
“A scuola fuori dal mondo”: su Jesus di luglio il rapporto tra homeschooling e tradizionalismo religioso

Fraternità San Pio X: quando il tradizionalismo isola i figli dalla scuola. Il caso dell’homeschooling. Nell’inchiesta di copertina di luglio, Jesus racconta il crescente numero di famiglie che scelgono di non iscrivere i figli a scuola, rivendicando il primato educativo della famiglia e aderendo a pedagogie alternative spesso segnate da identitarismo cattolico e sfiducia nelle istituzioni.
«In questa società laicizzata e lontanissima dai valori cattolici, non abbiamo trovato una scuola veramente cattolica in cui iscrivere i nostri figli». Così a Jesus, Monica Gibertoni Negrini, madre homeschooler di 4 figli, appartenente alla Fraternità San Pio X, spiega la scelta di allontare i propri figli dalla scuola “troppo secolarizzata”. Per lei e per altre famiglie, educare i propri figli a casa significa «formare le loro coscienze, renderli forti e pronti per affrontare le sfide future». Per la formazione non vengono utilizzati solo libri attuali, ma spesso anche testi degli anni Cinquanta e Sassanta: «Scelgo testi “vintage” non in maniera esclusiva ma come integrazione: testi curati, disegni piacevoli e delicati. Veniva data importanza alla memoria, alla bella scrittura e alla fede cattolica».
La testimonianza di Monica Gibertoni Negrini rappresenta un fenomeno in crescita: secondo i dati del Ministero dell’Istruzione, oggi circa 16 mila bambini e ragazzi seguono percorsi di educazione parentale, un numero triplicato dal 2020. Spesso l’orgine è religiosa e al posto di iscrivere i figli a scuola, giudicata troppo permeabile alla cultura secolare, gruppi di famiglie si organizzano per educare insieme i figli oppure singoli genitori – di solito le mamme –insegnano da soli a casa.
Attorno a questo orientamento si è sviluppata una rete di gruppi, blog e coordinamenti spesso legati al mondo cattolico tradizionalista, se non addirittura lefebvriano, che promuovono un modello educativo ispirato alla dottrina cattolica tradizionale. Tra questi, Educazione parentale cattolica e il Coordinamento “Vera scuola cattolica”, nato nel 2022 nell’area del cattolicesimo identitario. «Il fondamento prossimo della scuola è la responsabilità dei genitori», spiega Stefano Fontana dell’Osservatorio Cardinale Van Thuận, sottolineando che la scuola parentale cattolica offre «completa libertà» rispetto ai vincoli statali e alle scuole paritarie.
Il tradizionalismo religioso diventa così un motore di scelte educative radicali: dalla centralità dell’anno liturgico all’ integrazione quotidiana della preghiera e della catechesi. Per alcune famiglie, l’homeschooling rappresenta anche una forma di protezione da contenuti percepiti come problematici, soprattutto su temi etici e antropologici: «Ci sono mamme che mi hanno chiamata raccontando che nelle scuole cattoliche circola materiale che considerano problematico», osserva Giorgia Petrini, autrice e madre homeschooler.
La Chiesa italiana guarda al fenomeno con attenzione, riconoscendo le motivazioni ma richiamando la dimensione comunitaria della fede: «La fede cristiana è per sua natura ecclesiale» – avverte don Roberto Corapi – «cresce nel confronto, nella diversità, nell’incontro con l’altro». Il rischio, evidenziano diversi esperti, è che un’educazione troppo autoreferenziale riduca le occasioni di socializzazione e di dialogo con visioni differenti, elementi essenziali per una crescita equilibrata.
Il rapporto tra tradizionalismo religioso e homeschooling apre dunque un dibattito complesso: tra desiderio di coerenza dottrinale, ricerca di autonomia educativa e necessità di garantire ai bambini un percorso formativo che integri famiglia, comunità e società.
[Foto: Orizzonte Scuola Notizie]


