
La replica del Papa, “non ho paura di Trump, non faccio un dibattito con lui”

“Io non sono un politico, parlo del Vangelo”, dice ai giornalisti durante il volo per l’Algeria. Poi alle autorità del Paese: “è urgente un nuovo corso della storia, no alle tentazioni neocoloniali e alle violazioni del diritto internazionale”.
“Io non guardo al mio ruolo come a un politico, non sono un politico, io non voglio entrare in un dibattito con lui”: parlando ai giornalisti durante il volo che lo ha portato stamane in Algeria, questo ha osservato Leone XIV in riferimento al durissimo attacco presidente Trump. “Non penso che il messaggio del Vangelo debba essere abusato come alcuni stanno facendo. Io continuo a parlare forte contro la guerra, cercando di promuovere la pace, promuovendo il dialogo e il multilateralismo con gli Stati per cercare soluzioni ai problemi. Troppa gente sta soffrendo oggi, troppi innocenti sono stati uccisi e credo che qualcuno debba alzarsi e dire che c’è una via migliore”. Il messaggio che il Pontefice ha voluto ribadire è perciò “sempre lo stesso: la pace. Lo dico per tutti i leader del mondo, non solo lui: cerchiamo di finire con le guerre e promuovere pace e riconciliazione”.
A una giornalista statunitense, che faceva la stessa domanda, Leone ha replicato: “Io non ho paura dell’amministrazione di Trump. Continuerò a parlare a voce alta del messaggio del Vangelo, quello per cui la Chiesa lavora”. “Noi non siamo politici – ha insistito – non guardiamo alla politica estera con la stessa prospettiva. Ma crediamo nel messaggio del Vangelo come costruttori di pace”.
Sempre durante il volo, in cui è apparso sereno ed entusiasta, papa Prevost ha sottolineato il suo approccio verso questo suo viaggio internazionale, che fino al 23 aprile lo porterà in quattro Paesi africani: dopo l’Algeria sarà in Camerun, Angola e Guinea Equatoriale. Luoghi in cui, ha affermato, porterà “il messaggio della Chiesa, il messaggio del Vangelo: beati i costruttori di pace”.
E proprio costruire pace è l’obiettivo di fondo del viaggio nel continente africano. Viaggio che, ha spiegato lo stesso Leone XIV al microfono, “doveva essere il primo viaggio del pontificato”. “Già l’anno scorso, nel mese di maggio, avevo detto il primo viaggio vorrei farlo in Africa. Altri subito hanno suggerito Algeria per Sant’Agostino”, ha aggiunto, dicendosi “molto contento di visitare di nuovo la terra di Sant’Agostino che offre un ponte molto importante nel dialogo interreligioso”.
L’opportunità di visitare i luoghi della vita del vescovo di Ippona, oggi Annaba, è dunque, secondo Papa Leone, “una benedizione anche per me personalmente e anche per la Chiesa e per il mondo. Perché dobbiamo cercare sempre ponti per costruire la pace e la riconciliazione”. In quest’ottica, il viaggio apostolico “rappresenta davvero un’opportunità importantissima per continuare con la stessa voce, con lo stesso messaggio, che vogliamo promuovere la pace e la riconciliazione e il rispetto e la considerazione per tutti i popoli”.
Le numerose reazioni dal mondo cattolico, come pure dal mondo politico e sociale, allo scomposto e senza precedenti attacco di Trump – che ha anche pubblicato una sua immagine IA, da molti giudicata “blasfema”, nei panni di una sorta di Cristo taumaturgo che cura i mali dell’America – hanno caratterizzato tutta la giornata di oggi. Negli Stati Uniti ha preso la parola l’arcivescovo Paul S. Coakley, presidente della Conferenza episcopale statunitense: “Sono profondamente addolorato che il Presidente abbia scelto di scrivere parole così denigratorie nei confronti del Santo Padre. Papa Leone non è un suo rivale, né il Papa è un politico. È il Vicario di Cristo che parla a partire dalla verità del Vangelo e per la cura delle anime”.
In Italia, la Presidenza della Cei, “rinnovando la piena comunione con il Santo Padre Leone XIV”, ha espresso rammarico per le parole a lui rivolte nelle scorse ore dal Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump”. Unendosi a quanto affermato dal Presidente della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti, Mons. Paul S. Coakley, ha ricordato che “il Papa non è una controparte politica, ma il Successore di Pietro, chiamato a servire il Vangelo, la verità e la pace”. “In un tempo segnato da conflitti e tensioni internazionali, la sua voce rappresenta un richiamo esigente alla dignità della persona, al dialogo e alla responsabilità. Le Chiese che sono in Italia rinnovano al Santo Padre vicinanza, affetto e preghiera, auspicando da parte di tutti rispetto per la sua persona e per il suo ministero”, ha aggiunto.
