L’accordo tra Pechino e la Santa Sede: 8 anni, 18 vescovi cinesi

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L’intesa tra Cina e Vaticano preserva la validità della successione apostolica in Cina, dimostrando che una diplomazia religiosa di lungo respiro può costruire fiducia in un contesto di crescente polarizzazione globale. Il commento di padre Antonio Spadaro per la sua rubrica ‘Vatican Diary’ sul Global Catholic.

Di p. Antonio Spadaro, SJ, da Global Catholic

Andrew Ding Yang è stato ordinato vescovo nella Cattedrale di San Giuseppe a Chongqing, nella Cina sud-occidentale, l’8 settembre, festa della Natività della Beata Vergine Maria.

L’arcivescovo di Pechino, Joseph Li Shan, è stato il consacrante principale, assistito da sei co-consacranti, davanti a un’assemblea di circa 350 persone.

Papa Francesco aveva nominato Ding il 28 luglio, dopo aver approvato la sua candidatura secondo i termini dell’accordo provvisorio tra la Santa Sede e la Repubblica Popolare Cinese.

Ding compie 45 anni il 16 settembre ed è nato in un distretto della città che ora guida. Il suo percorso include: il seminario a Pechino; un anno di formazione pastorale; l’ordinazione sacerdotale nel 2007; studi di teologia a Macao; due anni come formatore presso il Seminario Nazionale di Pechino; un anno di studi a Roma; e infine il servizio in quattro parrocchie della sua arcidiocesi.

L’arcidiocesi conta 120.000 cattolici e circa 30 sacerdoti, con una media di 4.000 cattolici per sacerdote.

Si tratta del normale percorso di un sacerdote diocesano, ricostruibile anno per anno, che culmina in un’ordinazione in comunione con Roma.

Diciotto vescovi cinesi sono stati finora ordinati in piena comunione con il Vescovo di Roma nell’ambito dell’accordo sino-vaticano.

Quattro di loro solo quest’estate: a Chifeng il 22 luglio, a Bameng il 29 luglio, a Datong il 31 agosto e a Chongqing l’8 settembre. Tre dei quattro sono nati dopo il 1980.

Quando l’accordo fu firmato, il 22 settembre 2018, scrissi che doveva essere inteso come le battute iniziali di una composizione ancora da scrivere, un’opera che avrebbe richiesto strumenti di verifica.

A distanza di anni, la verifica è possibile.

La posta in gioco riguarda la natura intima della Chiesa: lo scopo di tutto ciò è salvaguardare la valida successione apostolica e il carattere sacramentale della Chiesa cattolica in Cina. Valutato in quest’ottica, l’accordo regge. L’accordo è provvisorio sia nella denominazione che nella durata: prevede una proroga di quattro anni nell’ottobre 2024 e la scadenza nel 2028. La sua forza risiede nelle biografie dei giovani vescovi e nella vitalità delle comunità ecclesiali.

In un momento in cui la prassi è quella di isolare l’avversario e chiudere i canali di comunicazione, la diplomazia religiosa fa l’opposto: mantiene aperti i canali che la politica ha chiuso. Non cerca vincitori né colpevoli e opera su un orizzonte di lungo periodo.

Nel 2018 dissi che l’accordo avrebbe rappresentato anche un segno di speranza e di pace in un mondo che continua a erigere muri, in particolare tra Occidente e Oriente.

Da allora, quei muri si sono moltiplicati.

Quando la polarizzazione diventa il modo abituale di rapportarsi al mondo, l’opera di costruzione della fiducia, di fede nel dialogo e di continua attuazione di accordi provvisori – nella speranza di migliorarli – diventa una risorsa rara; chi la custodisce rende all’umanità un servizio che va ben oltre il proprio interesse.

[Fonte: Uca News (nostra traduzione); Foto: Fides]