Israele: abitanti del sud contro la forza di pace di Trump, “ci fidiamo solo delle Idf”

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La protesta al valico di Kerem Shalom contro Hamas ancora in armi.

«Solo le Forze di difesa israeliane possono proteggerci». È il messaggio portato martedì da decine di residenti delle comunità israeliane al confine con Gaza davanti al valico di Kerem Shalom, dove hanno protestato contro l’ingresso nell’enclave palestinese della Forza internazionale di stabilizzazione (Isf) prevista dal piano del presidente Usa Donald Trump. Per i manifestanti, molti dei quali hanno vissuto direttamente gli orrori del 7 ottobre 2023, affidare parte della sicurezza a forze straniere prima del disarmo di Hamas significa correre il rischio di ripetere gli errori del passato.

La protesta si è svolta mentre alcuni mezzi dell’Isf si muovevano verso il valico. I dimostranti hanno temporaneamente bloccato la strada, sotto il controllo di polizia e soldati israeliani, per poi spostarsi nei pressi della base americana allestita nell’area. Sui cartelli: «Fermate la ricostruzione di Hamas», «La roadmap è pericolosa per Israele» e «Stop all’ingresso di forze straniere nella Striscia».

«Prima il disarmo di Hamas»

La mobilitazione è stata organizzata dal movimento di destra Tzav 9 e dal Forum Otef Israel. «È una protesta d’emergenza contro i piani per l’ingresso di forze internazionali nella Striscia e l’avvio della ricostruzione prima del completo disarmo di Gaza e dello smantellamento di Hamas», hanno spiegato. Secondo i promotori, la presenza dell’Isf rischia inoltre di «legare le mani» all’esercito israeliano contro i terroristi palestinesi.

Shosh Moshe, residente a Yesha, comunità agricola a pochi chilometri da Gaza e tra quelle attaccate il 7 ottobre, ha sintetizzato così la posizione dei manifestanti: «Queste forze non devono entrare nella Striscia. Permetterlo significa abbandonare ancora una volta i residenti del confine. Solo le Idf possono proteggerci». Danny Rahamim, portavoce del kibbutz Nahal Oz, ha aggiunto: «Non c’è alcuna possibilità che Hamas continui a governare Gaza. Non accadrà».

Il potere a Gaza

Il timore dei manifestanti si intreccia con il nodo ancora irrisolto del controllo della Striscia di Gaza. «Dopo quasi tre anni di guerra, l’eliminazione di gran parte della leadership di Hamas, i gravi colpi inferti alla sua ala militare e la vasta distruzione delle sue infrastrutture, la realtà nell’enclave palestinese mette in evidenza la distanza tra i successi militari e la capacità di ottenere un risultato sul piano del governo», osservano su Ynet Ron Krisi ed Einav Halabi.

Hamas, pur fortemente indebolito, continua a mantenere apparati civili, pagare stipendi, svolgere funzioni di polizia e riscuotere tasse nelle aree sotto la sua influenza. Non solo, è anche coinvolto nei negoziati sul futuro di Gaza e i suoi vertici hanno incontrato alti funzionari americani. «Hamas non è più il dominatore incontrastato che era il 6 ottobre 2023», concludono Krisi e Halabi, «ma non è neppure diventato una nota a margine». Israele, aggiungono, non è ancora riuscito a costruire «una realtà nella quale un altro soggetto lo sostituisca pienamente e in modo duraturo».

[Fonte: Moked/Pagine Ebraiche; Foto: Almog Boker]

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