Trump, la guerra e il midterm

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Missili Usa tornano a colpire l’Iran dopo un mese di tregua, ma ora i repubblicani temono di pagare il conto della guerra alle elezioni di midterm. Il focus di Alessia De Luca per l’ISPI.

Dopo un mese di tregua informale, gli Stati Uniti sono tornati a colpire l’Iran. Missili americani hanno centrato due rampe di lancio sull’isola di Larak, nello Stretto di Hormuz, da cui, secondo fonti Usa, le Guardie rivoluzionarie si preparavano a lanciare razzi carichi di mine navali. Teheran ha risposto colpendo le basi statunitensi di King Hussein e al Azraq, in Giordania: secondo Reuters tutti i missili sono stati intercettati senza causare danni. Poche ore dopo l’esercito iraniano ha rivendicato anche un attacco con droni contro la base di al Minhad, negli Emirati Arabi Uniti. Il ministero della Difesa di Abu Dhabi ha smentito che l’installazione sia stata colpita, definendo la notizia priva di fondamento e invitando l’opinione pubblica ad “attenersi alle fonti ufficiali”. Con la ripresa delle ostilità, però, ricomincia anche la guerra di narrazioni contrapposte e nella notte, lo stesso presidente Donald Trump ha pubblicato su Truth Social un video generato con intelligenza artificiale che mostra l’isola petrolifera di Kharg, snodo cruciale per le esportazioni iraniane, ridotta in macerie. Dopo ore di speculazioni però nessuna fonte indipendente ha confermato l’attacco e le autorità iraniane hanno definito il contenuto del video “privo di ogni fondamento”. I primi attacchi diretti da un mese a questa parte arrivano dopo sei mesi di un conflitto che – il giorno dopo il suo inizio, il 28 febbraio – lo stesso Trump aveva previsto che sarebbe durato “quattro o cinque settimane” al massimo. Da allora, un cessate il fuoco concordato ad aprile e un memorandum d’intesa firmato a giugno non si sono mai tradotti in un accordo di pace definitivo, mentre Washington ha aperto un fronte di guerra economica contro Teheran. Ma la ripresa delle ostilità arriva a nove settimane dal voto di metà mandato negli Usa, proprio mentre il sostegno dei repubblicani alla guerra si sta erodendo. Un tempismo che gli strateghi del partito osservano con crescente nervosismo.

Libano: l’altro fronte?

Mentre Usa e Iran riprendono le ostilità, il fronte libanese non conosce flessioni. L’artiglieria israeliana ha bombardato nella notte le località meridionali di Mansouri e Beit al Sayyad, nel distretto di Tiro, proseguendo un’escalation che nelle ultime settimane ha già colpito ripetutamente l’area con incursioni aeree e demolizioni di abitazioni. È in questo contesto che il segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano, generale Mohsen Rezaei, ha chiarito in un’intervista alla televisione sciita al Manar ripresa dal quotidiano ‘L’Orient-Le Jour’ che Teheran considera la sicurezza del Libano “parte integrante di quella dell’intero Medio Oriente”, e ha subordinato la piena riapertura dello Stretto di Hormuz alla cessazione delle guerre in Libano e a Gaza. La regione, ha detto Rezaei, è ormai una “catena interconnessa” in cui l’instabilità in un Paese si ripercuote sugli altri in termini di costi e prospettive di sviluppo. Rezaei ha aggiunto che Israele non osa più colpire la periferia sud di Beirut per l’effetto deterrente di Hezbollah, di cui ha elogiato l’autonomia operativa e la leadership di Naim Qassem. Secondo la stessa fonte, almeno 4.350 persone sono state uccise dai bombardamenti israeliani in Libano da quando è ripresa la guerra tra Hezbollah e Israele.

Polveriera Cisgiordania?

