
Torna il Festival della Migrazione, “tema centrale per l’Italia di domani”

Presentata in Vaticano l’11a edizione, che si svolgerà a novembre, dedicata alle donne migranti.
ROMA, 08 APR – “Quello della migrazione è un tema che viene trattato con molta fatica, difficoltà, un tema ‘divisivo’: ma per noi è il tema del futuro, una questione centrale nella vita del Paese, per noi e per l’Europa”. Edoardo Patriarca, presidente del coordinamento del Festival della Migrazione, ha introdotto così la rassegna, che giunge quest’anno all’11/a edizione e che si svolgerà dal 5 al 15 novembre prossimi a partire da Modena – sua città d’origine – e in altre sedi diffuse su tutto il territorio nazionale.
“Pilastri” dello svolgimento del Festival, ha detto Patriarca in una conferenza stampa nella Sala Marconi dei media vaticani, la Fondazione Migrantes della Cei, i Comuni e le Regioni, le Università e il terzo settore, comprese le comunità di immigrati.
Tre gli “obiettivi”, elencati dallo stesso Patriarca: “uno culturale: far capire che la migrazione, emigrare , è un fatto legato alla nostra natura di umani, non un aspetto emergenziale. Quindi il diritto alla mobilità, la possibilità di espatriare, andare e ritornare. Un secondo obiettivo, il progetto sociale, perché il futuro del nostro Paese è multiculturale, interreligioso, che non significa perdere l’identità, ma riscoprire quelle di ognuno, in un quadro inclusivo e di solidarietà”.
Terzo obiettivo, “il progetto politico: noi proponiamo una nostra piattaforma su cosa significa oggi governare l’immigrazione con una prospettiva rivolta al futuro, non in un’ottica emergenziale. Siamo un Paese che sta invecchiando, la politica dev’essere lungimirante, senza barriere e chiusure, e senza per questo voler negare i problemi che ci sono. Non ci sembra che le politiche di questi anni vadano nella direzioni che abbiamo auspicato. Serve un po’ di speranza, un po’ di coraggio”.
Inoltre, “siamo ancora un popolo di migranti: sono più gli italiani che vanno all’estero che i giovani che giungono nel nostro Paese, e la popolazione è in calo”. Il tema del Festival di quest’anno sarà “le donne migranti”, anche perché sono donne quasi più della metà di chi arriva, e anche questo “è un modo di pensare al Paese nel futuro”. Al centro della rassegna, tutti gli aspetti che riguardano diritti, cittadinanza, lavoro, culture, temi educativi, i giovani, “dai quali peraltro riscuotiamo molta attenzione”.
Nel corso della conferenza stampa, mons. Gian Carlo Perego, presidente di Migrantes, si è soffermato sul tema delle donne migranti e sulla loro alta percentuale nelle varie nazionalità di provenienza. “Sono più di un milione le donne immigrate nel mondo del lavoro in Italia”. Toccati gli aspetti dei matrimoni misti, delle donne con bambini che sono “tra le categorie più vulnerabili”, e anche il fatto che “una donna rifugiata su cinque subisce violenze”. Volti e storie si vedranno anche nel Festival.
Il sociologo Maurizio Ambrosini, presidente del Comitato scientifico, ha spiegato che “le migrazioni sono una cosa diversa da quella che viene normalmente raccontata. I rifugiati, ad esempio, sono meno del 10 per cento del totale. Gli immigrati veri sono quasi per la metà europei, circa la metà donne e vengono da Paesi di fede cristiana. Complessivamente, inoltre, sono un fattore positivo per il bilancio dello Stato: 5 milioni di consumatori, che fanno spesa, pagano l’Iva, ecc.”. E per quanto riguarda le politiche migratori, in Italia esistono tre capitoli, anche in contraddizioni fra loro: “il blocco degli sbarchi, la continuazione della buona accoglienza verso gli immigrati ucraini, e la forte richiesta di manodopera da parte delle aziende, e da qui i decreti flussi”. I canali legali, poi, esistono (come i corridoi umanitari), “ma non sufficientemente utilizzati”.
Milena Santerini, professoressa dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ha sottolineato come “abbiamo bisogno di politiche interculturali, non di sicurezza o di paura. E in questi anni di tale politica non ne è stata fatta abbastanza. Un esempio è anche il fallimento della cittadinanza ai bambini nati in Italia”.
Sonny Olumati, vice presidente di “Italiani senza cittadinanza” e membro del comitato scientifico del Festival, ha portato una sua testimonianza: “Sto vedendo nei giovani, specie nelle seconde generazioni ma non solo, un grande fermento. I giovani nel nostro Paese stanno riscoprendo un sentimento di uguaglianza anche a livello spirituale, hanno un desiderio di rivalsa verso i potenti, infine hanno un sentimento di giustizia che stanno riscoprendo. Ci sono i presupposti per costruire qualcosa di migliore, c’è una gioventù pronta a reagire e che vuole essere coinvolta”.
Nelle sue conclusioni, il cardinale Fabio Baggio, sottosegretario del Dicastero per lo Sviluppo umano integrale, ha definito quelle del Festival della Migrazione e di quello “gemello”, il Festival dell’Accoglienza di Torino, “iniziative importantissime”, anche perché, come invitava a fare papa Francesco, “favoriscono la cultura dell’incontro, perché altrimenti avremo solo muri”. E sul tema della “mitezza”, ricorso nella presentazione, ha aggiunto: “occorre costruire una società di ‘miti’, non di persone bellicose”.
[Foto: Tra Cielo e Terra]



