Centrafrica: a Zemio attacco dell’AAKG. Mons. Gazzera, “qui mancano sviluppo e dialogo, questi fatti non li facilitano”

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Di Antonella Palermo

Desta forte allarme e preoccupazione la situazione a Zemio, nella zona a sud-est del Centrafrica, sulla linea di confine con la Repubblica Democratica del Congo, dove giovedì alcuni membri dell’AAKG (la milizia Azande Ani Kpi Gbe) si sono infiltrati nella città e hanno iniziato a sparare non lontano dalla parrocchia nel quartiere Mama 2; almeno due soldati delle Forze Armate Centrafricane – secondo quanto hanno inizialmente riferito persone sul posto – sono rimasti uccisi e alcuni corpi senza vita degli incursori giacciono ancora nei pressi della canonica, dove un’altra ondata di sfollati ha trovato riparo. Ma il bilancio delle vittime, in particolare tra i civili e i rifugiati, è da ritenersi di più ampie proporzioni.

L’attacco rientra nell’ambito della ripresa dei combattimenti tra questo gruppo di autodifesa della comunità di Zande, ex alleato del governo ed ora in opposizione a Bangui, e l’esercito. Secondo il ministro dell’Amministrazione territoriale della Repubblica Centrafricana, Buno Yapandé, la situazione è ora sotto controllo ma, a quanto si apprende, ancora fino a ieri sera si sentivano esplosioni di armi leggere e pesanti, riferiscono fonti locali che parlano di situazione allarmante e di un clima di panico seminato nella popolazione.

“Hanno sparato a un uomo musulmano, supponendolo morto, e la moglie del suo fratello minore, che voleva chiamare la sicurezza al telefono, è stata colpita e uccisa sul posto. L’uomo, ferito alla gamba destra, è in ospedale”, racconta monsignor Aurelio Gazzera, vescovo di Bangassou, che proprio due settimane fa si è recato in quei luoghi, insieme al cardinale Dieudonné Nzapalainga, per cercare di incoraggiare la gente (vedi intervista a Tra Cielo e Terra del 27 dicembre).

“Tutta questa regione del Paese – spiega il missionario carmelitano interpellato da Tra Cielo e Terra – è una zona abitata da un’etnia in particolare, gli Zande, che un paio di anni fa hanno costituito una milizia di autodifesa per respingere gli attacchi di varie bande della Séléka, di natura piuttosto araba-musulmana. In maggio c’erano già stati degli scontri e da allora la situazione è sempre stata molto tesa. Ma in questi giorni, probabilmente con l’occasione delle elezioni politiche e amministrative, questa milizia ha ripreso le armi, dapprima in una città che si chiama Bambouti, al confine con il Sud Sudan, dove hanno sequestrato il sotto-prefetto e un funzionario che probabilmente è stato ucciso, e poi da ieri mattina hanno sparato intorno alla città di Zemio, dove c’erano già migliaia di rifugiati”.

“La situazione è molto tesa – prosegue il presule -, anche perché siamo in periodo elettorale, sono appena state fatte le elezioni, il primo turno è stato il 28 di dicembre. Ed è una zona completamente abbandonata dallo Stato, non ci sono strade, per fare 500 chilometri ci vogliono due giorni e mezzo. È una zona priva del tutto di sviluppo e manca anche qualsiasi dialogo. E i fatti di questi ultimi giorni il dialogo sicuramente non lo facilitano”. A Zemio i sistemi sanitari rispondono con difficoltà alle epidemie, scarse sono le risorse idriche e i servizi igienici, crescente è l’insicurezza alimentare che incide in forma acuta su un terzo della popolazione. Particolarmente grave la situazione degli sfollati, sia interni che da oltre frontiera.

[Foto: A. Gazzera]