Mentre il fronte iraniano si riaccende, anche la Cisgiordania vive l’escalation più intensa dall’inizio dell’anno. A Qusra, villaggio a sud di Nablus già colpito a luglio dall’incendio di una moschea, i coloni assediano da settimane tre abitazioni palestinesi nell’area di Ras al-Ain, tagliando l’accesso ad acqua ed elettricità e intrappolando le famiglie all’interno. Nella giornata di sabato la tensione è sfociata in un attacco diretto: decine di coloni hanno preso d’assalto una delle abitazioni con dentro una famiglia; una donna palestinese è rimasta ferita, una delle almeno cinque vittime della giornata in tutta la Cisgiordania. L’ambasciatore Usa in Israele, Mike Huckabee, ha definito l’episodio un “atto di terrore orribile, volto a intimidire e molestare”, parole che stridono con l’inerzia denunciata sul terreno: attivisti israeliani per i diritti umani accusano l’esercito di intervenire a sostegno dei coloni, allontanando chi porta acqua e cibo alle famiglie assediate. Domenica l’Unione Europea ha inviato un proprio rappresentante a Qusra che, dopo la visita al villaggio palestinese assediato, ha pubblicato un comunicato con il quale condanna “la violenza estremista dei coloni” chiedendo “che i responsabili di tali crimini siano chiamati a risponderne”. I 27, tuttavia, non sono uniti per approvare sanzioni contro lo Stato israeliano, il cui governo negli ultimi anni ha promosso l’espansione dei coloni in Cisgiordania tramite l’approvazione di numerosi insediamenti illegali.

Spada di Damocle sulle midterm?

A sei mesi da un conflitto che la Casa Bianca aveva presentato come questione di settimane, gli strateghi repubblicani sono ormai convinti che la guerra possa danneggiare le prospettive del partito nelle elezioni di midterm di novembre. Le continue ostilità hanno demoralizzato gli elettori repubblicani, che avevano mandato Trump alla Casa Bianca per domare l’inflazione e tenere gli Stati Uniti fuori dai conflitti all’estero: le ostilità appena riprese vanno nella direzione opposta. A questo si aggiunge l’apparente indifferenza del presidente, che non mostra segnali di voler correggere la rotta nonostante il conflitto stia facendo crollare il suo indice di gradimento e i sondaggi mostrino una crescente frustrazione degli elettori per la guerra, gli alti prezzi della benzina e l’aumento dei prezzi. Trump ha fatto ben poco per placare queste preoccupazioni e nelle ultime ore ha smentito su Truth Social il fatto che i suoi sondaggi siano in calo, affermando che gli Stati Uniti stanno “vincendo” la guerra contro l’Iran. “I democratici vogliono che il nostro Paese perda la guerra, cosa che non accadrà perché stiamo vincendo nettamente e senza difficoltà” ha ribadito il presidente intervistato da Fox News. Molti esponenti repubblicani, pur preoccupati per le ricadute elettorali, starebbero evitando di esprimersi apertamente per non entrare in rotta di collisione con la Casa Bianca. Ma i missili che nelle ultime ore sono tornati a colpire Larak e le basi in Giordania e negli Emirati sono lì a ricordare che la guerra, lungi dal chiudersi, si prepara ad accompagnare i repubblicani fino al voto di novembre.

Il commento di Valeria Talbot, Head, ISPI MENA Centre

“Tra attacchi incrociati, dichiarazioni contrastanti, cessate il fuoco violati e negoziati inconcludenti, dopo sei mesi è stallo totale tra Stati Uniti e Iran. Donald Trump si è imbarcato in una di quelle “guerre senza fine” che all’inizio del suo secondo mandato aveva promesso di far cessare. Una guerra costosa per Washington, e il prezzo potrebbe essere ancora più alto per il presidente americano in vista delle elezioni di metà mandato di novembre. I sondaggi infatti mostrano una crescente frustrazione tra gli elettori americani per la guerra e per l’incapacità di Trump di porvi fine”.

[Fonte e Foto: ISPI]

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