Sacerdote ucciso nella Repubblica Centrafricana: mons. Gazzera, “temiamo sia un modo per bloccare ogni tentativo di pace e di dialogo”

Condividi l'articolo sui canali social

Parla a Tra Cielo e Terra mons. Aurelio Gazzera, vescovo di Bangassou: “Padre Crépin ha sempre fatto un grande e ottimo lavoro di mediazione, di ricerca della pace”.

Di Antonella Palermo

“Lunedì sera, verso le 19-19.30, abbiamo avuto una telefonata in cui ci dicevano che questo sacerdote era stato ferito e poi è stato ucciso. Abbiamo faticato parecchio ad avere la conferma, dato che sparavano a Zémio, che è una città a 300 chilometri da Bangassou. Non riuscivamo ad avere più dettagli e ancora adesso non sappiamo bene quale sia stata la dinamica”. E’ la testimonianza a Tra Cielo e Terra di monsignor Aurelio Gazzera vescovo della diocesi di Bangassou, nella Repubblica Centrafricana, sull’uccisione di padre Crépin Martial Monga, vicario della parrocchia di San Giovanni Battista nella diocesi di Bangassou a Zémio, nella regione dell’Haut-Mbomou, assassinato la sera del 29 giugno davanti alla sua canonica, secondo diverse fonti locali concordanti.

“Sappiamo solo che gli hanno sparato, probabilmente prendendolo di mira”, spiega mons. Gazzera, “anche perché era un sacerdote giovane, cinque anni di sacerdozio, che a Zémio – una città complicata, dove da un anno e passa ci sono grossi problemi di sicurezza con degli attacchi e degli scontri tra gruppi ribelli, i militari dello Stato e i mercenari russi – ha sempre fatto un grande e ottimo lavoro di mediazione, di ricerca della pace”.

“Ancora ultimamente – racconta il vescovo di Bangassou – l’ho mandato nei villaggi per parlare di dialogo: quindi non sappiamo chi l’abbia ucciso, ma la paura è che sia stato anche un modo per bloccare tutti i tentativi di pace, di dialogo e anche di liberazione. Ci sono alcuni prigionieri, tra cui un prefetto che è nelle mani dei gruppi ribelli da dicembre. E quindi potrebbe probabilmente essere un tentativo di bloccare ogni tentativo di soluzione del conflitto”.

“Quindi portiamo lui e la comunità nella preghiera – aggiunge mons. Gazzera -. Noi adesso siamo venuti a 150 chilometri in una missione perché speriamo di riuscire almeno a recuperare la salma, che purtroppo visto le condizioni della strada e la mancanza assoluta di servizi sta arrivando in moto da Zémio. E contiamo di partire stanotte, se possibile, o domani mattina molto presto, da Rafai per essere a Bangassou in fine mattinata, per poter celebrare domani i funerali”.

“Portate questo paese nella preghiera e portateci nella preghiera – conclude mons. Gazzera, missionario carmelitano, originario di Cuneo, da oltre trent’anni nella Repubblica Centrafricana -: è un colpo molto duro per la diocesi, per i cristiani. Io cercherò di andare a Zémio in aereo, spero giovedì, per rimanere almeno la domenica e stare un po’ con la comunità e cercare di incoraggiarli”.

Padre Monga – ricorda l’agenzia vaticana Fides – ha coordinato il Comitato Locale per la Pace e la Riconciliazione di Zémio (CLPR), un organismo di mediazione tra le comunità, le autorità locali e le altre parti interessate nella regione, dove sovente è la Chiesa cattolica, attraverso i suoi sacerdoti e le strutture parrocchiali, ad assumere di fatto questo ruolo di mediazione e protezione per la popolazione.

Da diverse settimane, la prefettura dell’Haut-Mbomou sta vivendo un deterioramento della situazione della sicurezza, caratterizzato da violenze armate e significativi spostamenti di popolazione verso la vicina Repubblica Democratica del Congo.

Sono almeno tre i fattori d’instabilità che colpiscono l’area: forte presenza di gruppi armati (in particolare milizie Azande/Zande); tensioni etniche e competizione per il controllo del territorio e delle risorse; forti contrasti tra i soldati centrafricani e gli uomini della Wagner, la società militare private russa che da diversi anni è presente nel Paese in appoggio all’esercito regolare (Forces Armées Centrafricaines, FACA).

[Foto: Fides]