
Spadaro, “il Papa voce contro la logica della guerra. Riduttiva la tesi del duello con Trump”

Il Pontefice non usa il linguaggio della guerra giusta, ma mette in discussione il ragionamento che rende la guerra apparentemente possibile. Padre Antonio Spadaro, gesuita, sottosegretario al Dicastero per la Cultura e l’Educazione ed ex direttore di Civiltà Cattolica, ne parla nella sua rubrica “Vatican Diary” per l’agenzia cattolica asiatica Uca News.
Mercoledì, in Piazza San Pietro, il Papa ha accolto con favore la notizia del cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran. Non con una dichiarazione diplomatica, ma con una sola parola: speranza. E un invito: pregate, affinché questo momento non sia sprecato.
Ma prima, una necessaria precisazione. Alcuni interpretano la situazione come un duello: Leone contro Trump. Questa interpretazione è errata. È riduttiva. E, a ben guardare, favorisce coloro che vogliono dipingere il Papa come un rivale politico da sconfiggere.
Non è questo ciò che sta realmente accadendo. La posta in gioco è ben diversa: è il Papa che combatte contro la guerra. Non contro un presidente, ma contro un modo di pensare. Contro l’idea stessa che rende possibile la guerra.
Leone lo ha chiarito con un linguaggio tutt’altro che diplomatico.
Domenica scorsa, durante l’Urbi et Orbi di Pasqua, parlando dalla loggia centrale della Basilica di San Pietro, ha lanciato un appello diretto: «Chi detiene le armi le deponga. Chi ha il potere di scatenare guerre scelga la pace, non una pace perseguita con la forza, ma con il dialogo. Non con la volontà di dominare l’altro, ma di incontrarlo». Non si trattava di retorica. Era un giudizio morale che non ammette eccezioni.
Poi, il 7 aprile, di ritorno da Castel Gandolfo, con la minaccia di un’escalation contro l’Iran che si faceva sempre più pressante, Leone X è andato oltre. Ha affermato che minacciare un intero popolo è inaccettabile. Che gli attacchi alle infrastrutture civili violano il diritto internazionale.
Non sono le parole di un mediatore che si destreggia con cautela tra interessi contrapposti. Sono le parole di chi ha scelto una parte: la parte degli innocenti.
Durante l’Udienza Generale, davanti a 30.000 persone riunite nella soleggiata Piazza San Pietro, è tornato sul tema con la sua consueta concisione: «Solo tornando al negoziato si può porre fine a una guerra».
Ha esortato i fedeli ad accompagnare questo delicato momento diplomatico con la preghiera, esprimendo la speranza che la disponibilità al dialogo possa servire da strumento per risolvere altri conflitti nel mondo.
Ha inoltre invitato tutti a una veglia di preghiera per la pace, prevista per sabato 11 aprile all’interno della basilica – una veglia indetta non dopo una crisi, ma durante una crisi.
Il filo conduttore è semplice: la guerra non è uno stato naturale. Non è inevitabile. È una scelta. E poiché è una scelta, può – e deve – essere fermata. Leone non usa il linguaggio della guerra giusta o ingiusta. Adotta invece un approccio più radicale: smonta le logiche che rendono la guerra apparentemente possibile.
In un mondo che è tornato quasi istintivamente al linguaggio della deterrenza e della forza militare, la sua voce continua a sottolineare una verità difficile: la pace non viene dalle armi.
C’è un’altra cosa che Leone ha detto, e potrebbe essere la più importante di tutte. Durante la Messa della Domenica delle Palme, guardando a un mondo dilaniato da guerre continue, ha dichiarato: “Questo è il nostro Dio: Gesù, Re della pace. Un Dio che rifiuta la guerra, che nessuno può usare per giustificare la guerra, che non ascolta la preghiera di coloro che combattono”.
Citava Isaia – “Anche se moltiplicherete le vostre preghiere, io non vi ascolterò: le vostre mani sono piene di sangue” – e lo applicava senza riserve al momento presente. Non si tratta di un’astrazione teologica. È un rifiuto diretto di ogni esercito che abbia mai marciato sotto una croce, di ogni leader che abbia mai invocato la benedizione di Dio su una campagna di bombardamenti.
Gesù, ha detto Leone, “non ha combattuto alcuna guerra”. Questo è il Dio con cui chiede al mondo di fare i conti. Non un Dio che si schiera, ma un Dio che si oppone, senza ambiguità, all’uccisione, a ogni sua forma.
[Fonte: Uca News (nostra traduzione); Foto: Vatican Media]



