La deriva xenofoba globale e il destino del Sudafrica

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L’editoriale di luglio-agosto 2026 di Nigrizia, la rivista dei Missionari Comboniani.

Non è nuova la violenza xenofoba contro i migranti africani che da mesi scuote il Sudafrica. Sono quasi vent’anni che nel paese si ripetono ondate di aggressioni contro i cittadini stranieri residenti, spesso additati tutti come “illegali”. Nel 2008 la furia razzista provocò la morte di circa 60 persone e lo sfollamento di decine di migliaia.

Quest’anno, però, c’è un elemento nuovo e preoccupante: le due principali organizzazioni promotrici dei cortei contro i migranti – i gruppi di “vigilantes” March and March e Operation Dudula – avevano indicato il 30 giugno come termine entro cui, a loro dire, tutti i migranti irregolari avrebbero dovuto lasciare il paese.

Le conseguenze dell’ultimatum per il momento sono state la fuga dal paese di almeno 15mila stranieri e un clima generalizzato di tensione e paura, anche perché questi gruppi hanno già mostrato di non avere remore nell’uso della forza.

Parlare di xenofobia nel paese che ha subito l’apartheid non è semplice. Cinquant’anni di segregazione razziale istituzionalizzata hanno lasciato tracce profonde nella vita politica e sociale del Sudafrica.

C’è un evidente corto circuito in un paese che si è liberato di un ordinamento fondato sul razzismo e oggi arriva a invocare espulsioni di massa e rimpatri d’emergenza. E del resto non mancano altre contraddizioni. Il paese accusato dagli Stati Uniti di commettere un inesistente genocidio contro i coltivatori bianchi diventa invece sempre più pericoloso per gli africani neri provenienti da altri paesi del continente.

In realtà, la crisi xenofoba del Sudafrica rappresenta l’avanguardia di una tendenza politica che si manifesta ormai in molte parti del mondo. È la politica che rinuncia a elaborare una nuova idea di società e preferisce mantenersi in equilibrio sul bordo dell’esasperazione collettiva, trasformandola in una risorsa utile a chi governa.

Poco importa se quella rabbia non è causata dai migranti, che non possono essere la spiegazione di tutti i mali, al netto delle difficoltà che la loro presenza comporta. Quell’esasperazione nasce dalle stesse carenze del sistema che pretende di sfruttarla.

Alcuni dati relativi al Sudafrica aiutano a comprendere il quadro: oltre il 30% di disoccupazione, tra i più alti livelli di criminalità al mondo, il più elevato indice di disuguaglianza secondo il coefficiente di Gini e servizi essenziali come acqua ed elettricità che scarseggiano in molte aree.

Nel frattempo, la politica locale continua a essere segnata da casi di corruzione e accuse di collusione con i cartelli criminali che insanguinano il paese. Non stupisce allora che il diversivo migratorio venga quantomeno tollerato.

E non parliamo nemmeno dei partiti che strizzano l’occhio alle istanze xenofobe di March and March o le accompagnano direttamente in piazza. La posta in gioco principale riguarda piuttosto l’African National Congress (Anc), che guida il paese da oltre trent’anni e che ha trasformato la propria lotta contro l’apartheid in una sorta di assegno in bianco.

Sta proprio al partito che fu di Nelson Mandela mostrare al mondo come si può affrontare il dilagare della violenza xenofoba. La scelta è tra le mezze soluzioni che finiscono per alzare l’asticella del razzismo istituzionale – la strada finora percorsa dal presidente Ramaphosa – o la fermezza nel lavorare sulle cause reali del malcontento e sulla costruzione di una società plurale, per quanto difficile possa essere.

La sfida che il Sudafrica si trova davanti non riguarda solo il suo futuro. Riguarda tutti i paesi del mondo dove si alzano grida come quelle che inneggiano alla remigrazione.

È ancora possibile evitare il peggio, tocca di nuovo al Sudafrica mostrarcelo.

March and March

Quest’organizzazione è nata nel 2024 nella provincia del KwaZulu Natal ed è stata fondata dalla ex presentatrice radiofonica Jacinta Ngobese-Zuma. Il gruppo non si definisce xenofobo, ma si descrive come «un movimento civico che vuole affrontare le crescenti preoccupazioni relative all’immigrazione clandestina».

Le prime iniziative promosse sono state segnate però da un atteggiamento oggettivamente razzista. Ancor prima delle marce di questi mesi, March and March ha infatti protestato contro l’assunzione di lavoratori migranti ma anche avviato una campagna con cui si impediva ai cittadini stranieri di accedere a strutture sanitarie pubbliche. Una chiara violazione della Costituzione sudafricana.

[Fonte e Foto: Nigrizia]