Tra i vescovi, il cardinale vicario di Roma Baldo Reina ha dichiarato: “raccogliendo i sentimenti del popolo di Dio presente nella Diocesi di Roma, mi faccio eco nell’esprimere solidarietà e confermando pieno sostegno al nostro Vescovo, papa Leone XIV, a fronte di attacchi sconcertanti al Suo magistero di Pace. Il Vangelo delle Beatitudini è la sostanza della missione della Chiesa, e nessuno e niente, allucinato dal riverbero illusorio della prepotenza, potrà ostacolare questo annuncio”.
L’inedito, ma in qualche modo strisciante scontro esploso tra la Casa Bianca e il Papa ha in qualche modo oscurato i contenuti di questa prima giornata del viaggio di Leone XIV in Africa. Oggi ad Algeri – capitale di un Paese in cui il 99% della popolazione è di fede islamica, mentre Il restante 1% si divide tra cristiani ed ebrei – successivamente alla visita al Monumento dei martiri Maqam Echahid e la visita di cortesia al presidente della Repubblica Abdelmadjid Tebboune, l’appuntamento principale era l’incontro con le autorità del Paese, la società civile e il Corpo diplomatico nel Centro Convegni “Djamaa el Djazair”.

“Vengo in mezzo a voi come pellegrino di pace, desideroso di incontrare il nobile popolo algerino – ha detto il Papa nel suo discorso -. Siamo fratelli e sorelle, perché abbiamo lo stesso Padre nei cieli: il profondo senso religioso del popolo algerino è il segreto di una cultura dell’incontro e della riconciliazione, di cui anche questa mia visita vuole essere segno. In un mondo pieno di scontri e incomprensioni, incontriamoci e cerchiamo di comprenderci, riconoscendo che siamo una sola famiglia! Oggi la semplicità di questa consapevolezza è la chiave per aprire molte porte chiuse”.
“Vengo a voi come testimone della pace e della speranza che il mondo desidera ardentemente e che il vostro popolo ha sempre cercato”, ha proseguito: “da molte parti ho testimonianza di come il popolo algerino dimostri grande generosità nei confronti sia dei connazionali, sia degli stranieri. Questo atteggiamento riflette un’ospitalità profondamente radicata nelle comunità arabe e berbere, quel dovere sacro che ovunque vorremmo trovare come valore sociale fondamentale”.
Parlando dell’elemosina (sadaka) come “una pratica comune e naturale fra voi, anche per chi ha mezzi limitati”, il Pontefice l’ha definita “una questione di giustizia”, e ha bollato come “ingiusto” chi “accumula ricchezze e resta indifferente agli altri”. “Una religione senza pietà e una vita sociale senza solidarietà sono uno scandalo agli occhi di Dio – ha sottolineato -. Eppure, molte società che si credono avanzate precipitano sempre più nella diseguaglianza e nell’esclusione. Le persone e le organizzazioni che dominano sugli altri – questo l’Africa lo sa bene – distruggono il mondo che l’Altissimo ha creato perché vivessimo insieme”.
Leone ha anche espresso un significativo augurio al popolo algerino: “non moltiplicando incomprensioni e conflitti, ma rispettando la dignità di ognuno e lasciandovi toccare dal dolore altrui, potrete infatti diventare protagonisti di un nuovo corso della storia, oggi più urgente che mai, a fronte di continue violazioni del diritto internazionale e di tentazioni neocoloniali”.
Anche la Chiesa cattolica, “con le sue comunità e iniziative, desidera contribuire al bene comune dell’Algeria, rafforzando la sua particolare identità di ponte fra Nord e Sud, fra Oriente e Occidente”, ha aggiunto. “Il Mediterraneo, da una parte, e il Sahara, dall’altra, rappresentano infatti crocevia geografici e spirituali di enorme portata -ha richiamato -. Se ne approfondiamo la storia, senza semplificazioni e ideologie, vi troveremo nascosti immensi tesori di umanità, perché il mare e il deserto sono da millenni luoghi di reciproco arricchimento fra i popoli e le culture. Guai, se ne facciamo cimiteri dove muore anche la speranza!”
“Liberiamo dal male questi immensi bacini di storia e di futuro! – ha concluso il Papa – Moltiplichiamo le oasi di pace, denunciamo e rimuoviamo le cause della disperazione, combattiamo chi lucra sulla sventura altrui! Sono illeciti guadagni, infatti, quelli di chi specula sulla vita umana, la cui dignità è inviolabile. Uniamo, allora, le nostre forze, le nostre energie spirituali, ogni intelligenza e risorsa che renda la terra e il mare luoghi di vita, di incontro, di meraviglia”.
Gli altri appuntamenti della giornata, nel pomeriggio, la visita alla Grande Moschea di Algeri, la visita privata alla Casa di accoglienza e di amicizia delle Suore agostiniane missionarie e l’incontro con la comunità algerina nella Basilica di Nostra Signora d’Africa.
[Foto: Vatican Media]



