Israele: 38 liste per il voto, la sfida resta tra Netanyahu e i suoi avversari

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Trentotto liste, nessuna fusione dell’ultimo minuto e un quadro politico rimasto sostanzialmente diviso tra sostenitori e avversari di Benjamin Netanyahu. Con la chiusura delle candidature ha preso forma la corsa alla 26esima Knesset, che sarà eletta il 27 ottobre. La Commissione elettorale centrale esaminerà ora nomi, simboli e composizione delle liste, la cui approvazione definitiva è prevista per il 27 settembre.

I primi tre sondaggi pubblicati dopo la presentazione delle candidature – riferisce il portale Moked/Pagine Ebraiche – confermano lo stallo: Kan e Canale 13 danno i blocchi Netanyahu e del principale sfidante, Gadi Eisenkot, rispettivamente appaiati a 52 e 53 seggi, mentre Canale 12 assegna 57 mandati agli avversari del primo ministro contro 52 alla sua coalizione. In nessun caso, senza il sostegno dei partiti arabi, il fronte anti-Netanyahu raggiunge da solo la maggioranza di 61 seggi.

Il blocco Netanyahu

Il Likud resta il perno dello schieramento. Netanyahu ha utilizzato i posti riservati nella lista per inserire nuovi profili legati soprattutto alla guerra e al 7 ottobre 2023: al nono posto Talik Gvili, madre di Ran Gvili, agente di polizia ucciso nell’attacco di Hamas; all’undicesimo il commentatore politico Yaakov Bardugo; al quindicesimo Elisha Medan, gravemente ferito a Gaza; più indietro Itzik Bontzel, padre di un soldato caduto il 7 ottobre e tra gli oppositori alla commissione statale d’inchiesta. Nei tre sondaggi il Likud raccoglie tra 19 e 21 seggi, sempre dietro a Yashar di Eisenkot.

Alla destra del Likud, HaTzionut HaDatit di Bezalel Smotrich corre insieme a Zehut di Moshe Feiglin. Smotrich guida la lista, seguito da Feiglin, Orit Strock e Simcha Rothman. Al sesto posto è stato inserito il tenente colonnello della riserva Itamar Eitam. Zvi Sukkot, deputato del Sionismo religioso noto anche per aver danneggiato ad agosto a colpi di mazza un monumento nel villaggio palestinese di Madama, è invece scivolato al settimo posto e rischia di non essere rieletto. Le proiezioni danno la lista tra cinque e sei seggi.

Da solo corre il partito di estrema destra Otzma Yehudit di Itamar Ben Gvir, con i sondaggi che lo danno tra sei e nove seggi. Nello stesso campo della destra si presenta anche Amcha Yisrael, la nuova formazione guidata dal generale della riserva Ofer Winter, che ha escluso una fusione con il Sionismo religioso ma ha già annunciato che, dopo il voto, il suo partito sosterrà soltanto Netanyahu per la carica di primo ministro. Kan e Canale 13 gli attribuiscono quattro seggi, mentre per Canale 12 resta sotto la soglia di sbarramento. Se non dovesse superarla, rischierebbe di sottrarre al blocco Netanyahu voti decisivi.

L’opposizione e il nodo Gantz

A guidare la sfida a Netanyahu è Eisenkot, ex capo di Stato maggiore delle Idf e leader di Yashar, oggi il principale rivale del primo ministro. Tutti e tre i sondaggi pubblicati dopo la chiusura delle liste danno la sua formazione al primo posto: 24 seggi per Kan, 25 per Canale 12 e 22 per Canale 13.

B’Yachad, la lista guidata dall’ex primo ministro Naftali Bennett e dal leader dell’opposizione Yair Lapid, raccoglie tra dodici e 13 seggi. HaDemokratim di Yair Golan oscilla tra nove e dieci, mentre Yisrael Beytenu di Avigdor Liberman è dato tra sette e nove.

Più incerta la sorte del cosiddetto “terzo blocco”, nato con l’ambizione di spezzare la contrapposizione tra i due schieramenti e favorire un governo di unità sionista. Kahol Lavan di Benny Gantz ha presentato la propria lista nonostante nessuna proiezione gli attribuisca il superamento della soglia di sbarramento del 3,25%. Diversi ex parlamentari del partito sono nel frattempo passati a Eisenkot o Bennett. nella stessa area laica e di centro c’è HaMiluimnikim di Yoaz Hendel, alleato con HaKalkalit di Yaron Zelekha e Oz di Einat Wilf, supera invece la soglia soltanto in un sondaggio, quello di Kan, che gli assegna quattro seggi. Hendel ha invitato Gantz a ritirarsi per evitare la dispersione dei voti.

Haredi tra continuità e cambiamenti

Shas, partito religioso sefardita, resta guidato da Aryeh Deri, ma prova a mostrare un volto più vicino al mondo militare inserendo al sesto posto il maggiore della riserva Dror Amos, presidente del Consiglio religioso di Haifa. La scelta arriva dopo tre anni di conflitto, segnati da forti tensioni sull’arruolamento haredi e sull’approvazione di una legge sulle esenzioni dal servizio militare per gli studenti delle yeshivot. Le proiezioni danno Shas a sette seggi, contro gli undici conquistati nel 2022.

Più profonda la trasformazione in Yahadut HaTorah HaMeuhedet, il partito ultraortodosso ashkenazita, a sua volta articolato nelle due storiche componenti Degel HaTorah e Agudat Yisrael. I veterani Moshe Gafni e Uri Maklev sono stati esclusi da Degel HaTorah, mentre Yaakov Asher guiderà la lista. Per la prima volta dal 1992, l’alleanza comprende inoltre una terza formazione, Homat Torat Yisrael, rappresentata da Meir Porush e nata per ridurre il peso della corrente hassidica di Gur all’interno di Agudat Yisrael. Come per Shas, nessuna candidata donna e, secondo i sondaggi, la lista conquisterà otto seggi.

Nel mondo haredi tenta di ritagliarsi spazio anche HaTzibur HaHaredi, rivolto agli haredi moderni, a chi non si riconosce direttamente nell’autorità dei principali rabbini e a quanti sostengono l’arruolamento degli ultraortodossi che non studiano a tempo pieno. Al momento resta sotto la soglia di sbarramento.

Le liste arabe

Sul fronte arabo, HadashTa’al e Balad hanno ricostituito la Lista Comune dopo la separazione del 2022. A guidarla è Yousef Jabareen, giurista ed ex deputato alla Knesset, oggi presidente di Hadash, seguito da Ahmad Tibi e Sami Abou Shahadeh. La Lista Comune potrebbe ottenere tra sette e otto seggi.

Il partito islamico Ra’am di Mansour Abbas correrà invece separatamente. Per la prima volta nella sua storia ha inserito al secondo posto un candidato ebreo, Yoav Segalovitz, ex alto ufficiale della polizia, parlamentare e viceministro della Sicurezza pubblica. I sondaggi danno Ra’am tra quattro e sei seggi.

Si è invece ritirato Makom LeKulanu, il progetto ebraico-arabo nato dall’esperienza di Omdim BeYachad, spiegando di voler evitare di «bruciare voti».

[Fonte e Foto: Moked/Pagine Ebraiche]