Migranti: i centri in Albania funzioneranno?

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Il 17 giugno il parlamento europeo ha definitivamente approvato il nuovo regolamento rimpatri con 418 voti favorevoli e 218 contrari. La scena che ha caratterizzato questo momento è stata senza precedenti: dai loro banchi alcuni eurodeputati alcuni eurodeputati dell’estrema destra hanno esultato e intonato lo slogan: “Rimandateli indietro”. In inglese: “Send them back”. Altri eurodeputati hanno risposto gridando: “Vergognatevi”.

Ma i cori non si sono spenti e sono stati ripresi in un video e ha cominciato a girare online, ricorda Annalisa Camilli sulla Newsletter di Internazionale. Il voto favorevole è stato possibile grazie a un’alleanza tra estrema destra e popolari, ma è stata soprattutto una vittoria dell’estrema destra che da anni fa pressione perché siano adottate questo tipo di politiche.

Le misura prevede la possibilità di trattenere le persone in stato di fermo fino a due anni e di trasferirle in centri situati fuori dai confini dell’Unione – definiti dall’associazioni che si occupano di diritti umani potenziali “buchi neri per i diritti umani” – aprendo inoltre la strada all’introduzione in Europa di pratiche di controllo dell’immigrazione simili a quelle adottate dall’Ice negli Stati Uniti.

La riforma è stata duramente criticata da organizzazioni impegnate in difesa dei diritti umani, tra cui Amnesty International che ha definito il progetto “assurdo, crudele e discriminatorio”. Sedici esperti delle Nazioni Unite hanno infine evidenziato i punti in cui le nuove norme potrebbero violare le leggi internazionali sui diritti umani. Ma in molti hanno esultato, in particolare il governo italiano, che ha visto nel progetto un via libera al centro extraterritoriale costruito in Albania, in base a un protocollo d’intesa siglato con Tirana firmato il 6 novembre 2023.

Alcuni esperti, però, hanno fatto notare che anche se non è possibile negare la vittoria politica di governi come quello di Meloni che hanno imposto anche ai partner europei la loro idea delle politiche migratorie, i centri albanesi – accusati di essere vuoti, inutilizzati e dispendiosi – potrebbero continuare a non funzionare, perché in contrasto con le norme fondamentali della carta dei diritti dell’Unione europea. 

“La norma approvata non ha precedenti nella storia dell’Unione in quanto autorizza uno stato europeo a cedere ad altri paesi la persona di cui si vuole disfare cercando di fare cessare ogni responsabilità giuridica una volta che l’operazione di deportazione si sia conclusa. Considerato che l’intesa tra lo stato europeo e quello extraeuropeo avrà come unico fondamento di negoziazione la definizione dell’importo economico, si deve parlare a stretto rigore di una forma vendita di esseri umani”, ha commentato Gianfranco Schiavone, giurista e presidente di Ics. 

Secondo Schiavone il nuovo regolamento è illegittimo nel senso che per esempio è contrario all’articolo 5 della Convenzione europea per i diritti umani e le libertà fondamentali (Cedu). Non si può demandare a degli accordi bilaterali tra i diversi stati europei e stati extraeuropei la privazione della libertà personale di un cittadino senza definire questioni dirimenti come il tempo massimo della detenzione dei deportati, tempi che potrebbero essere diversi a seconda dei governi che firmeranno gli accordi. “E cosa accade se il rimpatrio della persona verso il paese di origine non viene realizzato dal paese terzo in cui è stato trasferito con la forza? La persona verrà rilasciata ed otterrà un titolo di soggiorno nel paese terzo che ha fatto l’accordo oppure verrà semplicemente rilasciata, ma senza alcuno status giuridico regolare, per essere di fatto rimessa nel grande mercato internazionale di traffico di persone?”, chiede Schiavone.

Un altro elemento di illegittimità è il diverso regime a cui i trattenuti nei paesi terzi sarebbero sottoposti rispetto a quelli trattenuti nei centri di detenzione per il rimpatrio presenti sul territorio europeo. Ma, al netto di questi profili di illegittimità, secondo gli esperti questo regolamento non sarà un via libera al protocollo tra Roma e Tirana.

Secondo Schiavone, il protocollo con l’Albania su cui pendono due rinvii pregiudiziali di fronte alla corte di giustizia (la causa C-414/25 Sedrata in materia di asilo e le cause riunite C-706/25 e C-707/25 Comeri e Sidilli sull’uso del centro come centro per il rimpatrio) si basa sulla presunta legittimità di poter realizzare al di fuori del proprio territorio, ma sotto la propria giurisdizione delle procedure, coperte dal diritto dell’Unione come i rimpatri. Per fare funzionare i centri Roma dovrebbe firmare quindi un nuovo protocollo con l’Albania sulla base della normativa appena approvata dal parlamento. 

“Non sappiamo se l’Albania vorrà o meno fare un’intesa con Roma per diventare giuridicamente responsabile di una quota degli espulsi dall’Italia. Posso pensare che una simile decisione sia alquanto ardua per il governo di Edi Rama già attanagliato dalle proteste per l’annunciato resort di lusso del genero di Trump nella laguna protetta di Vjosa-Narta. Al momento né l’Italia né alcun altro paese dell’Unione ha alcuna intesa o accordo con un paese terzo per gestire dei centri di espulsione al di fuori dell’Unione europea e le problematiche giuridiche che si frappongono a questi accordi futuri sono enormi”, conclude il giurista.

[Fonte: Internazionale; Foto: Avvenire/European Union 2026 – Ep]