
Pizzaballa, “la pace è un lavoro artigianale, silenzioso, che si fa nel cuore prima che sulle piazze”

Il patriarca di Gerusalemme celebra la messa nella 59a Giornata Mondiale. “Noi cristiani siamo chiamati ad essere, come Maria, ‘custodi’ e ‘mediatori’ della luce di Dio per il mondo”.
GERUSALEMME, 1 GEN – “In questo primo giorno dell’anno, mentre il mondo si scambia auguri per un futuro incerto, la Chiesa ci pone non sotto il segno di un auspicio vago o di una semplice speranza umana, ma sotto una duplice luce che è fonte certa di orientamento: la solennità di Maria, Madre di Dio, e la Giornata Mondiale della Pace”, ha evidenziato il cardinale Pierbattista Pizzaballa nella messa celebrata oggi al Patriarcato Latino di Gerusalemme.
“La Parola di Dio di oggi – ha commentato – ci indica quale sia l’antidoto profetico alla violenza sottile e diffusa del nostro tempo. La violenza spesso nasce dalla fretta di giudicare, dall’impulso immediato di reagire, dal rumore assordante che soffoca ogni parola vera e ogni ascolto paziente”. “La pace è un’opera di custodia – ha spiegato -: custodia della relazione, della parola data, del mistero dell’altro che non comprendiamo subito, della memoria fragile della bontà di Dio nella nostra storia. È un lavoro artigianale, silenzioso, che si fa nel cuore prima che sulle piazze. Maria ci insegna che non si dà pace esteriore senza questa pazienza interiore, senza questa ‘gestazione’ spirituale degli eventi alla luce di Dio”.
Secondo il patriarca di Gerusalemme, “la pace, dunque, non è l’assenza di problemi o di conflitti – sarebbe un’illusione pericolosa – ma è la presenza di un Volto che risplende nella nostra oscurità. È la certezza fondante che non siamo abbandonati nell’arena della storia, che la nostra vita non è un urto casuale di atomi, ma è guardata, amata, accompagnata”.
“Il mistero che celebriamo oggi ci invita a fare si che la luce di quel Volto – il Volto di un Dio che in Gesù ha un volto umano – in questo nostro tempo così faticoso, tocchi le nostre ferite, le nostre paure, le tensioni delle nostre famiglie, delle nostre comunità, della nostra società”, ha spiegato ancora. “Quelle ferite non spariranno per magia, ma potranno diventare luoghi dove è possibile la speranza, dove può nascere, piccolo e fragile, un gesto di riconciliazione, una parola di perdono, un passo verso l’altro”. Ecco perché “la nostra vocazione di cristiani, battezzati in Cristo, è quella di essere ‘riflessi’ di quel Volto. Siamo chiamati ad essere, come Maria, ‘custodi’ e ‘mediatori’ della luce di Dio per il mondo”.
Pizzaballa ha ricordato anche il Messaggio del Papa per questa 59ma Giornata Mondiale della Pace, che “ci spinge con lungimiranza a portare questa luce anche negli spazi più nuovi, complessi e a volte insidiosi del nostro vivere comune: il mondo digitale, le intelligenze artificiali, l’ecosistema mediatico. Ci ricorda una verità cruciale: la tecnologia non è neutra. È sempre un’estensione del cuore dell’uomo. Può essere strumento di manipolazione, di divisione, di sorveglianza oppressiva e di nuova solitudine, oppure può diventare strumento di incontro, di condivisione del bene, di accesso alla conoscenza, di costruzione di un bene comune autentico”.
“Lo abbiamo visto chiaramente anche nel contesto della guerra di questi anni, conflitto che in un modo o nell’altro ci coinvolge tutti – ha osservato -. Siamo chiamati ad essere artigiani di pace non solo in famiglia, al lavoro o nella politica, ma anche attraverso l’uso delle nostre dita sulla tastiera, delle nostre parole condivise sui social, attraverso il nostro consumo – critico o compulsivo – di informazioni, la nostra domanda etica più o meno insistente su come vogliamo che il futuro dell’uomo sia disegnato dagli algoritmi”.
“Anche in questo nuovo continente digitale, il metodo rimane mariano: non dominare gli altri con il giudizio o l’insulto, ma servire la verità con carità; non strumentalizzare le persone, ma custodire la dignità intangibile di ogni volto, anche quello che sta dietro un profilo anonimo – ha aggiunto il cardinale -. Significa portare nel rumore digitale la capacità di “custodire e meditare”, del rispetto anche del proprio tempo e della propria interiorità, minacciati dal vortice della connessione perpetua”.
Custodire. Meditare. Accogliere. “Sono le tre parole che la liturgia di oggi ci consegna, come antidoto alla violenza e metodo di costruzione di modelli di pace”, ha ribadito Pizzaballa. “Custodire è più che conservare: è far crescere l’intelligenza del cuore. Significa non arrendersi alla fretta del nostro tempo, e lasciare che il tempo sveli l’accaduto. Meditare, a sua volta, significa saper valutare l’accaduto, sempre alla luce della Parola di Dio, vederlo nella luce del Regno di Dio che cresce come un seme nascosto. E così potremo accogliere la vita con la fiducia che Dio la abita, e non come condanna a vivere schiacciati da quanto ci accade”.
“Buon anno di pace a tutti! – ha infine augurato – Una pace che nasce dal cuore di Dio, passa per il cuore di una Madre, ed è affidata alle nostre mani e al nostro cuore di figli”.
[Foto: Patriarcato Latino di Gerusalemme ]



