
Giornata Mondiale del Rifugiato: il Papa, “nessuno può voltarsi dall’altra parte di fronte a chi cerca protezione e sicurezza”

Leone XIV all’Angelus, “accogliere coloro che sono vittime di persecuzione, perché possano vivere in pace, con dignità, e guardare al futuro con speranza”. Ieri rievocando la figura e la missione di Santa Francesca Cabrini, patrona dei migranti: “se vivesse oggi, che cosa le direbbe la sua anima missionaria? Cosa c’è di più attuale di un carisma missionario che si pone al servizio dei migranti?”
CITTA’ DEL VATICANO, 21 GIUGNO – Oggi all’Angelus in Piazza San Pietro, Leone XIV ha ricordato che “ieri è stata celebrata la Giornata Mondiale del Rifugiato promossa dalle Nazioni Unite, nella ricorrenza del 75° anniversario della Convenzione sullo statuto dei rifugiati, nata per proteggere quanti sono perseguitati e costretti a lasciare la propria terra, la casa e la famiglia”.
“Auspico che lo spirito che animò l’elaborazione di questo importante strumento internazionale continui ancora oggi a illuminare le coscienze dei responsabili delle nazioni – ha quindi dello il Papa -. Nessuno può voltarsi dall’altra parte di fronte a chi cerca protezione e sicurezza”. “Esorto inoltre tutti ad accogliere coloro che sono vittime di persecuzione, perché possano vivere in pace, con dignità, e guardare al futuro con speranza”, ha aggiunto nel suo appello.
Nella sua catechesi che precede la preghiera mariana, il Pontefice ha sottolineato come sia “impegnativo rimanere fedeli agli insegnamenti di Gesù e annunciare la sua Parola: rispondere all’odio con l’amore, alla prepotenza con la mitezza, allo scoraggiamento con la perseveranza”. Per questo, ha osservato, “è necessario che affondiamo le radici della nostra fede e della nostra missione in un intenso rapporto con Lui (cfr Francesco, Esort. ap. Evangelii gaudium, 8). Questo ci dà la forza di non arrenderci e di continuare a trasmettere a tutti, in ogni circostanza, il suo messaggio di speranza, d’amore e di pace. Il mondo ne ha tanto bisogno!”.
L’appello di oggi di papa Leone è stato preceduto da alcune delle sollecitazioni rivolte ieri ai fedeli durante la sua visita pastorale a Pavia – sulle orme del suo padre spirituale Sant’Agostino, di cui ha venerato le reliquie nella Basilica di San Pietro in Ciel d’Oro – e a Sant’Angelo Lodigiano.
Durante l’incontro con la cittadinanza di Pavia, all’esterno del Duomo in Piazza Vittoria, il Pontefice, parlando “dell’importanze della speranza e della pace”, ha rilevato come “tutti vogliamo vivere in pace. È molto importante che non perdiamo mai la speranza, perché come ci ha detto Sant’Agostino: ‘Se vogliamo cambiare i tempi, se vogliamo che il mondo viva in pace, dobbiamo cominciare con noi stessi'”. “Ciò vuol dire – ha avvertito -: basta con parole di odio, basta con gli insulti, con il bullismo, basta con tutte quelle cose che fanno guerra fra le persone, fra le comunità, fra i Paesi. Dobbiamo imparare tutti a essere costruttori di pace e promotori di riconciliazione”.
Poi a Sant’Angelo Lodigiano, al momento dell’Adorazione del Santissimo Sacramento e della Venerazione del Cuore di Santa Francesca Cabrini presso la Parrocchia dei Santi Antonio Abate e Francesca Cabrini, il Papa ha reso omaggio “a madre Cabrini, Patrona dei migranti, prima Santa degli Stati Uniti d’America, nata qui, a Sant’Angelo Lodigiano, nel 1850, e morta a Chicago, la mia città natale, nel 1917. Quando ho saputo che Sant’Angelo Lodigiano dista pochi chilometri da Pavia, ho pensato subito di cogliere l’occasione…”.

Leone XIV ha ricordato come Madre Cabrini abbia dedicato la sua missione “al servizio delle migliaia di emigrati italiani in America, come già le aveva suggerito il Vescovo di Piacenza, San Giovani Battista Scalabrini”. E “se guardiamo al mondo di oggi, che cosa dobbiamo dire? Quel ‘segno’, cioè il fenomeno migratorio, è entrato in una fase diversa, sicuramente più complessa, eppure non meno capace di interpellare la Chiesa”.
“Domandiamoci – ha detto papa Prevost -: se madre Francesca vivesse oggi, che cosa le direbbe la sua anima missionaria? O meglio, che cosa direbbe il Cuore di Cristo al suo cuore di donna consacrata a Lui e al servizio del suo Regno? E che cosa le avrebbe chiesto un Papa come Francesco, il quale, figlio di emigrati italiani, ha fatto del servizio ai migranti uno dei punti-chiave del suo pontificato?”.
“Da parte mia – ha detto ancora il Pontefice -, ho ereditato e portato avanti il Magistero di Papa Francesco con l’Esortazione apostolica Dilexi te sull’amore verso i poveri, e là dove si parla della carità nella forma di “accompagnare i migranti”, compare, proprio accanto a San Giovani Battista Scalabrini, la figura di Santa Francesca Saverio Cabrini. ‘Il suo cuore materno, che non si dava pace, li raggiungeva dappertutto – gli emigrati –: nei tuguri, nelle carceri, nelle miniere’ (n. 74). Lei stessa ha scritto così: ‘Nessun lavoro sarà troppo difficile, nessuna terra troppo lontana, nessuna persona troppo ferita per l’amore del Cuore di Gesù e per tutti coloro invitati ad essere portatori dell’amore di Cristo nel mondo'”.
“Fratelli e sorelle, cosa c’è di più attuale di questo carisma? – ha aggiunto – Lo dico qui, davanti alla Reliquia del cuore di madre Cabrini, portata dalla Casa-madre di Codogno. Lo dico salutando e ringraziando con affetto le sue figlie spirituali, le Suore Missionarie del Sacro Cuore di Gesù. Cosa c’è di più attuale di un carisma missionario che si pone al servizio dei migranti?”.
[Foto: Vatican Media]



