
Papa Leone a Lampedusa: l’arcivescovo di Agrigento, “questo mare è pieno di dignità annegate, non per caso ma per scelta”

Intervistato dal settimanale Credere, l’arcivescovo di Agrigento, mons. Alessandro Damiano, spiega perché l’isola torna a essere una frontiera simbolica: «Qui non c’è un’invasione di migranti, questi fratelli, queste sorelle non vagano per le strade. Non è così da anni». Su Maria con te le voci dei fedeli: «Vedere la statua della Madonna di Porto Salvo sull’altare del campo sportivo accanto al Santo Padre sarà il più bel riconoscimento per l’identità dell’isola».
Memoria dei morti, incontro con i sopravvissuti e appelli per l’accoglienza: il 4 luglio papa Leone XIV andrà in visita a Lampedusa per rilanciare la voce del Mediterraneo come coscienza dell’Europa.
Per l’occasione Credere, settimanale del Gruppo Editoriale San Paolo, ha intervistato il vescovo di Agrigento, mons. Alessandro Damiano: «Non si può lasciare la gente morire in mare: salvare chi si trova in procinto di annegare dovrebbe essere una priorità», afferma il vescovo, ricordando il lavoro quotidiano della Guardia Costiera, «uomini e donne che soccorrono, salvano vite… Se non ci fossero loro, quelli che sono in acqua morirebbero».
Per Damiano su Lampedusa si sono susseguite tante narrazioni, non tutte aderenti alla realtà: «Qui non c’è un’invasione di migranti, questi fratelli, queste sorelle non vagano per le strade. Non è così da anni». La vera questione, sottolinea, è la povertà e la paura che ne consegue da parte della società: «Queste persone ti sbattono in faccia la loro povertà. Una filosofa ha coniato il termine aporofobia», la fobia sociale nei confronti di chi vive in povertà.
Anche per questo, la visita del Papa diventa un appello rivolto all’Europa: «La questione delle migrazioni è una sfida che i governi devono affrontare insieme. Da solo nessuno può far nulla».
Il percorso che papa Leone compirà sull’isola sarà un itinerario di memoria e speranza: il cimitero, la Porta d’Europa, il molo Favaloro. Luoghi che raccontano sofferenza e dignità: «È lo stesso porto che conosce le facce di chi arriva stremato e quelle di chi non arriva più. Questo mare è pieno di dignità annegate, non per caso ma per scelta». Eppure, proprio lì nasce una luce: «Per tanti questo molo diventa una speranza nuova, pur in mezzo a mille difficoltà».
Il 4 luglio la voce del Papa rilancerà un messaggio che riguarda tutti: accompagnare, servire e difendere chi è più fragile. Un invito che la Chiesa di Agrigento prepara da mesi e che mons. Damiano riassume in un unico grido: «È un urlo che sale da tutti questi fratelli e sorelle che cercano una vita più sicura».
L’arrivo del Papa mette in luce, inoltre, anche la devozione mariana dell’intera comunità lampedusana che sta vivendo un’attesa intensa: «Vedere la statua della Madonna di Porto Salvo sull’altare del campo sportivo accanto al Santo Padre sarà il più bel riconoscimento per l’identità dell’isola», afferma Giuseppe Fragapane, presidente dell’Azione Cattolica locale, al settimanale Maria con Te, sempre del Gruppo Editoriale San Paolo. Durante il viaggio del Pontefice il simulacro, custodito nel santuario che da decenni accoglie persone di ogni provenienza, verrà trasferito sull’altare alla vigilia della Messa. «Per noi la visita del Papa è una carezza di Dio», aggiunge Angelina Messina, attivista dell’AC locale. Al Pontefice sarà donata una raccolta di scritti mariani di don Giuseppe Policardi, fondatore del santuario e promotore della prima casa della fraternità per i naufraghi: «Attraverso l’amore per Maria abbiamo visto suo Figlio passare per le nostre strade e l’abbiamo accolto», spiega Messina.
[Foto: Mediterranea online]



