La poco conosciuta leggenda della “Tomba di Cristo” in Giappone

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La storia di Shingō, sebbene inverosimile, è un esempio affascinante dell’approccio sincretico del Giappone alla religione. Ne parla Cristian Martini Grimaldi su UcaNews.

Nella fredda ma placida prefettura settentrionale giapponese di Aomori si trova l’incantevole villaggio di Shingō, un luogo immerso in un mistero tanto profondo quanto intrigante. Questo villaggio ospita un’attrazione che si trova al crocevia tra folklore e religione, storia e fantasia, la presunta “Tomba di Cristo”.

Portata per la prima volta all’attenzione del pubblico nel 1935, questa affermazione da allora si è intrecciata al tessuto del folklore del villaggio, offrendo una narrazione che diverge nettamente dai resoconti canonici della vita e della morte di Gesù Cristo.

Al centro di questa narrazione c’è la leggenda degli “anni perduti” di Cristo, un periodo vistosamente assente dal Nuovo Testamento.

Secondo il mito locale, questi anni non furono trascorsi nell’oscurità del Medio Oriente, ma in un luogo molto più inaspettato: il Giappone. Si ritiene che all’età di 21 anni, come molti altri missionari a venire, Gesù abbia intrapreso un viaggio in Giappone, alla ricerca di illuminazione teologica, per poi tornare in Giudea 12 anni dopo.

La svolta nella storia arriva con la sua presunta crocifissione, dove, secondo la storia, sfugge alla morte sostituendo al suo posto suo fratello Isukiri. Questo atto di sotterfugio lo riportò nella tranquillità di Shingō, dove presumibilmente visse una lunga vita come coltivatore di aglio, raggiungendo l’età di 106 anni.

La manifestazione fisica di questa leggenda è un tumulo di terra a Shingō, ritenuto il luogo di riposo finale di Cristo. Scoperto negli anni ’30 da un pittore e leader di una setta, questo sito, nonostante le sue fondamenta mitologiche, è diventato un’attrazione turistica e di interesse per i pellegrini.

Ogni anno, il villaggio, che sorprendentemente ha un solo residente cristiano, celebra rituali su questo tumulo, evidenziandone il significato nella vita culturale e spirituale della comunità. Ad aggiungere strati a questo enigma ci sono alcune usanze uniche storicamente osservate a Shingō.

Abiti simili a una toga e il marchio dei neonati con croci di carbone sono citati da alcuni come resti della presunta sosta di Gesù nel villaggio.

Tuttavia, nonostante queste pratiche intriganti, non esiste alcuna conferma storica o archeologica per l’affermazione che Gesù visse o fu sepolto in Giappone. Il consenso accademico e teologico predominante continua a situare la vita e la morte di Gesù saldamente entro i confini di quello che oggi è l’Israele moderno.

Questo racconto della “Tomba di Cristo” di Shingō, sebbene apparentemente inverosimile, offre uno sguardo affascinante su come il folklore e le narrazioni comunitarie possano intrecciarsi, dando origine a fenomeni culturali unici.

La storia, più di ogni altra cosa, testimonia la capacità del villaggio di integrare e celebrare una miscela di folklore, simbolismo religioso e tradizione comunitaria. Non è tanto un’affermazione di fatti storici quanto più un riflesso del ricco arazzo di narrazioni del villaggio, che continua ad attirare allo stesso modo curiosi e contemplativi.

Questa storia è anche un esempio affascinante dell’approccio sincretico del Giappone alla religione, un concetto in cui molteplici sistemi di credenze coesistono e si mescolano armoniosamente. Questo approccio è profondamente radicato nella cultura giapponese ed è evidente soprattutto nel rapporto tra shintoismo e buddismo, le principali religioni del paese.

Piuttosto che esistere in competizione, queste religioni spesso si completano e si arricchiscono a vicenda, con molti giapponesi che osservano pratiche di entrambe le fedi. Questa fusione è indicativa di una più ampia apertura culturale in Giappone a diverse idee e narrazioni religiose.

Non si tratta dell’adozione letterale delle credenze cristiane, ma piuttosto di un apprezzamento e di un’incorporazione dei suoi elementi nell’ambiente spirituale e culturale esistente.

Il Giappone è rinomato per aver integrato perfettamente le influenze straniere nel suo tessuto culturale unico. La moda occidentale, ad esempio, è stata trasformata in distinti stili giapponesi come Harajuku, influenzando le tendenze della moda globale. Il curry indiano si è evoluto nel più delicato kare raisu del Giappone, un amato piatto nazionale.

Il Natale, sebbene non sia una festa religiosa in Giappone, viene celebrato in modo unico, con tradizioni come il consumo di pollo KFC. L’adozione del jazz da parte del Giappone ha portato allo sviluppo di una scena jazz giapponese distintiva. Probabilmente il più famoso è l’adattamento del paese dell’animazione e dei fumetti occidentali che ha dato vita ad anime e manga popolari in tutto il mondo. E l’elenco potrebbe continuare.

La storia di Cristo in Giappone non mira a ridefinire le credenze religiose ma piuttosto illustra la fluidità con cui la cultura giapponese può assimilare e reinterpretare vari concetti religiosi, rendendoli parte di un arazzo spirituale locale unico.

(Fonte: UcaNews – Cristian Martini Grimaldi; Foto: Atlas Obscura)