Il nuovo prefetto dell'ex Sant'Uffizio, "la dottrina evolve, una volta la Chiesa accettava la schiavitù"

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La nomina, comunicata ieri, di mons. Victor Manuel Fernandez, finora arcivescovo di La Plata ed ex rettore della Pontificia Università Cattolica Argentina, a prefetto del Dicastero per la Dottrina della fede, può considerarsi senz'altro una di quelle più "di svolta" decise da papa Francesco, che lascerà il segno nel futuro della Chiesa cattolica. Come prefigura lo stesso papa Bergoglio nella lettera che accompagna la nomina del suo amico 'Tucho' Fernandez, noto come "il teologo del Papa" per la stretta vicinanza e l'assidua collaborazione con Francesco, il ruolo dell'ex Sant'Uffizio non sarà più quello di 'trincea' nella difesa dell'ortodossia cattolica né il suo prefetto una sorta 'guardiano' della fede.

Si tratta di un vero e proprio capovolgimento, considerando che il Papa vuole che al centro non ci sia "una teologia da tavolo, con una logica fredda e dura che cerca di dominare tutto". Il "criterio fondamentale" - indica Francesco nella lettera - è "considerare inadeguata qualsiasi concezione teologica che alla fine metta in dubbio l'onnipotenza di Dio e, soprattutto, della sua misericordia. Serve un pensiero che sappia presentare convincentemente un Dio che ama, che perdona, che salva, che libera, che promuove le persone e le chiama al servizio fraterno". Il Papa non risparmia le critiche alle gestioni precedenti: "Il dipartimento che presiederai - dice a Fernandez - in altri tempi è arrivato ad usare metodi immorali. Erano tempi in cui più che promuovere la conoscenza teologica si perseguitavano eventuali errori dottrinali". "Quello che mi aspetto da te è senza dubbio qualcosa di molto diverso", aggiunge.

Per conoscere meglio, almeno in parti limitate ma significative, la visione del nuovo prefetto del dicastero dottrinale della Curia romana, e magari le possibili vie di evoluzione nella linea della Chiesa, ripubblichiamo qui due articoli su di lui usciti entrambi sull'ANSA: il primo l'8 ottobre 2014, quando mons. Fernandez partecipava per nomina papale al primo Sinodo della Famiglia (fu poi indicato come l'ispiratore delle aperture sui divorziati risposati contenute nella Amoris Laetitia), il secondo il 10 agosto 2018, dopo il "no" del Senato argentino alla proposta di legge per la legalizzazione dell'aborto.

>ANSA-FOCUS/ Sinodo: teologo amico Papa, dottrina famiglia evolve / Fernandez, indissolubilità non cambia, ma realismo e comprensione

(di Fausto Gasparroni) (ANSA) - CITTA' DEL VATICANO, 8 OTT - "Quando si dice che una riunione, un Sinodo, è pastorale, questo non vuol dire che non si possa approfondire la dottrina: come se la pastorale fosse una cosa di seconda qualità, senza testa. Quella non è la pastorale: la pastorale ci coinvolge interamente anche col pensiero e con lo sviluppo del pensiero". Per l'arcivescovo Victor Manuel Fernandez, rettore della Pontificia Università Cattolica Argentina, membro del Sinodo sulla famiglia per diretta nomina da parte di papa Francesco, la dottrina su un tema cruciale come la pastorale familiare non è un’entità statica, bensì passibile di evoluzione. "Allora bisogna approfondire molto di più la riflessione sulla famiglia - ha affermato parlando oggi dei lavori dell'assemblea sinodale -. Se veniamo qui a ripetere quello che è stato detto sempre, la Chiesa non cresce. La Chiesa in altri secoli accettava tranquillamente la schiavitù, ma poi c'è stata un'evoluzione nella dottrina e quello non è più possibile".

"Tucho" Fernandez, questo il nomignolo con cui è conosciuto in Argentina, 52 anni, è un insigne teologo e biblista, oltre che scrittore e poeta, ed è considerato una personalità molto vicina a papa Francesco, una sorta di suo consigliere, tanto che Bergoglio l'ha voluto al Sinodo tra i membri di nomina pontificia. Ha lavorato in qualità di esperto nel Comitato di redazione della quinta Conferenza generale dell'episcopato latino-americano ad Aparecida nel 2007. Ed è stato lo stesso Bergoglio a nominarlo arcivescovo il 13 maggio dell'anno scorso. A proposito della discussione al Sinodo su questioni come quella dei sacramenti ai divorziati risposati, secondo Fernandez "nessuno vuole togliere l'indissolubilità matrimoniale, nessuno vuole indebolire il vincolo: si vuole che gli sposi siano fedeli fino alla morte, questo è l'ideale, la società ha bisogno di questo messaggio, questo è chiarissimo, altrimenti distruggeremmo ciò che è dentro di noi. Quindi non bisogna indebolire la bellezza e la forza di questo messaggio cristiano. Ma altri insistono su un realismo comprensivo, che deve accompagnare le sofferenze degli altri, anche se ci sporchiamo un po', perché il maestro Gesù era vicino a tutti".

