Il Papa, “il mio viaggio in Turchia e Libano ci insegna che la pace è possibile”

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All’Angelus, “i cristiani in dialogo con gli uomini e le donne di altre fedi e culture possono contribuire a costruirla”.

CITTA’ DEL VATICANO, 7 DIC – “Cari fratelli e sorelle, quanto è avvenuto nei giorni scorsi in Turchia e Libano ci insegna che la pace è possibile e che i cristiani in dialogo con gli uomini e le donne di altre fedi e culture possono contribuire a costruirla. Non lo dimentichiamo: la pace è possibile!”. All’Angelus di oggi in Piazza San Pietro, papa Leone XIV ha ripercorso le tappe e tratto un breve bilancio, non solo spirituale, del suo primo viaggio apostolico, che dal 27 novembre al 2 dicembre scorsi lo ha portato in Turchia e in Libano.

“Con l’amato fratello Bartolomeo, Patriarca Ecumenico di Costantinopoli, e i Rappresentanti di altre confessioni cristiane – ha ricordato il Pontefice -, ci siamo incontrati per pregare insieme a İznik, l’antica Nicea, dove 1700 anni fa si tenne il primo Concilio ecumenico”. E “proprio oggi ricorre il 60° anniversario della Dichiarazione comune tra Paolo VI e il Patriarca Atenagora, che poneva fine alle reciproche scomuniche”. ha continuato. “Rendiamo grazie a Dio e rinnoviamo l’impegno nel cammino verso la piena unità visibile di tutti i cristiani – ha detto ancora il Papa, che in Turchia ha “avuto la gioia di incontrare la comunità cattolica: attraverso il dialogo paziente e il servizio a chi soffre, essa testimonia il Vangelo dell’amore e la logica di Dio che si manifesta nella piccolezza”.

Leone ha quindi sottolineato che il Libano “continua a essere un mosaico di convivenza e mi ha confortato ascoltare tante testimonianze in questo senso. Ho incontrato persone che annunciano il Vangelo accogliendo gli sfollati, visitando i carcerati, condividendo il pane con chi si trova nel bisogno”. “Sono stato confortato dal vedere tanta gente per strada a salutarmi e mi ha commosso l’incontro con i parenti delle vittime dell’esplosione nel porto di Beirut – ha aggiunto -. I libanesi attendevano una parola e una presenza di consolazione, ma sono stati loro a confortare me con la loro fede e il loro entusiasmo! Ringrazio tutti coloro che mi hanno accompagnato con la preghiera”.

Le parole di oggi del Papa all’Angelus, e in particolare le sue considerazioni sulla pace, fanno seguito a quanto detto ieri dal Pontefice nell’udienza nella Sala Clementina ai nuovi ambasciatori di 13 Paesi (Uzbekistan, Moldova, Bahrein, Sri Lanka, Pakistan, Liberia, Thailandia, Lesotho, Sudafrica, Fiji, Micronesia, Lettonia, Finlandia) che presentavano le loro lettere credenziali.

“Fin dalle mie prime parole come Vescovo di Roma, ho voluto ricordare il saluto del Risorto Signore Gesù – ‘Pace a voi!’ (Gv 20, 19) – e invitare tutti i popoli a perseguire ciò che ho chiamato ‘una pace disarmata e una pace disarmante’ (Urbi et Orbi, 8 maggio 2025)”, ha ricordato. Secondo papa Leone, “la pace non è semplicemente l’assenza di conflitti, ma ‘un dono attivo, coinvolgente’, un dono che ‘si costruisce nel cuore e a partire dal cuore’; invita ognuno di noi a rinunciare all’orgoglio e allo spirito di rivalsa e a resistere alla tentazione di usare le parole come armi (cfr. Udienza ai Membri del Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede, 16 maggio 2025)”. E “questa visione di pace è diventata tanto più urgente poiché la tensione e la frammentazione geopolitiche continuano ad approfondirsi in modi che gravano sulle nazioni e che mettono a dura prova i legami della famiglia umana”, ha osservato. 

Inoltre, per papa Prevost, “non dobbiamo dimenticare che sono i poveri e gli emarginati a soffrire maggiormente a causa di questi sconvolgimenti”. Di fatto, «la misura della grandezza di una società è data dal modo con cui essa tratta chi è più bisognoso» (Francesco, Visita alla comunità di Varginha, 25 luglio 2013). “Nella mia Esortazione apostolica Dilexi te ho ribadito la stessa convinzione – ha ancora ricordato -: che il nostro mondo non può permettersi di distogliere lo sguardo da coloro che vengono facilmente resi invisibili dai rapidi cambiamenti economici e tecnologici”.

A tale proposito, ha detto ancora il Papa “vorrei riaffermare che la Santa Sede non sarà una spettatrice silenziosa di fronte alle gravi disparità, alle ingiustizie e alle violazioni dei diritti umani fondamentali nella nostra comunità umana e globale, che è sempre più fratturata e incline ai conflitti”. Di fatto, “la diplomazia della Santa Sede, forgiata dai valori del Vangelo, è costantemente orientata a servire il bene dell’umanità, soprattutto facendo appello alle coscienze e rimanendo attenta alle voci di quanti sono poveri, in situazioni vulnerabili o spinti ai margini della società”, ha aggiunto.

Rivolto ai nuovi ambasciatori, Leone ha quindi rilevato che “la vostra missione diplomatica, e le relazioni costruttive tra la Santa Sede e le vostre nazioni, possono offrire un aiuto reale nell’affrontare queste gravi preoccupazioni”. “Auspico in particolare che la nostra cooperazione contribuisca anche a un rinnovato spirito di impegno multilaterale in un momento in cui è assolutamente necessario, rivitalizzando quegli organismi internazionali istituiti per risolvere le controversie tra le nazioni – è stato il suo voto -. Confido che insieme potremo mettere in luce le situazioni di coloro che sono nel bisogno, quelli che troppo spesso vengono dimenticati, e che il nostro impegno condiviso ispirerà la comunità internazionale a gettare le fondamenta per un mondo più giusto, fraterno e pacifico.

“Mentre iniziate la vostra missione presso la Santa Sede, vi assicuro del sostegno della Segreteria di Stato – ha concluso il Papa -. Possa il vostro servizio contribuire ad aprire nuove porte di dialogo, a favorire l’unità e a far progredire quella pace a cui la famiglia umana anela così ardentemente”.

[Foto: Vatican Media]