
Trump contro il Papa: Spadaro, “è una dichiarazione di impotenza. Se il potere si accanisce contro una voce morale è perché non riesce a contenerla”

Faggioli, “come rimedieranno i cattolici pro-Trump, sapendo che si tratta di una presidenza in declino contro un Papa giovane?”
CITTA’ DEL VATICANO, 13 APRILE – “Donald J. Trump prende di mira Papa Leone XIV. E cosi tradisce un disagio profondo. Quando il potere politico si accanisce contro una voce morale, è perché non riesce a contenerla. Trump non discute Leone: lo implora di rientrare in un linguaggio che possa dominare. Ma il Papa parla un’altra lingua, che non si lascia ridurre alla grammatica della forza, della sicurezza, dell’interesse nazionale”.
E’ quanto afferma padre Antonio Spadaro, gesuita, sottosegretario vaticano alla Cultura e all’Educazione ed ex direttore di Civiltà Cattolica, commentando il durissimo attacco del presidente Usa contro papa Leone.
“In questo senso, l’attacco è una dichiarazione di impotenza – sottolinea Spadaro sui suoi profili social -. Non potendo assimilare quella voce, il potere tenta di delegittimarla. Ma così facendo ne riconosce implicitamente il peso. Se Leone fosse irrilevante, non meriterebbe una parola. Invece viene chiamato in causa, nominato, combattuto: segno che la sua parola incide”.
“È qui che emerge la forza morale della Chiesa – aggiunge il gesuita, già una delle voci più vicine a papa Francesco -. Non come contro-potere, ma come spazio in cui il potere viene giudicato da un criterio che non controlla. Leone non risponde sul terreno della polemica, e proprio per questo resta fuori dalla presa. È libero”.
“E quella libertà, disarmata e disarmante , è forse ciò che più inquieta. E, nello stesso tempo, ciò che più conta”, conclude.
Molto significativo anche il giudizio di un attento osservatore della politica e del cattolicesimo Usa come Massimo Faggioli, docente di ecclesiologia storica e contemporanea al Loyola Institute del Trinity College di Dublino, e tra i primi a evidenziare – nel suo libro ‘Da Dio a Trump’ – come il trumpismo sia una forma di “messianismo politico”: “voglio solo vedere come i cattolici pro Trump rimedieranno ora a quest’ultimo attacco contro Papa Leone. Anche perché sanno che si tratta di una presidenza che sta affondando contro un Papa giovane”, ha commentato Faggioli su Facebook.
Ieri, parlando dell’argomento “Leone contro Trump?” nel suo Punto su @radio1rai, sempre padre Spadaro ha ricordato come “mercoledì, in Piazza San Pietro, il Papa ha accolto la notizia di un cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran. Non con una dichiarazione diplomatica, ma con una sola parola: speranza. E con un invito a una veglia di preghiera per la pace, perché questo mondo non vada in pezzi”.
“Ma prima, una precisazione necessaria”, ha proseguito il gesuita: “C’è chi presenta tutto questo come un duello — Leone contro Trump. Questa lettura è sbagliata. È riduttiva. E, a ben vedere, favorisce chi vuole dipingere il Papa come un rivale politico da sconfiggere”.
“Non è questo che sta accadendo – ha osservato -. La posta in gioco è un’altra: è il Papa contro la guerra. Non contro un presidente, ma contro un modo di pensare. Contro l’idea stessa che rende possibile la guerra. Leone lo ha detto con chiarezza, usando un linguaggio che è tutt’altro che diplomatico”.
Domenica scorsa, nel messaggio pasquale Urbi et Orbi, dalla loggia centrale della Basilica di San Pietro, “ha rivolto un appello diretto: depongano le armi coloro che le impugnano. Coloro che hanno il potere di scatenare guerre scelgano la pace. Non era retorica. Era un giudizio morale che non ammette eccezioni”.
Poi, il 7 aprile, rientrando da Castel Gandolfo, mentre la minaccia di un’escalation contro l’Iran si faceva ogni ora più concreta, “Leone è andato oltre. Ha affermato che minacciare un intero popolo non è accettabile. Che colpire infrastrutture civili viola il diritto internazionale”.
Secondo padre Spadaro, “non sono le parole di un mediatore che cerca di tenere insieme interessi contrapposti. Sono le parole di chi ha scelto una parte: quella degli innocenti”.
“Durante l’udienza generale, davanti a trentamila persone riunite in una Piazza San Pietro inondata di sole, è tornato sul punto con la consueta essenzialità: ‘Solo tornando al negoziato si può porre fine a una guerra’”.
“In un mondo che sembra essere tornato quasi d’istinto al linguaggio della deterrenza e della forza militare, la sua voce continua a ribadire una verità difficile: la pace non nasce dalle armi”, ha aggiunto Spadaro. E “c’è un’ultima cosa che Leone ha detto in questi giorni: Dio rifiuta la guerra, nessuno può usarlo per giustificare la guerra”.
[Fonte e Foto: Facebook/Antonio Spadaro, Massimo Faggioli]



