchio e collaudato: ciò che non si vede e non si sente non c’è. Più i luoghi e le procedure sono opachi e frammentati, meno entrano nella discussione pubblica e nella responsabilità istituzionale. Ed è per questo che sottrarre alla vista il trattamento riservato alle persone migranti, fatto spesso di procedure irragionevoli, orrende detenzioni amministrative e mancate tutele, è il modo migliore per evitare reazioni pubbliche e proteste. L’invisibilità, voluta e difesa, attenua le risposte e produce indifferenza”.
Il nuovo numero de lavialibera riporta anche testimonianze inedite di operatori sanitari sottoposti a pressioni perché certifichi l’idoneità dei migranti alla detenzione nei Centri di permanenza per il rimpatrio, noti per le condizioni di trattenimento degradanti: “Una volta, dopo aver firmato una non idoneità, il comandante mi ha chiamato chiedendomi le generalità perché stavo ostacolando operazioni di ordine pubblico”, racconta un infettivologo dell’Emilia-Romagna. Altri raccontano di richiami per aver “portato la politica in ospedale” e frasi come “te lo ritrovi sotto casa”, “non deve ricapitare” e “stai mettendo in libertà uno stupratore”.
Chiude il dossier l’inchiesta sui rimpatri cosiddetti “volontari”, di cui il governo rivendica l’aumento: nel 2025, secondo il Viminale, 1.313 stranieri in situazione irregolare hanno lasciato l’Italia adempiendo autonomamente a un provvedimento di espulsione (+66,4% rispetto al 2024) e 675 l’hanno fatto beneficiando di specifici programmi di assistenza e reintegrazione (+133%). L’Italia finanzia anche programmi dedicati nei paesi di transito, come Tunisia e Libia: la Farnesina ha investito almeno 90 milioni di euro a questo scopo negli ultimi 10 anni. Le testimonianze raccolte da lavialibera mostrano però che, spesso, chi accetta il rimpatrio “volontario” lo fa perché indotto da condizioni di salute o di detenzione insostenibili e perché privato di alternative.
[Foto: lavialibera]


