IL LIBRO / “Mediterranea”, rotte migratorie, politiche e criminali

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Esce il nuovo reportage di Sergio Nazzaro per le Edizioni Città Nuova.

“Il Mediterraneo non è più un mare, è un’architettura liquida di separazione. Una terra di acqua di nessuno eppure di tutti, dove la geografia fisica si scontra con la ferocia della geopolitica e dove il concetto di ‘sicurezza’ ha smesso di riguardare le persone per diventare una contabilità di intercettazioni e respingimenti”. L’incipit del nuovo libro di Sergio Nazzaro, “Mediterranea. Rotte migratorie, politiche e criminali”, da oggi in libreria per le Edizioni Città Nuova (pp. 168, euro 17.90), esplicita già la chiave con cui questo reportage documenta ciò che avviene nel Mediterraneo, per secoli crocevia di fedi, civiltà, popoli, lingue diversi, oggi luogo di una costante emergenza umanitaria.

Un lucido e, al tempo stesso, doloroso atto di denuncia, quello di Nazzaro, per cui il Mediterraneo è appunto una complessa “architettura liquida di separazione” che può essere compresa solo attraverso la lente rigorosa dell’analisi. In un’epoca dominata da opinioni, Nazzaro indaga temi come la “contabilità del naufragio”, che documenta con precisione il tragico aumento del tasso di mortalità nonostante il calo degli sbarchi, e la logistica della Mafia 3.0, scegliendo di mettere al centro del suo lavoro i dati sulle rotte politiche e migratorie del Mare nostrum.

Il risultato è un reportage che svela i meccanismi di un sistema criminale globale che non sa più distinguere tra un carico di droga, un carico di armi, uno di rifiuti illeciti o uno di esseri umani.

“Il panorama delle migrazioni nel bacino del Mediterraneo, tra l’inizio del 2024 e il primo trimestre del 2026 – si legge ancora nel primo capitolo, intitolato ‘Mediterraneo, il confine dell’umanità’ -, ha manifestato una complessità strutturale senza precedenti, definita da una frizione costante tra la necessità di protezione e l’irrigidimento delle politiche di frontiera”.

Nonostante la diminuzione del volume totale rispetto al 2023, “la pressione migratoria non si è ridotta, ma si è spostata verso rotte più remote e letali”. In particolare, “la rotta dell’Africa nord-occidentale verso le isole Canarie ha visto un incremento tale da superare le vie mediterranee tradizionali”. In Italia, il 2024 si è chiuso con 66.317 arrivi, confermando il Paese come il principale approdo lungo la rotta del Mediterraneo centrale.

Tuttavia, “questa riduzione quantitativa degli sbarchi in Italia è stata pagata con una crescita esponenziale della mortalità”. Il 2024 è stato l’anno più letale registrato dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) dal 2014, con oltre 8.700 decessi a livello globale, di cui 2.360 solo nel Mediterraneo.

L’inizio del 2026, poi, ha segnato un drammatico peggioramento delle condizioni di sicurezza, con il gennaio più nero dal 2014. Ma “il confine dell’umanità – scrive Nazzaro – non è un punto sulla mappa. È il silenzio che circonda le fosse comuni nel deserto tra Tunisia e Libia. È il rumore assordante dei taser contro i corpi dei prigionieri nei campi di frontiera. È la consapevolezza che le persone vengono trattate come zavorra da eliminare per la speditezza della navigazione o come merce da scambiare in una transazione commerciale tra agenti in uniforme”.

“Quello che rimane – aggiunge – è un Mediterraneo che ha smesso di essere un ponte per diventare un cimitero d’acqua dove ogni vita persa è il fallimento di un sistema di governance globale che ha scelto la deterrenza al posto della dignità”.

E secondo Nazzaro – così si legge nell’introduzione -, il Mediterraneo “è vita a cui viene impedito di germogliare. Le sue coste sono inizio e non fine. E non è accettabile che una minoranza di persone possa decretare il destino di molti che provano a intravedere, da una sponda all’altra, sorelle e fratelli e mani che cercano di ricongiungersi”.

[Foto: Edizioni Città Nuova]

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