"Anche una questione come la poligamia - ha spiegato ancora mons. Fernandez - noi non possiamo accettarla per rispetto alle donne: non vogliamo andare indietro sulla dignità della donna. Ma capiamo situazioni particolari in cui qualcuno si converte: e allora le donne che devono fare? Devono andare via e morire di fame?". "E' una situazione in cui la dottrina non può cambiare mai, quindi dobbiamo riflettere: che facciamo? C'è una sofferenza, c'è un problema, pertanto dobbiamo pensarci", ha aggiunto.

Interpellato sul tema della "gradualità" delle situazioni, mons. Fernandez ha ricordato che nella Evangelii gaudium papa Francesco "ha parlato del bene possibile: c'è l'ideale, che noi amiamo tanto e che non vogliamo indebolire, e c'è la realtà delle persone che ancora non possono arrivare a quell'ideale ma possono crescere verso il bene possibile". "Noi pastori - ha aggiunto - dobbiamo favorire questo bene possibile, pur correndo il rischio di sporcarci con il fango del cammino". "Non possiamo mai dimenticare questo tema della gradualità, per le tante situazioni che troviamo nelle famiglie", ha concluso.

Al Sinodo è stato detto che la Chiesa deve portare luce, ma non come un faro che sta fermo, bensì come una torcia che accompagna il popolo in cammino. "Questo - ha spiegato - ha molto a che vedere con quello che il Papa dice spesso, di avere una capillarità tale che il Vangelo arrivi da tutte le parti, anche dove stanno le prostitute, i poveri, i più sporchi, i peggiori. Il pastore della Bibbia è davvero un uomo sporco, che non si pettina mai, che sta con le pecore giorno e notte, che ha anche un cattivo odore: quello è il buon pastore di cui Gesù parlava".

"In Argentina - ha ricordato - i preti andavano nei quartieri più poveri perché così voleva Bergoglio. C'era chi diceva che la Chiesa non doveva star lì, perché le persone di quei quartieri avevano rubato le terre. Ma Bergoglio voleva che lì abitassero i preti, anche dove nessun altro avrebbe voluto stare: quella è la storia della fiaccola che si muove". Fernandez ha ricordato anche il "coraggio" del Concilio, la "strada nuova" che riuscì a trovare nel rapporto tra "verità" e "libertà", una cosa che "allora sembrava impossibile". E' ciò che potrebbe toccare "a questo Sinodo o a quello dell'anno prossimo: trovare una sintesi sui problemi, ad esempio, dei risposati o sulle altre situazioni particolari". Per il teologo argentino, comunque, papa Francesco "non sta pensando a un documento, ma a un processo che produrrà frutti quando sarà il giusto momento". (ANSA).

Argentina: mons. Fernandez, non festeggio per 'no' all'aborto / Arcivescovo La Plata, non possiamo dormire sonni tranquilli

(ANSA) - ROMA, 10 AGO - "Non oso uscire a festeggiare per il 'no' all'aborto perché credo che né i legislatori, né la società in generale possono dormire sonni tranquilli": lo ha scritto sulla sua pagina Facebook monsignor Victor Manuel Fernandez, arcivescovo di La Plata e teologo molto stimato da papa Francesco, in una riflessione sul "no" del Senato argentino alla proposta di legge per la legalizzazione dell'aborto.

"Non si è ancora discusso su come faremo ad accompagnare le donne incinte che non desiderano un figlio – osserva Fernandez, secondo quanto riporta il Sir -, come aiutare le donne con problemi a non dover arrivare all'estremo dell'aborto, come facilitare le adozioni, come prevenire le gravidanze tra le adolescenti, come favorire una paternità responsabile, come migliorare l'accesso alla sanità da parte delle donne povere, sono molte più quelle che muoiono perché arrivano al parto denutrite o malate piuttosto che quelle che muoiono a causa dell'aborto".

Come società e come Chiesa, ammette, "abbiamo fatto poco su questi temi, anche se dobbiamo riconoscere che sono cresciuti all'interno nella Chiesa i gruppi di accompagnamento alle donne che abortiscono per aiutarle a recuperare la pace, mentre i preti delle periferie hanno creato luoghi per accompagnare le donne incinte che non desiderano figli". "Se a qualcosa è servito questo dibattito - conclude - è per riconoscere gli impegni necessari". (ANSA).

(Foto: Twitter/@tuchofernandez)